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Pescara, 20/06/2026
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Data: 03/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Nella trincea della strada parco. Viaggio sul percorso della filovia tra favorevoli, contrari e rassegnati

PESCARA. Per alcuni averla è stato un sogno. Per qualcun altro la strada parco rende addirittura buoni. Altri, invece, non l'hanno mai amata e proprio non ci tengono che resti così com'è. In mezzo ci sono tutti gli altri, quelli che la Strada parco sì, ma in fondo anche la filovia tutto sommato non è male. Gli incerti, i dubbiosi, non sono pervenuti. Perchè da viale Bovio al mare sulla questione ormai hanno tutti le idee chiare. Chi vorrebbe che la strada restasse com'è e chi invece non vede l'ora di prendere il filobus che dovrebbe collegare Montesilvano alla stazione di Pescara, chi oggi ci passeggia tranquillo ma è disposto a rinunciarci domani e chi invece sogna di sostituire il filobus con una bella sopraelevata. Intanto, il cantiere è lì, con i cartelli del fronte del No appesi sulla recinzione. La sintesi perfetta della guerra di posizioni che si consuma da mesi su una strada parco trasformata in trincea.
La recinzione che delimita il cantiere è all'incrocio con via Cadorna. Il fronte della guerra di posizione è proprio lì, ma all'una di ieri dei combattenti non c'è traccia.
Dietro le transenne, nella trincea dei lavori che avanzano, non ci sono operai. Oltre la rete, nella trincea dei contrari, nessuna traccia di oppositori. A testimoniare che la guerra c'è, forse, bastano le cose: le cataste di tubi dietro la recinzione e i manifesti attaccati alla rete dal comitato No filovia.
Pochi metri dietro la linea del fronte, verso Pescara, la signora Colantonio sta guardando uno dei volantini appesi al gazebo allestito dal fronte del No. C'é scritto "Come buttare 31 milioni di euro in un periodo di crisi". «Abbiamo fatto tanto perchè la ferrovia non passasse più da qui», dice, «e ora ci ritroviamo di nuovo con il rischio di perdere l'unica zona pedonale e verde della città. Questa è una strada che accomuna, che rende buoni. Invita a essere gentili. Il traffico invece innervosisce: lei ha mai visto qualcuno fare conoscenza in mezzo alle macchine? Qui invece succede: un sorriso oggi, uno domani e si fa conoscenza. Questo è anche uno spazio per far giocare i bambini. E per tutte quelle persone che sono sulla sedia a rotelle: io faccio volontariato e ci porto le anziane».
Anche la signora Teresa, che abita in via Pisacane, spiega il suo no pensando agli anziani. «Intanto non credo risolverebbe il problema del traffico, e poi si parla tanto di integrare gli anziani, ma se non gli si dà nemmeno un piccolo spazio da vivere come si fa? Io li vedo la mattina sulle panchine a leggere il giornale e penso che piacerebbe farlo anche a me quando invecchierò».
Che una volta costruito il filobus la strada possa restare comunque un'oasi per pedoni e ciclisti, non ci credono in molti. «Quello che assicurava il presidente della Gtm, cioè che ci sarebbe stato ancora un uso promiscuo, è contraddetto dal progetto esecutivo», sostiene Maurizio Biondi del comitato per il No. «Gli attraversamenti pedonali saranno non più di quattro o cinque», assicura Biondi, «il che vuol dire che i pedoni saranno confinati tra il marciapiedi e la ciclabile».
In attesa che il fronte del No faccia vedere il progetto e spieghi meglio dove e quanti sarebbero questi attraversamenti, la questione tiene banco anche nel capannello di genitori che aspettano i figli davanti alla scuola elementare. «A me l'idea non piace», spiega una mamma, «hanno tolto il treno e la strada andava bene così, con la libertà di andarci insieme ai ragazzini. Lo spazio che resterà sarà troppo piccolo per bici e pedoni». «Sarà un altro spreco di denaro pubblico», ammonisce un padre.
Un'altra mamma invece difende l'opera: «I soldi sono stati stanziati per quello. Si oppongono solo quelli che ci abitano. Con la filovia la gente smetterà di prendere l'auto». «E poi», dice un'amica, «dove sarebbe il parco? È solo una strada indisciplinata in cui i ciclisti si comportano in modo spericolato».
Tra i due fronti, immobile, c'è quello dei rassegnati: il progetto c'è e ormai si fa. «Quando l'idea venne fuori», dice un residente dei Colli che viene spesso qui a passeggiare, «feci le mie obiezioni. Ma ormai con i lavori assegnati è inutile protestare: servirebbe solo ad arricchire l'impresa».
Qualcuno ancora invece immagina progetti alternativi: «A Sidney», dice un residente «ho visto una sopraelevata bellissima, silenziosissima: di notte è tutta illuminata, sembra un bruco».
«Io non sono contraria», dice una signora, «anche se avrei preferito qualcosa di elettrico, senza pali. Certo, però, che peccato. Ci hanno fatto godere di quel paradiso e poi...».

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