Buco della sanità D'Alessandro (Pd) e Campo (Uil) invitano
Chiodi a chiedere un mutuo. Servono 360 milioni entro fine anno
PESCARA Tra difese d'uffici e proposte, nessuno sa ancora dove e come Gianni Chiodi troverà i 360 milioni di euro per chiudere la voragine dei debiti entro il 31 dicembre. Gianfranco Giuliante parla ormai da assessore in pectore e, come capogruppo regionale del Pdl, auspica che «Chiodi non paghi per conto terzi. Da tutti si è riconosciuto che i nodi che stanno venendo al pettine sono frutto di scelte scellerate che un partito della spesa trasversale e onnivoro ha compiuto negli anni passati, eppure oggetto di critica sono i modi e i tempi in cui si è scoperta la rapina». Su questo punto, però, ad attaccare il presidente non è solo il Pd, ma anche i sindacati, i quali affermano «che Chiodi, in qualità di commissario alla sanità, non poteva scoprire soltanto ora un passivo di simili proporzioni». Giuliante, invece, continua a ritenere «sbagliato questo approccio, anziché cercare soluzioni possibili condivise: Chiodi ha chiaramente e ripetutamente sottolineato che il sistema Abruzzo, proprio per le motivazioni espresse da imprenditori e sindacati, non reggerà a un'ulteriore tassazione e per questo sta cercando di fare il possibile perchè ciò non avvenga. La tassazione diverrebbe obbligatoria se non si riuscisse a chiudere la partita del deficit sanitario». Allora, Giuliante ricorda le parole del coordinatore regionale del Pdl Filippo Piccone «che ha ipotizzato in Regione un partito trasversale della responsabilità civica, un richiamo che fa il paio con la disponibilità espressa sia da Costantini dell'Idv sia da D'Alessandro del Pd». Ma proprio Camillo D'Alessandro ha bocciato ieri la soluzione avanzata da Chiodi per sanare lo spaventoso debito: «Nessuno tocchi i fondi Fas, - ha detto il capogruppo del Partito democratico alla Regione - anche se il Governo consente di utilizzarli per una percentuale limitata degli 853 milioni a disposizione dell'Abruzzo. Quei fondi servono per lo sviluppo e per far ripartire l'economia. Chiodi pensi, invece, a chiedere allo Stato i soldi dati a Regioni che pure non hanno le stesse emergenze dell'Abruzzo, magari con un mutuo trentennale da 300 milioni. Lo hanno fatto la Campania e poi città come Roma, Palermo e Catania. E pensi, il presidente, a politiche di sviluppo che possano generare risorse e a vendere gli immobili di proprietà della Regione. Sulla capacità di alzare la voce col Governo, Chiodi si gioca la sua credibilità politica». Linea condivisa dal segretario regionale della Uil Roberto Campo, che stamane interviene insieme agli altri leader sindacali alla conferenza dei capigruppo, in programma a Palazzo dell'Emiciclo (ore 11.30). «Dall'incontro - afferma Campo - ci aspettiamo risposte concrete ai problemi del lavoro e al buco della sanità. Premesso che non esistono soluzioni indolori, l'aumento delle tasse sarebbe la risposta peggiore. Bisogna, pertanto, individuare le strade per aumentare le entrate, mettendo sul mercato gli immobili regionali e ripristinare le risorse dei Fas».