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Pescara, 18/04/2026
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Data: 07/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Marchionne getta la Sevel nel panico «Addio ai furgoni con i francesi fra 4 anni». La Cgil: intervenga subito Chiodi

PESCARA. La più grande fabbrica d'Abruzzo che chiude fra 4 anni, l'indotto e l'export che crollano, il Pil regionale a picco. Se non è un quadro apocalittico poco ci manca. E tutto per una frase che se non fosse stata pronunciata da Marchionne poteva pure passare per una battuta.
L'amministratore delegato del gruppo Fiat ha messo in allarme operai e sindacalisti della Sevel, lo stabilimento della Val di Sangro dove seimila tute blu producono i furgoni Ducato in joint venture (in accordo) con il gruppo francese Psa (Peugeot-Citroen). All'abruzzese Sergio Marchionne forse è sfuggita quella frase sulla Sevel pronunciata durante le trattative per Mirafiori, alla Cgil no. «Nella sede ufficiale del confronto ha detto che l'accordo tra Fiat e Psa finirà nel 2014, tre anni prima della scadenza naturale del contratto che fa la fortuna dell'Abruzzo», sottolinea il segretario regionale Cgil Gianni Di Cesare arrivando subito al sodo: «Chiediamo al governatore della Regione Gianni Chiodi di convocare un tavolo di confronto con le parti sociali, la Fiat e il governo che sta assistendo quasi inerme a tutto quello che sta accadendo negli ultimi tempi».
La Cgil è molto preoccupata sul destino Sevel, considerati i chiari di luna sull'intesa Fiat-Chrisler e i malumori che sarebbero stati espressi dai francesi per questa scelta strategica di Torino e che investono anche la fabbrica turca dove vengono realizzati i furgoni leggeri modello Doblò. La fine anticipata della joint venture infliggerebbe un colpo letale all'intera economia abruzzese, con importanti riflessi sulle fabbriche ad essa agganciata, a cominciare dalla Magneti Marelli di Sulmona (per la quale già ci sono state voci sulla vendita). «Non è solo la frase di Marchionne che ci preoccupa, nello stabilimento la data del 2014 circola da prima», chiariscono Antonio Teti, Diego Del Monaco e Giuseppe D'Ortona, delegati di fabbrica Cgil, «c'è ad esempio il fatto che per mettere su un progetto credibile di un nuovo modello, per il 2014 la Sevel è già in ritardo». Marco Di Rocco segretario provinciale Fiom ricorda come il Gruppo non abbia previsto investimenti in Val di Sangro, «eccetto che per il residuo del piano del 2005 di 180mila euro nel 2008». «L'accordo originario non è stato rispettato», rimarca Nicola Di Matteo, segretario regionale Fiom, «nel 2005 si era parlato di una produzione di 300mila furgoni, con l'assunzione di almeno 2mila operai, per superare quota 8mila. Così non è stato, visto che i dipendenti Sevel sono scesi a 6.100». Il caso Sevel per la Cgil dev'essere una priorità nella vertenza Abruzzo. «Occorre un'azione forte della giunta Chiodi», auspiscano Di Cesare e Di Matteo indicando il primo segnale: ripescare gli investimenti sul progetto del Campus automotive sempre in Val di Sangro.

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