PESCARA - Un mutuo di almeno 300 milioni di euro da contrarre con lo Stato per coprire il disavanzo di 360 milioni emerso dai conti pregressi sulla spesa sanitaria. Niente tasse aggiuntive e, soprattutto, nessuna compensazione del maxi debito attraverso i fondi Fas. Perché senza investimenti per lo sviluppo l'Abruzzo non si risolleverà. Il Pd offre collaborazione al governatore Gianni Chiodi per uscire dalle secche di una crisi finanziaria pesantissima: due o tre cose da fare subito per ripianare il gigantesco debito sbucato improvvisamente dal Tavolo di monitoraggio del Ministero dell'Economia, e altre da attuare a medio termine. Ma, prima di tracciare il cammino indicato dal suo partito, il capogruppo Camillo D'Alessandro si sofferma sul dato "politico", rinviando al mittente l'accusa che l'origine di questa voragine sui conti, certificata fra il 2004 e il 2007, sia da addebitare al centrosinistra. Lo fa mostrando due grafici che tracciano il percorso dei debiti del servizio sanitario regionale dal 1995 al 2009 e quello del disavanzo 2005-2010: «Chiodi tenta di stupire ancora gli abruzzesi con effetti speciali, ma le tabelle parlano chiaro: chi ha depredato l'Abruzzo è stato chi l'ha governato dal 2000 al 2005, moltiplicando per undici volte il debito». L'andamento del grafico è impressionante. Nel 2000 il debito del servizio sanitario regionale ammonta a 173,35 milioni di euro. Da quel momento si impenna: 425 milioni nel 2001; 989,84 nel 2002; 1.261,09 nel 2003; 1.625,76 nel 2004; nel 2005 si superano i due miliardi, 2.061,03, 2.301,06 nel 2006; 2.655,03 nel 2007, è record. Nel 2008, con l'avvio della gestione commissariale, il debito scende a 2.446, per assestarsi a 2.250 nel 2009. Ancora più interessante, per il Pd, l'andamento sul disavanzo del servizio sanitario regionale che si riduce proprio nel periodo incriminato da Chiodi, passando dai 469,40 milioni del 2005 ai 163,50 del 2007, ai 107,60 del 2008 per assestarsi a 43,30 nel 2009, ma risale a 68,90 nel 2010, proprio sotto la gestione Chiodi. Tornando alle cose da fare, il Pd ricorda che già in altre regioni e città, come Catania, Palermo, Napoli si è fatto ricorso al Governo di centrodestra per ripianare i debiti attraverso mutui trentennali e senza toccare i fondi destinati allo sviluppo. «Non capiamo -spiega D'Alessandro- perché non possa farlo una piccola regione come l'Abruzzo con le ali già spezzate dal terremoto. Il debito può essere dunque risanato senza toccare i diritti dei cittadini», ma percorrendo altre strade. A partire da un bel giro di vite su Ater, trasporti, società ed enti collegati: «Abbiamo una società come la Fira che serve solo a pagare gli stipendi di chi ci lavora». Ma D'Alessandro chiede conto anche del piano di dismissione degli immobili della Regione che era stato messo in piedi dall'ex assessore al Bilancio Giovanni D'Amico, un tesoretto da 101 milioni che sarebbe stato "ignorato" da Chiodi, a partire dall'ex ospedale psichiatrico di Teramo. Poi uno sguardo al futuro: «Oggi i privati si arricchiscono con fotovoltaico, biomasse, energia eolica. Altre regioni stanno costituendo società pubbliche in questi settori con cui risaneranno i bilanci. Perché non farlo anche in Abruzzo?». Un'altra idea è quella di chiedere il dirottamento dei fondi che lo Stato incassa come concessionario delle società autostrade nelle casse della Regione: porterebbe di 50 milioni che potrebbero essere destinati allo sviluppo delle infrastrutture.