PESCARA - Qualche avvisaglia c'era stata, già nei giorni scorsi. Una telefonata, dei sospetti, qualcuno dal ministero che chiama il presidente e gli dice: guarda, qui c'è una nuova amara sorpresa. Un nuovo buco. E' la sanità che affonda, più la ripiani più le falle vengono a galla. Trecento milioni di euro è la cifra che si è visto contestare ieri mattina Gianni Chiodi dal ministero dell'Economia al tavolo di monitoraggio sulla sanità. Debiti accumulati e nascosti da due governi regionali tra il 2004 e il 2007 ed emersi soltanto ora. «L'Abruzzo in quegli anni, dal 2004 al 2007, è stato letteralmente saccheggiato», commenta il governatore all'uscita dal ministero, dopo la certificazione da parte del dirigente Francesco Massicci che la strada del ripianamento si fa sempre più in salita. Di più non dice, anche perchè adesso il compito più difficile spetta a lui: trovare nelle pieghe del bilancio regionale o nuovamente nei fondi Fas, i soldi per ripianare questo nuovo pericolosissimo buco. Da mettersi le mani nei capelli, e non serve neppure la magra consolazione dell'okay del ministero alle politiche di risanamento della Regione: «Tutto bene per quel che riguarda il nostro piano di rientro», aggiunge Chiodi. Ma per il resto guai.
E' la seconda sorpresa nel giro di pochissimi mesi. L'ultima a luglio scorso, quando dalla ricognizione dei bilanci delle Asl emerge una falla di 101 milioni di euro, una cifra che poi verrà contestata dal centrosinistra, ma che il ministero carica tutta sulle spalle del governo Del Turco, negli anni 2006-2007. In quell'occasione Chiodi convoca una conferenza stampa e parla della «pagina più nera della storia della Regione Abruzzo». La falla viene fuori all'improvviso, in ritardo, dopo essere sfuggita per anni alle certosine verifiche sui bilanci della Regione: «Tutte le risorse fiscali del 2006 - spiegò Chiodi - anzichè essere destinate alla copertura delle perdite del sistema sanitario così come prescriveva la legge, vennero dirottate sul bilancio regionale». In pratica il gettito fiscale che gli abruzzesi hanno pagato per assicurare il pareggio di bilancio venne destinato ad altri scopi.
E' quello che dovrebbe essere successo anche in questo caso: i trasferimenti dello Stato alla Regione vennero utilizzati dalla giunta Pace prima e dalla giunta Del Turco poi (prendendo per buono il riferimento temporale indicato da Chiodi, cioè 2004-2007), anche per quel 5 per cento che in caso di gestione senza pareggio, dovrebbe essere accantonato. Pace e Del Turco avrebbe utilizzato quella piccola ma costante percentuale dirottandola su altre voci di bilancio. Ecco spiegata la sorpresa. Che era stata anticipata già dal mattino dal capogruppo Pd Camillo D'Alessandro: «Chiodi faccia chiarezza una volta per tutte - ha detto - Da notizie che circolano in Regione, pare che sotto l'albero di Natale dell'Abruzzo, invece di trovare qualche pacco regalo, i cittadini troveranno un altro pacco ma di debiti. La responsabilità, da attribuire alle gestioni passate, ci consegna oggi un debito che pare attestarsi intorno ai 150 milioni che si aggiungono ai 100 milioni della gestione 2010». Il Pd vuole sapere come si è generato il debito, chi è stato e per quali motivi Chiodi «non ne rende ancora conto agli abruzzesi».
Il problema però adesso è dove trovare i soldi per ripianarlo. 250 milioni o 300 secondo stime più precise, non sono bruscolini, e se Chiodi non dovesse trovare disponibilità nella borsa dei Fas, che già a luglio è servita a compensare il buco di 101 milioni, potrebbe essere inevitabile ricorre a nuove tasse. Una strada che il governo di centrodestra farà di tutto per evitare. Ma che sta lì, come una pistola sulla tempia degli abruzzesi per evitare il tracollo finanziario.