Per ora soltnto voci, ma l'accordo Fiat-Psa potrebbe finire fra tre anni
LANCIANO - Si annunciano nubi sul futuro della Sevel di Val di Sangro, dove la Fiat, in collaborazione con i francesi del gruppo Psa (Peugeot-Citroen), produce i furgoni "Ducato". Nonostante, infatti, proprio in questo periodo ci siano segnali di ripresa, tanto che per il periodo natalizio le giornate di chiusura saranno ridotte all'osso, nei prossimi anni potrebbe esserci un ridimensionamento dell'azienda, che adesso conta 6.200 dipendenti. E' quanto denuncia la Cgil Abruzzo, che ieri mattina, a Pescara, ha tenuto una conferenza stampa con segretari regionali Gianni Di Cesare (Cgil) e Nicola Di Matteo (Fiom).
«Le perplessità e le preoccupazioni - dice Di Matteo - derivano dal fatto che esiste il rischio concreto che nel 2014, tre anni prima la scadenza del contratto, finisca la partnership fra la Fiat, proprietaria della Sevel, e il gruppo francese. «Se questa voce - dice Di Matteo - , che è stata rilanciata anche da una battuta dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, dovesse trovare riscontro nella realtà, il futuro della Sevel sarebbe veramente a rischio. Se oggi, infatti, si riescono a produrre quasi 200 mila furgoni Ducato, in futuro, in caso di chiusura dell'accordo con i francesi, la produzione crollerebbe, con inevitabili conseguenze sull'occupazione, visto che la commercializzazione dei veicoli avviene al 50 per cento fra Fiat e Psa. Per questo chiediamo al governatore della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, la convocazione immediata di un tavolo di confronto con le parti sociali, la Fiat e il Governo che sta assistendo quasi inerme a tutto quello che sta accadendo in Fiat negli ultimi tempi».
«Quello che era il piano industriale originario per la Sevel - aggiunge Di Cesare - non è stato rispettato. Si era parlato di una produzione di 300mila furgoni, con l'assunzione di altri 2mila operai, fino a superare quota 8mila. Invece, c'è stato il licenziamento di 1.400 lavoratori, con l'aggiunta delle pesanti ricadute negative sull'indotto. Il problema deve essere affrontato subito: occorre un'azione forte del presidente Chiodi perché l'industria abruzzese si regge anche grazie alla produzione automobilistica. Un crollo della produzione rappresenterebbe un colpo mortale per l'economia e il lavoro dell'intero Abruzzo».