Per il sindaco del Pdl si dovrebbe ragionare sul governo dei servizi
CHIETI. «Se hanno voglia di fare la Grande Pescara seguendo la proposta di uno che vive a Sambuceto, si accomodino. Per me va bene...!». Basta solo evocare il progetto lanciato dal leader dell'Italia dei valori, Carlo Costantini, a sollecitare un moto di fastidio nel sindaco Umberto Di Primio, che a Chieti non è nato ma del Colle è figlio adottivo, e sa bene come ai teatini queste «idee espansive» che arrivano dal mare fanno venire quasi sempre l'orticaria.
Così è forte la tentazione di opporre, al piano della città adriatica, quello della «Grande Chieti».
Eletto nell'aprile scorso primo cittadino del Pdl, ex vice di Nicola Cucullo a cavallo dei Novanta, quando l'allora sindaco della Fiamma definiva «la crescita di Pescara come la risalita dei barbari lungo il corso del fiume», Di Primio avrebbe voglia di non dare troppo peso a quella che, d'acchito, legge come una autentica provocazione. Poi però rientra nel ruolo e accetta di buon grado di chiarire la sua posizione.
Allora la Grande Pescara, con Montesilvano e Spoltore, è un progetto che ci può stare? Anche se a suggerirlo è un rappresentante dell'Idv?
«Costantini fa bene a escludere Chieti da un nuovo, grande agglomerato urbano. Ha ragione, perché Chieti ha una identità forte e storicamente radicata, che difficilmente può essere assimilata alle necessità espansive di una città giovane come Pescara».
Quindi cosa ne pensa?
«Penso che Chieti rimane Chieti, e Pescara è libera di fare le valutazioni che ritiene più giuste».
E se la proposta arrivasse da un rappresentante della sua parte politica, il suo giudizio forse cambierebbe?
«Non credo che il mio collega, sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, si avventurerebbe in una proposta siffatta. Se lo facesse, risponderei che Pescara ha una propria dinamicità, vocazioni diverse da Chieti che, al contrario, mantiene radici profonde. Due realtà rispettabilissime, ci mancherebbe. Ma che per questo possono rimanere a lungo ben distinte».
Insomma, idea bocciata su tutta la linea. Campanilismo a oltranza?
«Per Pescara è certamente più facile immaginare nuovi contesti urbani, Chieti invede deve conservare la propria identità. Non c'entra il campanile, semmai vedo una legittima competizione. Che però non deve scivolare nel contrasto fine a se stesso e poco producente. Perché, in effetti, il problema esiste. Non può essere sottovalutato».
Il problema è che Chieti (Colle) rischia il definitivo arroccamento? O l'isolamento è dato per acquisito?
«No, Chieti sta sul Colle. Ma c'è pure lo Scalo, area con identità urbana in forte sviluppo, segnata dalla stessa dinamicità che caratterizza Pescara».
Scartato il rischio di isolamento, qual è allora il problema?
«E' che dovremmo ragionare su scala regionale di queste cose, non scontrandoci tra le muncipalità. La questione vera è che tutti ritengono necessari la razionalizzazione e il governo di un'area urbana che raccoglie la gran parte della popolazione abruzzese, senza però offrire in cambio servizi di qualità. Questo è il problema da affrontare, non la semplice aggregazione di Comuni che ambiscono a diventare più grandi. Ma più grandi per fare cosa? Interroghiamoci su questo».
Non è che discutendo e litigando in sede politica poi si perde di vista la realtà, che è quella che da decenni registra una conurbazione in atto tra città molto vicine le une alle altre?
«Non credo. Vero è che in Abruzzo le aree interne sono quasi sempre penalizzate rispetto alle zone costiere. Lo spopolamento esiste, ma io dico che questo fenomeno va governato e, finché possibile, evitato. Bisogna proteggere a tutti i costi le aree interne, garantire servizi migliori».
Torniamo alla Grande Pescara, chi decide e come si affronta in sede politica un progetto di nuova identità urbana?
«C'è un organismo, che è l'assemblea degli enti locali. In pratica, il consiglio regionale integrato dai rappresentanti degli enti locali. Quella è la sede per affrontare dinamiche di governo come questa».
Organismo che esiste solo sulla carta. E neppure risulta sull'agenda politica regionale. Che, stante la gravissima crisi economica, può semplicemente occuparsi e preoccuparsi di produrre tagli di spesa e ai servizi.
«Sì, in effetti questa assemblea, che io sappia, è stata istituita soltanto in Toscana. Ed è vero che tutti si dicono pronti a dare vita a questa assemblea. Ma poi, in realtà, si fa poco o nulla».
Quindi il processo spontaneo della conurbazione può proseguire in modo spontaneo, o più o meno selvaggio, senza controlli e scelte programmatorie che evitino sprechi e doppioni?».
«Io dico che non serve mettere assieme tre città, perché io potrei rispondere che Chieti può fare una più grande città con Francavilla, Ortona e Guardiagrele. Che senso ha? Noi abbiamo invece necessità di favorire il dialogo tra istituzioni e municipalità. Insomma, facciano pure la Grande Pescara. Ma io dico che questa è una visione parziale, un po' rimediata, di quel che veramente accade e di cui tutti dovremmo preooccuparci un po' di più».