Iscriviti OnLine
 

Pescara, 20/06/2026
Visitatore n. 755.148



Data: 03/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Sì alla grande Pescara, ma con Chieti» L'assessore Masci: la fusione con Montesilvano e Spoltore però non è un'eresia

PESCARA. Pescara, Montesilvano e Spoltore sono già amalgamati, i territori sono omogenei e la novità sarebbe pensare a una provincia che guardi a Chieti. Carlo Masci, assessore regionale al Bilancio e consigliere comunale Pdl al Comune di Pescara, raccoglie la proposta lanciata da Carlo Costantini - la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore - e racconta al Centro quali modifiche, per lui, sono già in atto e quali cambiamenti, invece, bisogna abbracciare.
Da pescarese, vorrebbe essere unito a Montesilvano e Spoltore?
«Da cittadino amministratore, penso che questa proposta esamina le situazioni attualizzandole, ma occorre fare un discorso più ampio. C'è già una città tra Pescara, Montesilvano e Spoltore perché in quest'area gravitano soggetti che vivono le stesse situazioni, pescaresi che vanno al cinema a Spoltore, spoltoresi che vanno al mare a Montesilvano. Una proposta del genere, credo che debba essere presa in considerazione per fare valutazioni successive».
Quali?
«Oggi le città si confrontano in termini di qualità, di territorio e di numeri. Pescara ha un territorio piccolo, ma una grande densità abitativa e potrebbe trarre vantaggi dall'unione con gli altri comuni, diminuendo la densità abitativa, ma aumentando la qualità della vita. Il numero di abitanti di una città è importante, ma solo se le città si confrontano tra di loro: mettendo in campo la competizione, il pil e la qualità della vita».
Che cosa le piace e che cosa non le piace della proposta di Costantini?
«Mi piace il fatto che sia una proposta che guarda al futuro e non al passato ma, per me, deve essere ampliata. La proposta può essere molto concreta se si ragiona anche considerando il ruolo delle province: l'area metropolitana esiste già, ma esiste anche un'area Pescara-Chieti, nonostante che non ci sia un unico soggetto attuatore dei servizi. Allora, va bene ampliare l'area pescarese, ma bisognerebbe pensare a un ingrandimento verso Chieti: quest'area diventerebbe il fulcro economico e istituzionale della regione».
Chi è intervenuto nel dibattito dice, come lei, che la proposta è innovativa. Qual è l'elemento di novità?
«Non penso a un elemento di novità particolare, ma al tema fondamentale che è quello della concentrazione dei servizi. L'associazionismo dei piccoli comuni, per i servizi, è diventato importante così come, nella stessa logica, i grandi comuni devono abbattere i costi. Solo che occorrerebbe avere la forza di modificare il territorio in funzione di quello che serve oggi e non di quello che serviva e di superare così il gap nei confronti di altri territori europei».
Qual è per lei l'unione perfetta?
«La fusione Pescara, Montesilvano e Spoltore è omogenea perché Pescara ha un piccolo territorio e ha necessità di espandersi: insomma, non mi pare un'eresia. Ma in tempi più ampi, si potrebbe pensare anche a Chieti: diventeremo una potenza economica. Per arrivare a questo, dovremo superare i campanilismi e gli steccati politici».
Il vice presidente del consiglio regionale Giovanni D'Amico ha detto che la fusione dei tre Comuni creerebbe degli squilibri e propone di creare un'area vasta pescarese unita a quella interna. Lei che ne pensa?
«Che creare un'area molto forte pescarese, estesa, può essere un vantaggio per tutto l'Abruzzo, può fungere da traino come è accaduto già in passato, con il ruolo di Pescara che ha trainato la regione».
Come iniziare a mettere in pratica la proposta di una grande Pescara?
«Aprendo subito un dibattitto su un'area vasta pescarese per capire bene se, poi, ci siano le condizioni per avviare un percorso amministrativo e istituzionale e, quindi, da qui a un anno pensare di estendere il dibattitto. Bisogna resettare il nostro modo di pensare e adeguarlo alle nuove sfide».
Quali sono le sfide?
«Quelle di arrivare a strumenti maggiori. Ripeto, nei fatti, Pescara, Montesilvano e Spoltore si muovono già con uno stesso linguaggio e i cittadini di queste città si sentono un'unica realtà. Solo che le istituzioni arrivano sempre dopo».
Perché?
«Perché è la gente che plasma il territorio, le istituzioni invece verificano quali siano le esigenze, tengono conto delle situazioni che si modificano. Come la mobilità, ad esempio: c'è già un ragionamento univoco, così come nell'ambito culturale».
Si farebbe portavoce di questa proposta di fusione in consiglio comunale a Pescara?
«Per adesso, siamo ancora in una fase dibattito, vediamo come evolve. Bisogna vedere come può arrivare a un processo amministrativo. Quella di adesso la definirei ancora una fase culturale pre-amministrativa, in cui sarebbe importante sentire i cittadini, capire come vengono stimolati. Ma i tempi sono maturi per ragionare in termini diversi».
E' utopistico pensare a un unico sindaco per tre città?
«Siamo in una fase culturale in cui si possono fare tutti i discorsi. Forse, sarebbe il caso di ragionare insieme con i tre sindaci, valutare come voler collocare gli spazi economici, come fare a evitare doppioni e opere che appesantiscono. Da qui, poi, vedere come si può iniziare un discorso istituzionale».
La Regione, come deve intervenire?
«La Regione non deve intervenire, deve restare fuori dai discorsi che riguardano il territorio. Non deve favorire il processo, altrimenti si ripete l'errore commesso per le comunità montane che sono state realizzate dall'alto, dalla Regione, e non sono andate bene. La spinta, quindi, deve venire dal basso, è da qui che si cambiano le cose perché noi viviamo già in questa grande area senza accorgercene. La proposta di fusione non può essere un'operazione di palazzo, ma deve venire dal territorio. La politica può solo dire se ci sono dei vantagggi o degli svantaggi».
Il vantaggio più grande?
«Per Pescara, l'ampliamento del territorio; per gli altri comuni, il collegamento con Pescara».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it