Ora la previsione è che l'intesa non potrà essere raggiunta prima del voto di fiducia al governo
L'AQUILA. Si complica il percorso che porta al rimpasto della Giunta regionale. Dietro l'ultimo rinvio non c'è solo la causa del nuovo, drammatico, buco della sanità che ha monopolizzato il pensiero e le preoccupazioni del presidente Gianni Chiodi: sono state anche le divisioni interne al Pdl ed i veti incrociati su alcuni candidati alla poltrona di assessore.
Veti provenienti anche da Roma. Tutto ciò dopo che lo stesso Chiodi, d'accordo con i vertici regionali del Pdl, aveva annunciato per sabato scorso la fumata bianca che avrebbe permesso finalmente di rimpiazzare i due assessori costretti a dimettersi per il coinvolgimento in due inchieste giudiziarie, Daniela Stati e Lanfranco Venturoni. Invece no: rimpasto bloccato, non si sa fino a quando, e intesa e rimescolamento delle deleghe rimessa in discussione.
A questo punto, è più di una eventualità il fatto che la telenovela del rimpasto possa definirsi solo dopo il voto di fiducia al governo nazionale fissato per il 14 dicembre, quando il quadro politico sarà più chiaro. Come chiedono i partiti alleati della coalizione che governa la Regione, Mpa e Fli, che per la verità hanno anche posto l'istanza ai vertici del Pdl di procedere prima a una verifica approfondita, poi alla nomina dei nuovi assessori. Alleati che ancora attendono di essere riconvocati dopo la consultazione di martedì scorso.
Senza contare che il Pdl e Chiodi non hanno fatto ancora i conti con La Destra, il cui ingresso in giunta è stato sponsorizzato dal premier Berlusconi che ha telefonato direttamente a Chiodi. Ma in seno al Popolo della Libertà, il vero ostacolo è rappresentato dalla sollevazione di componenti del partito contro le scelte che stavano sul punto di essere adottate: a Pescara, viene contestata la nomina del consigliere del Pdl Nicolettà Verì, che dovrebbe sostituire l'assessore tecnico Federica Carpineta, pedina di fiducia del governatore.
A guidare la rivolta sarebbe il consigliere regionale Federica Chiavaroli che avrebbe protestato con i riferimenti nazionali, in questo caso con il vice capogruppo dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello. La situazione è talmente infuocata che potrebbe saltare tutto, con la Carpineta che rimarrebbe al suo posto. Stesso discorso nella provincia di Chieti dove si stanno contrapponendo i clan legati ai consiglieri Luigi De Fanis, finora favorito, e Nicola Argirò. Il vice coordinatore, Fabrizio Di Stefano, sta cercando di sedare gli animi e trovare un accordo. Paradossalmente, la situazione all'inizio più conflittuale, quella dell'Aquila, è la più definita: il capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliante, attende solo la firma del decreto, con il concorrente Luca Ricciuti, non ascrivile al gruppo degli scontenti per la promessa di una candidatura alla Camera in caso di elezioni anticipate. Una situazione composta dal coordinatore regionale, Filippo Piccone. Ma il quadro è in continua evoluzione, come febbrili sono i contatti e le trattative.
Così c'è chi, in ogni caso, è ancora convinto che nelle prossime ore, anche considerando il ritorno del presidente Chiodi, impegnato a Bruxelles, entro domani si possa chiudere l'operazione che il centrodestra, in particolare il Pdl, attende con ansia per segnare una decisa ripresa dell'attività amministrativa che, da settembre, ha più volte fatto registrare imbarazzanti nulla di fatto, soprattutto nelle sedute del Consiglio regionale.