PESCARA. «Sono contento che il centrosinistra torni in vanatggio. Questo dimostra che Chiodi e la destra in Abruzzo hanno consumato tutto il credito che gli elettori avevano dato loro due anni fa».
Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd, commenta così i dati del sondaggio Gpg (riassunti nella tabella qui a fianco) apparso sul sito internet www.scenaripolitici.it, e pubblicato ieri dal Centro, sulle intenzioni di voto degli abruzzesi per il Senato. Un sondaggio, secondo il quale, nelle condizioni di alleanze del 2008, l'Abruzzo tornerebbe al centrosinistra.
«Il Pd abruzzese», prosegue Paolucci, «si allinea a quello nazionale: questo significa che è cresciuto. Due anni fa, eravamo al 18-19 per cento e avevamo dieci punti in meno di quello nazionale. In due anni abbiamo recuperato tutta la differenza. Questo significa che il nostro lavoro per il rinnovamento paga».
Sulla prospettiva di un'allenza potenzialmente vittoriosa, secondo il sondaggio, che raggruppi però anche i finiani e i centristi dell'Udc e dell'Api di Francesco Rutelli, Paolucci aggiunge: «Le operazioni di allargamento delle allenze vanno fatte sui problemi. Noi abbiamo presentato nostre proposte sull'economia, sulla gestione pubblica dell'acqua, sui trasporti, sulla ricostruzione. E' su questi temi che si fanno le alleanze».
Decisamente scettico sulla possibilità di allargare ai centristi e ai finiani il centrosinistra è, invece, Carlo Costantini.
«Bisogna ragionare sulle allenze possibili», dice il capogruppo dell'Italia dei valori in consiglio regionale. «Personalmente considero impossibile un'alleanza con forze conservatrici come l'Udc e i finiani, che hanno programmi decisamente diversi dai nostri. L'errore da non commettere è quello di mettersi insieme solo per battere Berlusconi, per poi, il giorno dopo, non trovarsi d'accordo su nulla. Con quelle forze siamo in disaccordo su tutto: dal ciclo dei rifiuti alla gestione dell'acqua. Sarebbe un'allenza destinata al fallimento. Quindi», conclude Costantini, «faremmo bene a concentrarci sui motivi delle nostre sconfitte passate per trovare insieme le ragioni di un possibile successo futuro».
«Sono 15 anni che vinciamo per perdere», gli fa eco Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione comunista (oggi in Federazione della sinistra). «In questi anni si sono costruite coalizioni per vincere le elezioni che hanno prodotto degli aborti. Così l'Abruzzo è diventata una regione in cui a votare ci va meno della metà degli aventi diritto. Uno schieramento del centrosinistra così vasto, che comprendesse anche centristi e finiani, non riuscirebbe a combinare niente di buono. Il nostro principale problema non è quello di aggregare i finiani, ma di costruire un nuovo centrosinistra. Mi sembra, però, che quello attuale, e in particolare il Pd, non si sia completamente emancipato dai vecchi leader, che poi sono quelli che hanno condotto la coalizione alla sconfitta con modalità di fare politica giustamente travolte dalle inchieste giudiziarie».
Infine, Betty Leone, membro della segreteria nazionale di Sel (Sinistra ecologia e libertà) il partito di Nichi Vendola. «Il dato che emerge dal sondaggio sul nostro partito è in linea con una tendenza positiva nazionale», dice la Leone. «E' evidente che in Abruzzo, come nel resto d'Italia, i partito di centro condizioneranno un po' le alleanze. Io penso, però, che che per l'Abruzzo e per l'Italia non ci sia un grande futuro se non con un governo che sia di svolta forte nelle scelte. Un'alleanza in cui il centro sia molto forte è piuttosto limitante per il bisogno di cambiamento che ha l'Abruzzo oggi. Invece, va ricostruito un centrosinistra vero con al centro del programma i temi del lavoro e dell'occupazione dei giovani».