PESCARA - «Non so ancora come faremo, perché quella che abbiamo di fronte è un'impresa quasi impossibile, ma entro il 31 dicembre dovremo trovare i soldi: 361 milioni di euro. Una situazione che rende ancora più difficile un compito già difficilissimo, come quello di risanare la Regione Abruzzo». Il volto cereo, un faldone di carte sul tavolo, il governatore Gianni Chiodi affronta la conferenza stampa più drammatica del suo mandato dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Perché quello che si è abbattuto sul piccolo Abruzzo, come anticipato da Il Messaggero 24 ore prima, è un altro terremoto che prevede lacrime e sangue.
Chiodi ha tra le mani il verbale del Tavolo tecnico di monitoraggio sulla Sanità che si è tenuto il 2 dicembre scorso al Ministero dell'Economia. La Regione Abruzzo deve provvedere alla copertura di un ulteriore disavanzo pregresso relativo al periodo 2004-2007, dovuto alla distrazione di somme dal Fondo sanitario regionale. E' pari a 528 milioni di euro la somma complessiva del Fondo Sanitario nazionale che, dal 2004 al 2007, è stata distratta dal sistema sanitario regionale. Un'autentica voragine sui conti pubblici, che ha avuto questa escalation: nel 2004 la distrazione di quota Fsr ammonta a 95 milioni di euro, nel 2005 a 135 milioni, nel 2006 a 197 milioni, nel 2007 a 101 milioni, per un totale di 528 milioni di euro. A questa somma da capogiro vanno sottratti i 168 milioni di euro coperti dalla successiva gestione commissariale, che portano a 360 milioni il totale del disavanzo pregresso da recuperare.
«Una tegola pesantissima -ammonisce Chiodi- che cade sulla testa dell'Abruzzo e degli abruzzesi. E chi ha avuto il coraggio di dire che abbiamo aumentato il deficit sulla sanità farebbe bene a tacere per i prossimi dieci o quindici anni». Il governatore è furioso con le opposizioni. Non nomina mai il governo Del Turco, ma per lui carta canta: «Dal Tavolo di monitoraggio sulla Sanità non è emersa alcuna irregolarità per le annualità 2001-2002 e 2003, e si dà atto che il disavanzo di 5 milioni di euro del 2010 è inferiore di 17 milioni rispetto a quello del 2009».
Ma adesso dove si troverà quella montagna di soldi? «L'Abruzzo non aumenterà le tasse», rassicura il presidente, che con un'altra battuta traccia un percorso ormai obbligato: «Quando non saremo più noi a governare, lasceremo una Regione con meno debiti ma anche con meno primari». Una fortissima contrazione sulla spesa, dai servizi agli investimenti. A cominciare proprio dalla sanità. Chiodi non ha altra scelta, e anticipa così le sue prossime mosse: «Taglieremo su tutto ciò che c'è da tagliare. Lo stiamo già facendo, ma lo faremo ancora. Ho già qualche idea, che comunicherò alle parti sociali. Le Asl -aggiunge- devono portare a compimento il recupero crediti, come stanno già facendo in maniera virtuosa». Altri soldi saranno rintracciati dai fondi Fas, per quel che è ancora possibile raschiare dai finanziamenti europei. Chiodi fa cenno anche ad una possibile anticipazione di somme dalla Tesoreria generale dello Stato attraverso un capitolo straordinario che ammonterebbe ad un miliardo di euro. E ancora a tagli strutturali sulla sanità, sulla spesa dei farmaci e sui servizi.