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Data: 03/12/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Parentopoli all'Atac - Ex estremisti all'Atac, è bufera. Scoppia un caso sulle assunzioni dell'ex Nar Francesco Bianco e dell'ex Terza Posizione Gianluca Ponzio

Il Pd: Alemanno si dimetta. Il Pdl: un polverone per nascondere la malagestione della sinistra

Non solo mogli, parenti e amici di politici e sindacalisti. Nella "parentopoli" esplosa all'Atac, sulla quale ora sta indagando la procura di Roma, spuntano anche i nomi di ex estremisti di destra assunti anche loro con chiamata diretta. Sono Francesco Bianco, ex Nar, e Gianluca Ponzio ex Terza Posizione. Nomi che nei terribili anni di Piombo hanno rimbalzato in numerose inchieste giudiziarie legate a personaggi del calibro dei fratelli Fioravanti e Antonio D'Inzillo. Sul loro casellario giudiziario ora, secondo l'Atac, non risultano carichi pendenti e quindi niente vieta che possano lavorare in un'azienda pubblica. Ma l'opposizione di centro sinistra, come già fatto con Stefano Andrini (altro ex estremista di destra nominato amministratore delegato dell'azienda municipalizzata Ama Servizi) grida allo scandalo: l'Idv presenta un'interrogazione al ministro dell'Interno Roberto Maroni; il Pd chiede le dimissioni del sindaco Gianni Alemanno. Il Pdl difende la scelta e accusa il Pd: «tutta una campagna per nascondere il rinvio a giudizio dei super manager messi dalla sinistra a guidare l'Atac e che ora sono stati rinviati a giudizio dalle Corte dei Conti per un danno erariale di 9 miloni di euro».
Quei due nomi "neri". Nella lunga lista degli assunti nelle aziende di trasporto pubblico romano durante la gestione Alemanno oltre a donne di senatori, figli e nipoti di politici o sindacalisti sono spuntati anche Bianco e Ponzio. Il primo è un ex Nar e un ex Forza Nuova legato al gruppo di Monteverde nel quale militavano i famigerati fratelli Giusva e Cristiano Fioravanti e Giovanni Alibrandi. E' stato processato per numerosi reati e anche condannato. Oggi lavora in una rimessa di autobus.
Il secondo ha gravitato negli ambiti eversione nera e nel 1989 venne arrestato insieme a D'Inzillo, dopo 10 anni in Alitalia, oggi è Capo del servizio relazioni industriali.
Le accuse del centrosinistra. Il primo ad intervenire è il senatore Idv (e coordinatore del Lazio) Stefano Pedica: «Il ministro Maroni -dice - riferisca in aula circa l'accaduto» perché è «doveroso capire il nesso fra gli ex terroristi ed i favoritismi dei posti di lavoro assegnati. Come Idv presenteremo interrogazione parlamentare». Valanga di interventi anche da parte del Pd. Il più duro quello del deputato Raffaele Ranucci che chiede le dimissioni del sindaco: «Alemanno ha una responsabilità nella vicenda che ha portato all'assunzione, tra gli altri, di Francesco Bianco e Gianluca Ponzio - dichiara - L'azionista di controllo dell'Atac è il Comune di Roma e Alemanno è a capo della giunta comunale. Aveva quindi il dovere di monitorare e controllare le assunzioni all'Atac, società che offre ai cittadini un servizio pubblico essenziale e che assume per chiamata diretta. Non lo ha fatto, è venuto meno alle sue responsabilità e ora deve dimettersi».
Il Pdl al contrattacco. In serata sono uscite una dopo l'atra le repliche del centrodestra. Il primo è il deputato del Pdl Francesco Aracri secondo il quale questa inchiesta «gossip» sulle assunzioni in Atac è saltat fuori dopo la richiesta di rinvio a giudizio fatta dalla Corte dei Conti ai supermanager del centrosinistra che hanno guidato l'Atac nel periodo Rutelli-Veltroni: «La Corte dei Conti, con udienza fissata l'8 febbraio 2011, ha chiesto un maxirisarcimento per danno erariale di ben 9 milioni di euro ai manager della sinistra tra i quali Allegra, Calamante, Di Carlo e Cavalieri - dice - nell'atto di citazione si evidenziano le responsabilità gestionali e politiche». La deputata Barbara Saltamartini accusa il Pd di ipocrisia: «Da quale pulpito arriva la predica? Fanno a noi lezione di morale quando ricordiamo che durante la giunta Veltroni hanno collaborato persone legate alle Brigate Rosse o ai Gruppi Armati di sinistra oppure, parlando degli ultimi tempi, quando addirittura Zingaretti ha promosso un condannato in cassazione per violenza sessuale».

L'autista gregario e il fiancheggiatore nella Roma nera.

Il gregario e il fiancheggiatore. Eccole, le istantanee di Bianco e Ponzio, come spuntano fuori dall'album di quegli anni Settanta che a Roma segnarono in maniera indelebile i destini e le coscienze di ragazzi che consegnarono la ragione all'odio e alla violenza. Sono divisi almeno nel destino, Francesco Bianco e Gianluca Ponzio, entrambi meteore di quella galassia neofascista che aveva le sue roccheforti al bar Tomeucci e al Fungo dell'Eur, oppure in piazza Euclide ai Parioli e in piazza Jacini a Vigna Clara. Bianco era un tirapiedi. Ma fidato. Ponzio era un simpatizzante, legato dal vincolo di fratellanza agli esponenti dell'estrema destra dell'epoca. Bianco era un operativo di livello medio-basso, poco addestrato alle azioni; Ponzio era più uomo di frequentazioni con i leader, ma quasi mai coinvolto nelle azioni. Così ecco Francesco Bianco nel ruolo di autista della rapina che avrebbe dovuto segnare il salto di qualità dei Nar, inventati dai fratelli Fioravanti e da Alessandro Alibrandi. Niente soldi ma armi: da prendere nella bottega Centofanti, quartiere Monteverde, la zona dei Fioravanti. Bianco è al volante della Ford Taunus azzurra, rubata la sera prima. Con lui i Fioravanti, Alibrandi e Franco Anselmi, detto "il cieco di Urbino" per quanto sparava male. Gli armieri aprono il fuoco, Anselmi muore e Bianco si spaventa talmente che prova a scappare da solo. Lo fermano in tempo i due Fioravanti puntandogli la pistola alla testa. Poi lo ritroviamo in Forza Nuova, anni dopo. E negli scontri tra tifosi in un passato recente, nel 2000. Ma è anche l'edicolante dell'attentato al Manifesto, quello dal quale passava la mattina Andrea Insabato, il bombarolo che quasi ci rimise le penne davanti alla redazione di via Tomacelli. Ci passò anche all'alba dell'attentato, ma nessuno ha mai dimostrato che il pacco esplosivo lo avesse preso là. Più defilato Gianluca Ponzio. Nessuna condanna e un paio di arresti, che però in quei tempi erano nel conto per chiunque frequentasse gente di un certo tipo, come ad esempio Antonio D'Inzillo, il neofascista deceduto in Sudamerica che vent'anni fa fu arrestato in casa di Gennaro Mokbel. Quello del caso Finmeccanica. Quello che in parecchi dei capi d'imputazione è in compagnia di Stefano Andrini, uno che a differenza degli altri, a leggere le carte processuali, la sottile linea rossa della legalità l'ha confusa fino all'altro ieri, cioè a due anni fa. Sono tutti cresciuti insieme; solo qualcuno ha provato a ritagliarsi un destino normale.

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