ROMA. Un leader stanco, indebolito dagli scandali, da decisioni avverse dei tribunali, con la salute minata dai party notturni. Forte di una (allora) solida maggioranza parlamentare, ma forse vicino alla fine della sua parabola politica, con luogotenenti già impegnati a lavorare per «il dopo» e la lotta per la successione guidata da Gianfranco Fini, Giulio Tremonti e Beppe Pisanu. Un ambiente inacidito in cui le teorie di complotti «distraggono il governo da perseguire e sviluppare una coerente agenda politica». È un dispaccio confidenziale inviato a Washington il 27 ottobre del 2009 dall'ambasciatore David Thorne, intercettato da Wikileaks, a raccontare agli Usa l'alleato Silvio Berlusconi. Grazie, soprattutto, alle confidenze di due interlocutori assai vicini al premier: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il presidente della commissione Difesa del Senato Giampiero Cantoni. È Letta, secondo il cable, a descrivere Berlusconi come «fisicamente e politicamente debole». È Cantoni a commentare il 22 ottobre che il fatto che faccia tardi e la sua propensione per le feste non gli consentono di riposarsi a sufficienza: «Siamo tutti preoccupati per lui, le sue analisi mediche sono un pasticcio. È svenuto tre volte in pubblico negli ultimi anni». Un premier che, durante la prima telefonata del nuovo ambasciatore Usa, a settembre, «si assopisce brevemente». Convinto, dopo lo scandalo Marrazzo, di essere stato incastrato dai servizi italiani nel caso di Noemi, la 18enne di Casoria.
Pochi minuti dopo le nuove rivelazioni, Letta smentisce: «È esattamente vero il contrario. Ho sempre affermato che il presidente era ed è in piena forma». Nega anche Cantoni: «Non ho mai rilasciato né con funzionari generici né con ex ambasciatori Usa, affermazioni come quelle». Eppure il lungo report, classificato «confidenziale/noforn», è dettagliato. Al pari di un altro cablogramma del 26 gennaio 2009, firmato dall'allora ambasciatore Ronald Spogli, che ricostruisce i rapporti tra Italia e Russia, legati in particolare all'affare del gas: una relazione da cui emerge il sospetto di interessi economici personali.
L'affare del gas.
«Esponenti della maggioranza di centrodestra e dell'opposizione del Pd credono che Berlusconi e i suoi amici stiano approfittando personalmente e in modo generoso dei tanti accordi intercorsi tra l'Italia e la Russia» scrive Spogli. «L'ambasciatore georgiano a Roma ci ha detto che il suo governo crede che Putin abbia promesso a Berlusconi una percentuale dei profitti che vengono da ogni gasdotto costruito da Gazprom, in collaborazione con l'Eni». Per l'ambasciatore, Berlusconi «appare sempre di più come il megafono di Putin» e i suoi sforzi «stanno diventando irritanti nella nostra relazione». L'uomo chiave del premier italiano in Russia è Valentino Valentini. E l'Eni esercita un «enorme potere politico».
«Premier inconsistente.
In un documento inviato a Washington il 27 giugno del 2009, invece, l'incaricata d'affari all'ambasciata a Roma Elisabeth Dibble (il funzionario più alto in grado) informa il presidente Obama in vista del G8 all'Aquila: «Il premier è un dirigente inconsistente. Sarei tentata di definirlo un interlocutore frivolo, con le debolezze personali, le opinioni politiche a volte assurde. Ma sarebbe un errore. Ha tenuto banco negli gli ultimi 15 anni e tutto indica che continuerà nei prossimi anni».
Il caso Marrazzo.
Nel documento del 27 ottobre 2009, invece, viene citata una conversazione con Cantoni. Berlusconi avrebbe chiamato l'amico per confidargli «che era vicino l'arresto di quattro carabinieri considerati responsabili del ricatto al governatore del Lazio». La vicenda avrebbe convinto il premier «che non poteva fidarsi dei suoi servizi di intelligence». In un'altra conversazione, il leader della Lega Umberto Bossi confidò all'ambasciatore «che personaggi del crimine organizzato avevano probabilmente teso una trappola a Berlusconi in qualcuno degli scandali sexy».
L'ira contro Napolitano.
È in un contesto politico dominato «da teorie di cospirazione» e sulla scia di due sentenze avverse (la bocciatura del lodo Alfano e la condanna della Fininvest a pagare 750 milioni alla Cir di De Benedetti) che viene registrato lo scatto d'ira del premier nei confronti di Napolitano: «Lo ha accusato di lavorare contro di lui». All'ambasciatore - si legge - Letta dice che Berlusconi ha rapporti «gelidi» con il Quirinale e che l'episodio lo fa apparire «debole».
Le preoccupazioni private.
Ma ci sono anche le vicende private a preoccupare il premier. Nella primavera precedente, infatti, con una lettera indirizzata a la Repubblica, la moglie Veronica Lario ha accusato il marito di 74 anni «di frequentare minorenni» e si prepara a chiedere il 50% del patrimonio di Berlusconi.
Intrighi a palazzo.
Il report racconta di «periodici scontri» tra Berlusconi e Fini: «I problemi sono legati allo stile non democratico di Berlusconi nel partito e al peso crescente della Lega Nord». Tanto che «il potente ministro» dell'Economia lo ha sfidato sulla politica fiscale. Per Cantoni «Tremonti, Fini e Pisanu stanno gettando le basi per la lotta alla successione».
La festa di Putin.
Il dispaccio racconta inoltre della decisione di Berlusconi di disertare la visita di Stato del re di Giordania per volare in Russia, al compleanno di Putin. Una decisione che fa pensare che abbia deciso «di risparmiare le sue deboli forze per il party nella dacia privata di Putin».
La richiesta a Bush.
Da un documento segreto del 26 ottobre 2005, emerge inoltre che Berlusconi chiese all'ambasciatore Spogli una riunione a Washington con l'allora presidente George W. Bush «e di parlare davanti al Congresso per migliorare le sua posizione in vista delle elezioni dell'aprile 2006». Berlusconi in quel momento aveva «otto punti di svantaggio».
Bersani e Sarkozy.
Una persona «diretta», «onesta» e con un intelletto «di alto livello». È il giudizio che il premier Silvio Berlusconi dà del suo avversario politico Bersani, leader del Pd, in un cablogramma dell'1 gennaio 2010. Elogi di Letta all'ex premier D'Alema per la gestione della crisi dei Balcani. Negativo, invece, il giudizio di Berlusconi sul presidente francese: «La stella di Sarkozy sta calando».