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Data: 05/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Sanità, un'altra voragine da 360 milioni. Il governatore: Abruzzo in ginocchio, ma faremo di tutto per non aumentare le tasse

Un ammontare pari a oltre mille miliardi di vecchie lire «distratto» tra il 2004 e il 2007 per coprire i bilanci regionali

PESCARA. Caporetto della sanità pubblica, Regione in ginocchio. Sono 360 i milioni di euro, da ripianare entro fine anno, per evitare un durissimo inasprimento fiscale sulle imprese e sui contribuenti. Lo ha detto il governatore Chiodi durante una conferenza, dai toni drammatici e ultimativi, convocata ieri mattina in viale Bovio. Costretta a sobbarcarsi un onere che assorbe già quasi del tutto le poche risorse finanziarie disponibili, la Regione vede ora spalancarsi un baratro.
L'ultima «scoperta», certificata dal Tavolo di monitoraggio ministeriale sui conti della sanità regionale, fa emergere un'altra, inesplorata montagna di debiti. Come se quella affiorata fino a ieri fosse soltanto la punta dell'iceberg. E i pesantissimi sacrifici imposti con chiusure di ospedali, tagli ai servizi di assistenza, accorpamenti di reparti, dipartimenti medici e chirurgici, equivalessero a un pallido tentativo di risalire la china.
Accompagnato dal vice presidente Alfredo Castiglione, dalla sub commissaria alla sanità, Giovanna Baraldi, dagli assessori Mauro Febbo, Angelo Di Paolo, Mauro Di Dalmazio e Federica Carpineta, il governatore va dritto al bersaglio nell'enunciare la nuova lista dei debiti, e nell'indicare i responsabili di quella che sempre più si rivela una deriva finanziaria per l'Abruzzo. «Dai disavanzi del passato» dice Chiodi, «risulta che sono 528 i milioni di euro (oltre mille miliardi di vecchie lire) distratti dalle quote del Fondo sanitario nazionale per l'Abruzzo tra il 2004 e il 2007».
Cifre da far tremare le gambe. «Risorse», spiega il governatore, «che invece di essere destinate alla cura delle persone malate, al miglioramento delle strutture e tecnologie sanitarie, a una maggiore assistenza dei pazienti, sono state dirottate verso il bilancio regionale». Anticipando la prima e immediata contestazione dei partiti di opposizione, Chiodi aggiunge: «Come mai soltanto oggi scopriamo questa situazione? Semplicemente perché, nel passato, la legge prevedeva solo l'esame del conto economico della sanità». Dal 2009, è operativo un ulteriore strumento di verifica, che è l'esame dello stato patrimoniale consolidato del sistema sanitario regionale. «Verifica», chiarisce Chiodi, «che ha richiesto molto tempo». E che oggi consegna all'Abruzzo un conto salatissimo da pagare.
Il piano di rientro gestito dalla giunta Chiodi nel 2009 e 2010 ha infatti coperto 168 milioni di euro, poco di un terzo dell'ammontare complessivo del debito ri-emerso dopo l'ultima riunione del Tavolo ministeriale, il 2 dicembre scorso. Restano quindi scoperti altri 329 milioni di euro. «Ai quali bisognerà aggiungere la variazione del gettito fiscale», riprende Chiodi, «che per effetto delle nuove stime del ministero delle Finanze si è ridotto a causa della crisi economica che investe il Paese. Per cui», precisa, «entro fine anno, dovremo trovare la copertura per 360 milioni di euro».
Indicata la malattia, da paziente terminale, il governatore parla della cura. «Questo governo regionale», dice, «non ha intenzione di mettere le mani nelle tasche degli abruzzesi e farà l'impossibile per evitare un ulteriore ricorso alla tassazione».
Ma come sarà possibile scalare in pochi giorni una montagna che, fino a ieri, non era neppure visibile all'orizzonte? «Si tratta di una tegola pesantissima che cade sulla Regione e sulla testa degli abruzzesi», commenta Chiodi, «proprio nel momento in cui siamo impegnati in un percorso di risanamento che non ha eguali in Italia. In ogni caso, siamo e saremo la prima classe dirigente politica che lascerà un debito inferiore a quello che ha ereditato. Ma lavoreremo in modo da ridurre anche il numero di primari e dirigenti».
Leggendo il documento prodotto dal Tavolo di monitoraggio, si apprende così che «la Regione Abruzzo ha utilizzato risorse del servizio sanitario regionale per finanziare la spesa corrente con riferimento agli anni 2004, 2005, 2006 per complessivi 427 milioni di euro». Il governatore elenca per prime le gestioni definite «regolari», quelle degli anni 2001, 2002, 2003 e 2008, 2009, 2010. Poi, senza fare nomi, nè indicare circostanze precise, parla di responsabilità gravissime in capo alla «classe dirigente che ha governato la Regione» aggiungendo che gli «abruzzesi hanno avuto la sola colpa di essersi scelti i governanti sbagliati».
Le risorse «distratte» dalla spesa sanitaria avrebbero dovuto coprire il disavanzo sanitario 2006. «Operazione che doveva essere fatta nel 2007, per 101 milioni di euro». Il capitolo sui 101 milioni del 2006 è da mesi fonte di aspro confronto politico. Per Chiodi, il disavanzo di 101 milioni emerge dal fatto che, nel 2007, bisognava coprire il deficit sanitario con i fondi della fiscalità aggiuntiva, cioè con i soldi che gli abruzzesi hanno pagato in più per i servizi sanitari. «Al contrario», rimarca Chiodi, «i fondi furono utilizzati per finanziare altre voci del bilancio regionale».
Insomma, il quadro aggiornato dei disavanzi (riportato in tabella) prevede che, nel 2004, la quota distratta ammonta a 95 milioni di euro; per il 2005, a 135 milioni di euro e, per il 2006, a 197 milioni di euro. Quanto alla gestione 2010, Chiodi parla di «disavanzo da cinque milioni di euro. Che, considerando gli ammortamenti, si presume possa arrivare a circa venti milioni di euro. Il rischio, nell'eventualità non si riuscisse a ridurre il debito, è un aumento delle tasse per i cittadini abruzzesi. Ma il nostro obiettivo» questo è l'impegno espresso ieri dal governatore-commissario, «è evitare che questo accada. Per riuscire, sarà indispensabile reperire 360 milioni di euro entro il 31 dicembre 2010».
Come fare? Secondo il Tavolo di monitoraggio, nonostante i tanti tagli già operati alla spesa sanitaria, l'Abruzzo resta tra le Regioni che contano il maggior numero di Unità operative complesse ospedaliere. «Ho delle idee», prosegue il governatore, «ma vorrei prima sottoporle al vaglio delle parti sociali. Faremo di tutto per risanare il bilancio senza causare conseguenze negative sui cittadini. E, alla fine, sono certo che ce la faremo. Lasceremo l'Abruzzo con i conti in ordine. A costo di scelte impopolari. Fino a qualche anno fa, la politica in Abruzzo si faceva con le liste della spesa, e dicendo sempre sì a ogni richiesta. Questo capitolo è definitivamente chiuso. Non esistono più liste della spesa. Chiederemo a tutti di assumere una posizione di responsabilità, anche all'opposizione, con cui è indispensabile un dialogo. Perché l'opposizione non deve solo criticare e contrastare, ma credo abbia il dovere di assumere, in questo momento così difficile, quasi impossibile per l'Abruzzo, una posizione di responsabilità. Non ci dobbiamo nascondere dietro un dito: l'Abruzzo è in ginocchio».

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