Figli, mogli, nuore, fidanzate, compagne. Fino a che c'è stato posto in vettura l'Atac e le altre aziende del trasporto pubblico hanno imbarcato soprattutto i parenti. Alla regola non è sfuggito il sindacato. Anzi. Qualche esempio: Alberto Chiricozzi, segretario regionale della Cisl, la sigla che ha più iscritti, circa 2500, ha la figlia e il genero dipendenti Cotral e il figlio all'Atac. Luigino Pitaccio, anche lui Cisl, ha figlia e nuora dipendenti Atac. Mentre Danilo Granaroli, l'ex segretario regionale del sindacato di Bonanni, si è limitato alla compagna (Atac). E così via per Uil, Cgil, Sul Trasporti, Ugl e Fisa Cisal, che come vedremo merita però un discorso a parte. Persino il Dopolavoro ha la sua quota di parentado: il presidente Mario Moroni ha due figli in Atac. Dici autoferrotranvieri e subito dopo nei cortei sfilano la Fiom e le tute blu dei metalmeccanici. Poche altre categorie di lavoratori hanno infatti da sempre un rapporto così speciale con i sindacati. Negli anni d'oro a Milano - uno dei tanti esempi - costrinsero il governo ad aumentare l'accisa sulla benzina. Per garantire la copertura del contratto regionale pagarono tutti. Cambiati i tempi e data la congiuntura economica «la tessera» rischia di assumere un'altra funzione. E' raro trovare un leader sindacale, anche delle più piccola organizzazione, che non abbia almeno un parente in organico in una delle aziende del Tpl romano e regionale. L'intreccio di nomi e cognomi prima si notava poco. L'organico era spalmato nelle varie aziende. Con la fusione in Atac Spa è diventata di nome e di fatto una casa-madre disvelando padri, figli e cugini.
Giancarlo Napoleoni, segretario regionale Uil, ha praticamente riunito una famiglia: figlia, figlio, nipote e fidanzata tutti dipendenti Atac. Mario Dolce, ex segretario Uil può contare sulla presenza del figlio (unico?).
E che dire della Cgil che nella scala degli iscritti è seconda solo alla Cisl? Alberto Murri, ex segretario ha una figlia all'Atac; Augusto Ammiraglia, che faceva parte della segeteria, un figlio, Eugenio Brusadin, segreteria Cgil , ha la compagna anche lei all'Atac, Torelli, ex Rsu un figlio dipendente di Trambus Enginering. E infine Valentina Reali non ha favorito neassun se non se stessa passando dalla camera del lavoro direttamente all'aziende di via Ostiense.
Un sistema di quote non è mai esistito. Però è un fatto che la presenza in un'azienda da sempre politicizzata come l'Atac, spesso è proporzionata al numero di iscritti. Il Sul Trasporti ne ha 200 e Antonio Pronestì, segretario regionale, si accontenta di un nipote dipendente Atac. Fabio Milloch, segretario nazionale Ugl, (500 tessere), in questa parentopoli trasversale compare per la presenza della moglie e di un cognato. Mentre Ivo Fabiani (Rsu) ha una figlia.
Il sindacato autonomo che è più cresciuto negli ultimi tempi è la Faisa Cisal. Con 1800 iscritti è il terzo in Atac e arriva a 3000 adesioni nel Lazio. Un'esplosione. Il segretario regionale Giocchino Camporeschi è da 22 anni all'Atac, per 14 ha fatto l'autista. Nel '97 capeggiò lo sciopero selvaggio contro l'allora sindaco Rutelli. Fu accusato di aver distrutto una bacheca della Cgil, rischiò il licenziamento. Ora ha una moglie e una figlia in Atac. Il presidente Fabio Moro la compagna e la sorella sempre all'Atac. La sede è un circolo di An. I nuovi assunti arrivano a frotte: 25 impiegati e 20 autisti hanno subito preso la tessera. Tra questi Flaminia Fiocchi (il padre è consigliere al IV municipio) ed Elena Dario, super quadro di quinta fascia (circa 3 mila euro al mese), Cristiano Stifini, promosso quadro. Antonello Lionetti da ex autista ha scalato varie posizioni fino a diventare anche lui un super quadro di quinta fascia. «La destra in Atac - punta il dito il consigliere Athos De Luca pd, membro della commissione Trasporti - ha numerosi sindacati, gli uni contro gli altri, per spartirsi il potere senza preoccuparsi troppo delle sorti dell'azienda». E ancora: « Aracri ha creato una nuova sigla, la Fast, antagonista della Faisa», «l'Ugl è stato penalizzato perché vicino ai "finiani"». «Noi facciamo sindacato, non siamo un "marchettificio" - replica Camporeschi, il leader della Faisa - le nostre battaglie parlano da sole, non accettiamo strumentalizzazioni».