ROMA - A due pance, premaman, sta appesa la crisi di governo. Da un mutuo (più un posto di vice-ministro) dipende la legislatura. Su mucchio di riccioli da puttino gigante, che sembra uscito da un quadro d'arte veneta del '600, può morire la seconda Repubblica e sorgere la Terza. Ecco, le donne incinte sono due. Se la finiana Giulia Cosenza e la democrat Federica Mogherini il 14 dicembre non vanno a votare - la prima perchè ha una gravidanza delicata e la seconda perchè ha la bimba (Marta) lì lì per uscire, a meno che non nasca il 13: «E subito dopo mi precipito a Montecitorio», assicura la madre - scenderà il quorum dei votanti e Berlusconi ha più possibilità si sfangarla. Il Cavaliere salvato dai bebè? Chi crede che i giochi sono già fatti e i numeri sono stabiliti - 317 deputati contro Berlusconi e 308 con Berlusconi - pecca di eccessiva fiducia nell'aritmetica della politica, che non è affatto una scienza esatta. Magari darà una mano al premier il dipietrista Antonio Razzi, eletto all'estero, quello che fu tentato dai berluscones con la doppia offerta di un mutuo gratis e di una poltrona. Oppure no? Lui fa la sfinge: «Chi vivrà vedrà». Mentre Massimo Calearo, il tondo puttino veneto gigante, ex Pd, che il berluscone Pionati cerca di portare nel fronte del Cavaliere, la butta in filosofia: «Il tempo è mobile, le opinioni pure e la cosa migliore è stare alla finestra». Il 14 dicembre, molti avranno gli occhi puntati sulla sua finestra. O su quella di Maurizio Grassano. Insieme ai due colleghi Lib-dem, Melchiorre e Tanoni, ha votato la mozione di sfiducia, ma i pidiellini fanno pressing su di lui e nutrono speranze: «Una cosa è firmare e un'altra cosa è votare». Intanto non ha firmato, e non voterà, l'ultimo arrivato nella pattuglia finiana, ma già avviato alla fronda, Gianpiero Catone.
Insomma, i volti della crisi sono tanti. E piccoli e grandi eroi o anti-eroi possono fare la storia. Del resto accade spesso così: più dei sommi generali, sono i fantaccini - un colpo sparato troppo presto, un colpo sparato troppo tardi, un colpo non sparato, un incidente provocato o evitato - a decidere le sorti delle grandi battaglie. E questa è una super battaglia. Nella quale possono avere un certo peso i novanta (90 come la paura!) deputati e senatori del Pdl a rischio di non venire rieletti (o neppure ricandidati) nel caso si andasse alle elezioni. Ma ieri molti di loro - dalla Bonfrisco a Gamba, da Messina a Rizzotti, da Saro a Picheto Fratin e giù giù tanti peones - hanno subito messo le mani avanti: «Nessun contatto nè con Fli nè con l'Udc». Ma chissà.
Lo psichiatra Ciccioli - deputato del Pdl - osserva i volti «macerati, angosciati, a volte privi di sguardo perchè hanno gli occhi persi nel vuoto» e emette questa diagnosi: «Vedo che molti miei colleghi sono in preda al Dap, come la chiamiamo noi medici. Questa sindrome da attacco di panico spinge o alla fuga o a prendere decisioni autolesioniste», Esempio? «Ai finiani converrebbe, pur di non rimettere in gioco la sinistra e di non andare alle elezioni, votare la fiducia. Ma non lo faranno, perchè il Dap a cui sono in preda loro e a cui sono in preda tanti altri anche nel Pdl li spingerà a prendere la decisione meno utile per i loro interessi e del tutto irrazionale». Ma i giochi non sono fatti, e i numeri sono ballerini. Ancora Ciccioli lo psichiatra: «Vedo molti finiani intimamente combattuti per la doppia fedeltà. Menia. Moffa, Consolo, anche Viespoli: è gente responsabile, non butteranno giù tutto a cuor leggero».
Il Fattore P, come Pannella, è un altro ingrediente, imponderabile come il personaggio che lo incarna, che grava sulla crisi. Ieri, Emma Bonino ha annunciato: «I nostri voti non sono all'asta». Rita Bernardini sostiene che, con o senza Berlusconi a Palazzo Chigi, i problemi italiani ci saranno ancora tutti. E a noi interessa cosa accadrà dopo il 14». Intanto però Pannella ha più volte incontrato in questi giorni La Russa. E «noi non siamo mai prevedibili», osserva il leader radicale, anche per creare clima da grande attesa. Parrebbe quasi escluso un nuovo abbraccio fra radicali e berluscones, anche se questi ultimi hanno ipotizzato uno scambio: voi vi astenete e noi vi diamo un sottosegretario alle carceri. Intanto i sudtirolesi parevano sull'orlo della spaccatura, ma ora hanno riunito la direzione nazionale e sia Siegfried Brugger sia Karl Zeller andranno contro il Cavaliere. Ma il Dap è in agguato, e - incalza Ciccioli lo psichiatra azzurro - vedo deputati che si mangiano le dita, si torcono le mani, si attorcigliano nervosamente i capelli (chi ce li ha, ndr). Si vede benissimo che stanno malissimo. Alcuni di loro possono di colpo, il 14 dicembre, votare in maniera assurda. Facendo sballare tutti i calcoli e tutti i ragionamenti politologici». Sarebbe un bel paradosso se il Cavaliere, che adora l'«Elogio della follia» di Erasmo da Rotterdam, venisse disarcionato da un manipolo di fuori di testa.