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Data: 02/12/2010
Testata giornalistica: La Gazzetta del Sud
Atm al capolinea. I conti disastrosi risultato di anni di malagestione

Messina. Nessuna garanzia per il futuro, una situazione economica disastrosa, un quadro che più a tinte fosche non si può. Più volte abbiamo parlato dell'Atm e dei suoi guai, ma mai come questa volta il capolinea è stato così vicino. Il bilancio 2009 è lo specchio fedele delle contraddizioni che hanno caratterizzato la storia di questa azienda sconquassata da gestioni inadeguate, da una politica irresponsabile e da sindacati spesso complici, mai andati oltre la pur legittima rivendicazioni degli stipendi a fine mese. Tutto viene, di fatto, cristallizzato nel bilancio 2009, che potrebbe presto arrivare in consiglio comunale. Pesanti come macigni le parole del direttore generale Claudio Conte nella relazione tecnica: «L'attuale situazione dell'Atm - si legge - non fornisce alcuna garanzia in ordine alla prospettiva della continuazione dell'attività, con conseguente rischio di soppressione dell'azienda». I numeri: il 2009 fa registrare perdite per 18,2 milioni, risultato di: 5,2 milioni per minori contributi chilometrici riconosciuti dalla Regione per il 2008; 579 mila euro per il 2006; 4,8 milioni per fondo rischi sui minori contributi chilometrici del 2009; 2,7 milioni pr crediti «certamente dovuti secondo norma dal Comune all'Atm», visto che sono dovuti a «maggiori oneri di gestione sopportati dall'Atm (tram, personale, ecc.); 804 mila euro per la rettifica dei proventi derivanti dalla copertura finanziaria del leasing relativo ai 25 autobus acquistati nel 2007; 1,3 milioni per il riallineamento degli accantonamenti Tfr; 1,3 milioni per istituzione di un fondo rischi per gli eventuali nuovi contenziosi. Il tutto a fronte di un servizio pessimo. La media, nel 2009, è stata di 52 autobus effettivamente immessi in linea giornalmente. «Non vi è dubbio - scrive ancora Conte - sul fatto che la gestione di un'azienda come l'Atm risente enormemente delle problematiche afferenti alla gestione del personale. Riprova ne sia l'incidenza percentuale del costo del personale sul complessivo». E infatti, su 52 milioni totali di costi, infatti, l'azienda ne sostiene 18,5 milioni solo per salari e stipendi. «Anche il 2009 - spiega Conte - è stato un anno essenzialmente connotato da una pesantissima crisi di liquidità, sostanzialmente dovuta al mancato riconoscimento negli ultimi undici anni delle perdite d'esercizio dovute ai maggiori oneri di gestione». Una crisi che «ha impedito non solo qualunque pianificazione di medio-lungo termine, ma addirittura l'impossibilità di guardare al breve termine». Un quadro aggravato da diversi fattori. Come «la totale assenza di prospettive riguardo la stipula di un contratto di servizio che introduca ordine, chiarezza e finalmente trasparenza», o ancora «la totale assenza di informazioni sul ripiano delle perdite pregresse, riconoscibili in tutto o in parte, ma in ogni caso dovute in forza delle norme». C'è poi «l'assenza di investimenti della proprietà non solo per il rinnovo della flotta, che oggi risulta tra le più vetuste, malsicure e ingestibili su base europea, ma addirittura di qualunque riconoscimento economico da destinare alla tranvia per la manutenzione straordinaria. Tranvia che per effetto diretto dell'assenza di manutenzione straordinaria, potrebbe essere oggetto di improvviso, ma non imprevedibile, ordine di fermo da parte della direzione di esercizio». Proprio sulla tranvia «è risultato devastante che né la Regione né il Comune abbiano mai erogato contribuzioni fino al 31 dicembre 2009». Col paradosso che prima della tranvia il Comune trasferiva all'Atm somme maggiori che "dopo" la tranvia, quando invece i costi sono aumentati. Una situazione che è andata peggiorando anche con «l'appesantimento del personale determinato direttamente o indirettamente dalla controllante» (il Comune). Basta un dato su tutti: nel 1999 l'Atm aveva 589 dipendenti e immetteva in strada 120 autobus, oggi ne ha 667 (dato al 31 dicembre scorso) e in giro circolano una cinquantina di autobus. Ancora numeri. I crediti dell'Atm verso terzi ammontano a 31 milioni di euro. Tra questi spiccano 964 mila euro nei confronti dell'Istituzione per i servizi sociali, che però non esiste più, 432 mila euro nei confronti dell'Università, 78 mila euro del Policlinico, oltre a quelli nei confronti del Comune per circa 15 milioni. Poi c'è la voce più "dolorosa", quella relativa ai debiti, che ammontano a 37,9 milioni di euro. E' sterminato l'elenco dei creditori, riempie sette pagine. Ma ne spiccano alcuni: l'Alstom per 2,9 milioni, la Ventura per 1,1 milioni, la Bredamenarinibus per 1,1 milioni, l'ex Comeco per 915 milioni, la Esperia per 696 mila euro e via dicendo. Tra i ricavi, la voce più remunerativa rimane quella dei gratta e sosta, con 2,7 milioni di euro, seguita dalla vendita dei biglietti per 1,2 milioni. Poca roba. Perché per il resto il disastro è totale. E il baratro, purtroppo, è terribilmente vicino.

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