MILANO -L'attacco del quotidiano Libero ai «traditori» non scoraggia Fini, che torna a ribadire che la sfiducia presentata da Fli-Udc-Api-Mpa «non è un complotto comunista». «Chi ha firmato la mozione - spiega il presidente della Camera alla convention Fli di Lanciano - sono tutti uomini e donne che hanno collaborato con Berlusconi per gli ultimi dieci o quindici anni. Dov'è il complotto dei comunisti?». «Berlusconi - prosegue Fini - dovrebbe chiedersi perché perde i pezzi. Forse - si autorisponde Fini - perché più lo si conosce più si capisce che per lui governare vuole dire comandare».
NUOVO GOVERNO - All'Italia serve un governo «capace di fare delle scelte e di indicare la strada. Non mi interessa chi lo presiede, ma cosa vuol fare questo governo, qual è il programma». Il presidente della Camera ha così parlato anche del futuro: «Mi auguro che chi ha responsabilità politiche capisca finalmente che l'Italia ha bisogno di un governo che governi, che sciolga nodi e che indichi la strada. Se anche per due raffreddori, un mal di pancia o un deputato che cade dalle scale e non viene a votare la sfiducia non dovesse passare per il rotto della cuffia, il giorno dopo che succederebbe? Si può governare il Paese senza una maggioranza sicura?». «Spero - conclude Fini - che chi ha responsabilità politica lo capisca».
TAGLIO TASSE - Quindi ironizza sul taglio delle tasse annunciato dal premier. «Se qualcuno pensa che da qui alla fine della legislatura si riesca a ridurre le tasse per le famiglie e per le imprese, quel qualcuno evidentemente crede a Babbo Natale. È impossibile fare un taglio del genere. Serietà vorrebbe che su questo si dicesse la verità, perché governare significa assumere delle priorità. Non si prende in giro la gente dicendo che facendo tutto e poi registrare che abbiamo uno dei carichi fiscali più alti in Europa».
IL TERREMOTO - Viene affrontato anche il tema della ricostruzione dell'Aquila. Se per Fini è vero che «si è risolto il problema di un pronto alloggio e si sono evitate le vergogne del passato», d'altra parte per il leader di Fli, «non bisognava promettere la ricostruzione immediata della città». «Serviva - è il ragionamento di Fini- un approccio umile, bastava dire la verità: per rifare l'Aquila ci vorranno 10-15 anni. Insomma, bisognava non esagerare con lo zelo, invece il governo lo ha fatto eccome, promettendo che tutto sarebbe stato fatto. Eppure la gente avrebbe capito se si fosse detto che servivano più di sei mesi. Alla fine, creare aspettative esagerate ha determinato il boomerang. Invece serviva un approccio più realistico», conclude. Non cita Silvio Berlusconi, ma si rivolge a lui quando sostiene: «C'è stata voglia di strafare sostenendo di aver fatto questo e quello, che tutto va bene e lui è il migliore del mondo».