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Data: 07/12/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Fiat, dentro o fuori Confindustria è un dettaglio: serve governabilità». Marchionne: ho un piano B anche per Mirafiori

Il manager chiede garanzie per gli impianti a fronte degli ingenti investimenti

ROMA - «Entrare o uscire dalla Confindustra è un dettaglio, non importa: quello che importa è garantire a Fiat la governabilità dell'impianto». Nel caso specifico di Mirafiori. Le parole di Sergio Marchionne, arrivano da Detroit, e sono un'autentica doccia gelata. Per i sindacati certamente, ma anche per Federmeccanica e Confindustria. «Io non ho preconcetti - aggiunge il top manager del Lingotto - lavoro nel contesto che ho, ma dobbiamo garantire a loro il successo degli investimenti». Dove «loro» sta per Chrysler, l'alleato americano.
Se poi la governabilità, sottolinea Marchionne, non potesse essere garantita e se, soprattutto l'accordo non arrivasse entro Natale, sarebbero già pronti «diversi piani B...Magari produrre anche negli Usa....Questa però non è una minaccia». Magari non sarà una minaccia, però ha il tono di un autentico ultimatum. Uno dei piani B, evidentemente, sarebbe rappresentato dal disimpegno su Mirafiori (1 miliardo di investimenti) e il conseguente trasferimento degli impegni programmatici e delle risorse in uno stabilimento estero. Il top manager del Lingotto conferma che nella serata di giovedì o nella mattinata di venerdì incontrerà negli Usa il presidente di Confindustria. E chissà con quale stato d'animo Emma Marcegaglia arriverà all'appuntamento, consapevole di un possibile "divorzio" con Fiat.
Comunque dal dieci al venti dicembre tutti i giorni sono buoni per riaprire il tavolo. E, naturalmente, per chiuderlo, con o senza la firma della Fiom. Non ci sarà un nuovo replay di venerdì scorso con la Fiat che abbandona il negoziato. Le previsioni sono quasi all'unanimità: sia sul versante aziendale che su quello sindacale. Nel frattempo va avanti la diplomazia segreta con gli sherpa di Torino e quelli del sindacato a lavorare per un compromesso. L'autentico nodo da sciogliere è quello del contratto da applicare nello stabilimento torinese: l'obiettivo vero del Lingotto sarebbe quello di arrivare ad un accordo aziendale, attraverso una newco sul modello Pomigliano, che dovrebbe garantire il massimo della governabilità. Ma i sindacati metalmeccanici non potranno mai accettare la cancellazione del contratto nazionale. Neppure Fim, Uilm, Fismic e Ugl che pure hanno sacrificato molto sul versante delle "deroghe" in cambio di certezze sugli investimenti. L'interrogativo è: si accontenterà Marchionne di tanta flessibilità per restare ancorato al contratto o deciderà di percorrere la strada, ricca di insidie, che porterebbe al contratto del settore auto con conseguente ed inevitabile divorzio da Federmeccanica e Confindustria? La Fiom continua a mantenere una linea dura: ieri scioperi su due turni e assemblea a Mirafiori ai quali hanno aderito i cobas delle Carrozzerie. Per il sindacato l'adesione alla protesta è stata complessivamente superiore al 60% con le linee di produzione fermate a singhiozzo. Per l'azienda il livello di adesione si è fermato al 17%. Secondo il leader della Cgil, Susanna Camusso Fiat «è monopolista e si sta facendo una discussione astratta. Quali sono le ragioni per uscire dal contratto nazionale? Purtroppo, c'è sempre un foglio bianco, ma già scritto». «Resto convinto - argomenta il numero uno della Fiom, Maurizio Landini - che sia possibile trovare un accordo, ma dentro un quadro di regole condivise. Marchionne ancora una volta ha voluto «riconoscere l'importanza del Uaw (il sindacato americano: ognuno capisce che deve fare la sua parte nel creare futuro di lungo termine per la nostra società».

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