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Pescara, 18/04/2026
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Data: 06/12/2010
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione Abruzzo
Abruzzo. Caccia ai soldi per la sanità. Tre settimane per racimolare il tesoretto ed evitare il crac alla Regione

PESCARA La caccia al tesoro è partita, Gianni Chiodi ha poco più di tre settimane per trovare i 360 milioni di euro ed evitare alla Regione un crac epocale. La "ricetta" anticipata sabato è stata confermata ieri: le uniche possibilità di coprire la voragine entro il 31 dicembre e non aumentare le tasse, come ha promesso solennemente lo stesso Chiodi, sono il ricorso ai fondi Fas e un anticipo da chiedere alla Tesoreria dello Stato. Strade che secondo i sindacati non sono praticabili (soprattutto la prima), ma il capo della Giunta non ha indicato alternativa e su questi punti tornerà alla carica per chiedere al Governo una ciambella di salvataggio. Nel frattempo, infuria la polemica delle parti sociali, le quali dopo il primo incontro di sabato mattina, attendono una convocazione ufficiale per conoscere quale sarà la decisione presa da Chiodi. Tutti i sindacati sono concordi nel sostenere che «scoprire un debito di 360 milioni solo ora, dopo due anni di lavoro sul piano di rientro, è un'autentica Caporetto». Posizioni univoche da Cgil, Cisl e Uil con qualche sottolineatura meno polemica dell'Ugl che invita «a fare quadrato e a smetterla con lo scaricabarile delle responsabilità». I confederali, così come aveva fatto a botta calda il capogruppo dell'Italia dei valori alla Regione Carlo Costantini, addebitano a Chiodi «il fallimento per non aver saputo capire immediatamente quale baratro si stesse aprendo sull'Abruzzo a causa del debito sanitario». Costantini ha chiesto la cacciata del sub commissario Giovanna Baraldi, i sindacati vanno oltre e temono che la rivelazione di Chiodi «sia il classico modo di mettere le mani avanti per giustificare gli aumenti delle tasse nel caso in cui non si riuscissero a trovare i 360 milioni in tempo utile». Il presidente ha spiegato tecnicamente perché ha "scoperto" la voragine appena tre giorni fa: «In passato la legge prevedeva solo l'esame del conto economico della sanità. Dal 2009, invece, la normativa ha introdotto un ulteriore strumento di verifica che è l'esame dello stato patrimoniale consolidato del sistema sanitario regionale, cosa che ha richiesto molto tempo ed è stata necessaria una sinergia di lavoro estremamente impegnativa. Ecco perché abbiamo avuto la notizia dal Ministero soltanto il 2 dicembre». Fra i segretari regionali dei sindacati, il più duro è Fabio Frullo della Uil, il quale boccia in toto la gestione commissariale: «L'unica cosa che ha saputo fare Chiodi - sostiene Frullo - è dare la colpa alle vecchie Giunte. Di certo in questi anni la Regione ha fatto pagare agli abruzzesi un debito indeterminato, operando scelte sbagliate nella riorganizzazione della sanità e senza attuare la concertazione con le parti sociali. La verità è che Chiodi non vuole ammettere di aver fallito e, anche se terrà fede alla promessa di non aumentare le tasse, farà pagare il conto ai cittadini in termini di qualità dei servizi». Gianni Melilla (Sinistra ecologia e libertà), a parte l'invito a Chiodi «a dire subito cosa vuol fare, altrimenti si dimetta», offre una chiave di lettura diversa della situazione: «Basta andare a rivedere le foto di Londra a proposito delle due cartolarizzazioni del debito sanitario - fa notare - per capire chi c'era e chi sono i responsabili di questo disastro. La Giunta di centrodestra retta da Giovanni Pace ha le colpe principali, ricordate che cambiò 5 assessori alla Sanità? Il centrosinistra, nei tre anni in cui ha governato, non stato coerente nel tagliare i ponti col passato, pur avendo approvato leggi positive che hanno consentito di invertire la situazione debitoria».

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