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Pescara, 18/04/2026
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Data: 07/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
L'Abruzzo in caduta libera. Le quattro province retrocedono, il Sud è più vicino. Pescara è l'ultima della regione Chieti fa segnare il calo più forte

PESCARA. Nelle province abruzzesi peggiora la qualità della vita. Nessuna è fra le prime 50 della classifica stilata dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore in base a statistiche e sondaggi svolti nei comuni delle 107 province italiane. Di più, rispetto alla stessa ricerca effettuata l'anno scorso scendono tutte di posizione. La prima abruzzese è L'Aquila che, malgrado i mille problemi del dopo-terremoto, ha perso un po' di meno e occupa il 62º posto rispetto al 49º del 2009. Teramo scivola di 14 posizioni (73º posto), Pescara è l'ultima al 79º posto, preceduta da Chieti (75ª).
E' impietoso il dossier sulla qualità della vita. L'Abruzzo si è allontanato da quella parte d'Italia che ha saputo fare meglio dell'anno scorso rispetto a tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico e tempo libero. E' un'Italia spaccata in due quella che ci consegnano le statistiche e l'Abruzzo figura nella seconda metà, quella dei grandi quartieri dormitori, delle periferie passive, delle industrie che «zoppicano» e delle strutture per sport e tempo libero che mancano.
Vista così, Bolzano, prima in classifica, è distante anni luce e Napoli, ultima quanto a vivibilità, è più vicina. In mezzo ci sono grandi città e vaste aree metropolitane, poi finalmente arriva l'Abruzzo con L'Aquila, Teramo, Chieti e Pescara in ordine rigoroso.
Chieti. Proprio quella chietina è la provincia che retrocede di più: perde 21 posizioni, passando dal 54º posto dell'anno scorso al 75º. Chieti, in particolare, si trova vicino a Carbonia Iglesias (76ª), Potenza (77ª), ed è preceduta da Ascoli Piceno e Teramo. E' emblematico che ad «affondare» la provincia dove si produce un terzo del Pil abruzzese e che ha in dote la bellezza delle montagne e della costa dei trabocchi siano proprio i dati emersi sull'occupazione e su servizi, assistenza, ambiente e inquinamento. Chieti figura addirittura all'87º posto quanto ad ambiente e salute e più in generale i suoi residenti non percepiscono alcun miglioramento della qualità della vita. Eccetto in un punto: il servizio di ordine pubblico, tutto sommato quindi la provincia viene ritenuta ancora abbastanza tranquilla.
Pescara. La provincia che sta peggio è quella pescarese, ultima nella classifica abruzzese, e a sole 38 posizioni dalla peggiore in assoluto. Pescara appare immersa nel profondo Sud, vale Campobasso e Isernia (quest'ultima comunque in risalita), è stata quasi raggiunta da Crotone, precede Messina, Brindisi, Avellino. E' la provincia in cui si accusa di più il caro-vita, viene percepita l'emergenza lavoro e figura in basso alla classifica anche riguardo alle strutture e all'offerta per l'attività del tempo libero. Eppure secondo i suoi residenti qualche miglioramento c'è rispetto a due tre anni fa, ma questo, secondo la ricerca del Sole 24 Ore, è spiegabile con il fatto che chi ha maggiori margini di miglioramento può compiere passi avanti per il semplice fatto che parte dal basso.
L'Aquila. Discorso a parte merita L'Aquila, e non solo perché è stata colpita dal terremoto. Anche la provincia aquilana ha perso punti rispetto a vivibilità e servizi, ma meno rispetto alle altre abruzzesi. L'Aquila, sempre secondo i sondaggi, è alla stregua di Cagliari e della vicina Rieti. Precede Massa Carrara, Lodi e Viterbo ed è dietro a Lucca, Asti e Rovigo. Rispetto a Pescara e Chieti, dopo tutto quello che le è successo, non può far altro che accusare di più i problemi dell'incremento dei prezzi e dell'occupazione. Sul tema del lavoro c'è comunque da registrare un record dell'Aquila: il saldo tra imprese nuove e chiuse a vantaggio delle prime. Inoltre, contrariamente a quanto emerso da un altro recente sondaggio sugli spazi verdi a disposizione delle famiglie, è una provincia in cui le questioni legate ad ambiente, inquinamento (traffico) e servizi sono più che mai aperte.
Teramo. Anche Teramo e la sua provincia sono coinvolte nel tracollo generale dell'Abruzzo passando dal 59º posto del 2009 al 73º (14 posizioni in meno). Prima ci sono Alessandria (che è però salita di 6 posizioni) e Pistoia (+5), dietro c'è Chieti con Carbonia Iglesias.
La provincia teramana si porta appresso un problema di ordine pubblico ed è rallentata da un alto indice di insoddisfazione sulle strutture e l'offerta per il tempo libero. Per quanto riguarda il lavoro Teramo è da «pallino rosso», nel senso che sarebbero diminuite le opportunità di impiego per donne e giovani.
I commenti. Il presidente della Provincia dell'Aquila Antonio Del Corvo, ritiene che sia comprensibile un arretramento minore rispetto alle altre province abruzzesi. «I cantieri avviati hanno aumentato i posti di lavoro», afferma, «il fatto che siano aumentate le imprese artigiane ha reso la città attrattiva dal punto di vista occupazionale. L'arretramento è determinato dai disagi di una città terremotata con tutti i problemi che ne conseguono. Il dato», conclude, «certamente non ci soddisfa perché sulla qualità della vita vogliamo qualcosa in più, il nostro obiettivo è colmare il gap».
Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti, analizza i dati che colpiscono il Chietino alla luce della crisi industriale: «Da noi incidono di più perché siamo la provincia dove si produce un terzo del Pil regionale, il nostro crollo è dovuto prevalentemente a questo. Stesso discorso vale per l'ambiente, dove però stiamo portando avanti i progetti che riguardano la valorizzazione della costa. Speriamo solo», conclude, «di poter contare sui fondi Fas e che quindi essi non vengano "succhiati" da altri settori».

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