L'AQUILA. Il rimpasto della giunta in dirittura d'arrivo è stato fermato da un ennesimo rinvio. Ieri, a far saltare l'appuntamento decisivo e la fumata bianca è stata la vicenda della nuova batosta sul debito sanitario che si è abbattuta sulla Regione. Il presidente della giunta e commissario della sanità, Gianni Chiodi, dopo la comunicazione, ieri a Pescara, del buco di 360 milioni di euro relativo agli anni 2004-2007, non se l'è sentita di affrontare il problema della composizione della nuova giunta aperto dalle dimeisioni di Daniela Stati e Lanfranco Venturoni, coinvotli in due inchieste giudiziarie.
Ieri, la riunione decisiva, concordata venerdì scorso, con il coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone, e con il vice, Fabrizio Di Stefano è stata annullata. La conclusione di una questione che di fatto blocca la Regione, però, potrebbe essere rinviata di poco, dal momento che il presidente Chiodi potrebbe annunciare i nomi dei nuovi assessori già tra martedì e mercoledì di ritorno da Bruxelles dove volerà oggi. Eppure per l'intesa mancavano solo dei dettagli: dentro, come assessore aquilano, il capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliante, in netto vantaggio sull'altro consigliere aquilano Luca Ricciuti, e il consigliare regionale chetino, Luigi De Fanis, che ha battuto la concorrenza all'altro consigliere del Pdl della provincia di Chieti, Nicola Argirò; e poi al posto dell'attuale assessore tecnico, Federica Carpineta, scelta fiduciaria di Chiodi, il consigliere pescarese del Pdl, Nicoletta Verì. E con l'avvocato aquilano Francesco Carli, ex presidente di Abruzzo Egineering, a fare da outsider.
«Non riesco ad avere la testa sulla giunta», ha spiegato Chiodi che, appena due giorni fa, aveva annunciato la soluzione entro questa settimana. «Sono assolutamente preso dal pesante debito, non prodotto da noi, che dobbiamo coprire entro il 31 dicembre prossimo. Sto pensando e sono concentrato su come evitare nuove tasse per gli abruzzesi». Ma il rinvio ha creato nervosismi, mugugni e delusione in seno al Pdl, partito di maggioranza nella coalizione di centrodestra che governa la Regione. Un clima che ieri si è respirato nei tre appuntamenti in programma a Pescara: l'incontro a cui ha partecipato il vice capogruppo dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello; la conferenza stampa sul debito della sanità; e la riunione del Pdl sulla riforma dell'Aquila, alla presenza del solo Di Stefano e pochi consiglieri, nella quale non si è parlato di rimpasto.
Ieri, comunque, sul rimpasto sono circolate anche altre ipotesi. C'è, infatti, anche chi ha collegato il rinvio al veto degli alleati, Mpa e Fli, che in effetti hanno chiesto una verifica approfondita del programma prima di scegliere gli uomini, e attendono di essere riconvocati dopo il primo giro di consultazione. «Sto aspettando che mi si dia un appuntamento», ha spiegato il consigliere di Fli, Emilio Nasuti, vice coordinatore dei finiani, per il quale il rimpasto deve avvenire dopo il 14 dicembre, giorno del voto di fiducia in Parlamento sul governo Berlusconi. Poi, c'è la questione irrisolta della Destra, il cui ingresso è stato caldeggiato dal premier Berlusconi con una telefonata al governatore. E c'è anche chi è convinto che Chiodi, Piccone e Di Stefano facciano solo annunci di intesa con l'obiettivo di arrivare al 14 dicembre quando il quadro politico nazionale sarà più chiaro. Ma Chiodi smentisce questa ipotesi: «Ho dato disponibilità a due-tre ipotesi, siamo vicini alla soluzione, spero di poter annunciare la giunta il più presto possibile, prima del voto di fiducia».