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Data: 24/10/2006
Testata giornalistica: Il Centro
In provincia di L'Aquila aumenta il lavoro precario. Cgil: situazione allarmante diffusa anche negli enti pubblici

L'AQUILA. Mentre si fa ancora fatica a calcolare il numero esatto dei lavoratori precari, restano comunque allarmanti i dati diffusi dalla Cgil in merito alla situazione nella provincia aquilana. Qui, infatti, il lavoro parasubordinato continua a crescere, anche negli enti pubblici. La maglia nera spetta all'Aquila, seguita da Avezzano e Sulmona. Di questa realtà si parlerà oggi, a Palazzo Silone, in occasione della "Settimana di mobilitazione contro la precarietà", proclamata a 3 anni dall'entrata in vigore della legge Biagi. L'appuntamento è alle 17, nell'auditorium della sede della Regione, a Pettino.
All'incontro, promosso dal Nidil-Cgil, porteranno la loro testimonianza gli stessi lavoratori precari. Intanto dal sindacato arrivano le cifre, relative al 2005, che fotografano il precariato nella nostra provincia. Con una precisazione: attualmente si registra uno sfasamento tra i dati cosiddetti "spuri", cioè relativi al conteggio delle domande di iscrizione all'Inps in qualità di lavoratori parasubordinati, pari a 16.113, e quelli invece inerenti il conteggio dei lavoratori "attivi", ossia effettivamente contribuenti, che sono più bassi. Lo sfasamento è dovuto al nuovo sistema di trasmissione dei flussi retributivi che, a partire dal gennaio 2005, avviene mensilmente tramite un modello di denuncia telamatica. Questo nuovo sistema, ancora in fase di perfezionamento, è detto mensilizzazione, e i dati completi saranno disponibili a partire dal gennaio 2007.
Tuttavia, in base alle posizioni attive, cioè alle denunce presentate nel mese di dicembre 2005, è possibile - secondo la Cgil - dare un'istantanea della situazione, e stimare anche i livelli contributivi. Da questa analisi, risulta che il maggior numero di precari, 2.294 lavoratori parasubordinati, si registra all'Aquila, seguita da Avezzano, 1.266, e da Sulmona con 842. La retribuzione media lorda va dai 1.200 euro mensili di Avezzano, ai 1.100 dell'Aquila, fino agli 800 euro di Sulmona.
«Cifre che, però, non vanno considerate nell'arco di un intero anno», ha sottolineato Lina Faccia del Nidil-Cgil, «visto che la maggior parte di questi contratti ha una durata dai 3 ai 6 mesi. E' poi interessante notare che, a livello regionale, la retribuzione annua di un precario non supera i 5-6mila euro lordi, e che un uomo guadagna in media il doppio di una donna».
Un altro aspetto significativo del mondo del precariato è la diffusione negli enti pubblici: «Il lavoro precario», ha rimarcato Luigi Fiammata del Nidil-Cgil, «ha di fatto sostituito, nella pubblica amministrazione, il lavoro dipendente. E ciò non permette di aprire trattative sindacali, ad esempio per tutelare questi lavoratori in caso di malattia o maternità. Una discussione contrattuale, inoltre, va aperta anche sul fronte privato, soprattutto nei call center. La fascia di età con più precari è quella tra i 30-39 anni, ma avanza anche la soglia oltre i 45: spia di un modello di sviluppo economico senza futuro».

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