Premio L'Abruzzo ha lavorato bene con il piano di rientro dal debito
La scure del Governo inciderà meno profondamente del previsto sui trasporti abruzzesi: il taglio passerà da 54 a 23 milioni di euro. Un bel sospiro di sollievo per la Regione e per tutto il settore, dall'assessore Giandonato Morra alla direttrice Carla Mannetti, ma anche per le parti sociali e gli stessi lavoratori. Un po' meno per gli utenti, specie pendolari e studenti, visto che aumenteranno le tariffe. Morra si è presentato con animo un po' più sollevato ieri in viale Bovio, alla riunione con i rappresentanti dei sindacati di categoria (Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Ugl), delle aziende di trasporto pubblico e con le associazioni dei consumatori. Una riunione-fiume durata sei ore, nel corso della quale l'assessore ha potuto presentare il risultato positivo di una lunga e complessa discussione con il Governo passata attraverso il vaglio decisivo della Conferenza Stato-Regioni. In una congiuntura come quella attuale, il dato più importante è aver sventato il rischio di perdere il 40% dei contributi governativi, cosa che avrebbe messo in ginocchio definitivamente il settore in Abruzzo, riducendo la perdita al 15%. Niente salti di gioia perché sempre di tagli dolorosi parliamo, però su queste basi anche i sindacati hanno convenuto che si può ragionare meglio sul futuro dei trasporti. La prima riduzione va da 54 a 33 milioni, la seconda ha consentito di limare altri dieci milioni grazie al "premio" dato alle Regioni virtuose, l'Abruzzo è fra queste, quelle cioè che hanno lavorato meglio sul piano di rientro dai debiti. L'altra faccia della medaglia è appunto un rialzo delle tariffe sempre nell'ordine del 15% e la perdita di alcuni servizi. Saranno soppresse non solo le linee-doppione, ma anche qualche linea che finora ha funzionato. Per i lavoratori, la percentuale di taglio è la stessa, ma i sindacati, come ha spiegato Luigi Scaccialepre della Filt/Cgil, contano di «limitare l'uscita degli addetti a quelli in età pensionabile, anche se è certo che nei prossimi anni non ci saranno nuove assunzioni per rimpiazzare chi andrà via»