Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/04/2026
Visitatore n. 753.256



Data: 08/12/2010
Testata giornalistica: La Repubblica
Fini: «Se si vota, non andremo col Pd» (L'intervento a Ballarò)

Il presidente della Camera a Ballarò: "Il governo non ha maggioranza numerica né politica, e il premier è buona parte del problema. In caso di elezioni ci presenteremo con un polo della responsabilità". Casini: "Silvio in politica anche non da premier"

Fini: "Se si vota, non andremo col Pd" Berlusconi riunisce i suoi parlamentari Gianfranco Fini intervistato a Ballarò
ROMA - "Berlusconi lasci prima del 14 dicembre: questo governo non ha più una maggioranza, né numerica, né politica" e "confidare in qualche malattia dell'ultima ora è sinonimo di disperazione". In un'intervista a Ballarò, il presidente della Camera Gianfranco Fini rinnova l'esortazione al premier affinché si dimetta prima del voto di fiducia previsto per la prossima settimana. E avverte: "Non ci saranno elezioni anticipate, al Paese non servono. Ma nel caso si voti non è possibile una nostra alleanza con il Pd. Ci presenteremo con un polo di responsabilità nazionale".

Intervistato da Giovanni Floris su RaiTre, il leader di Fli non esclude la possibilità di un Berlusconi bis, ma al contempo fa presente che "Berlusconi è buona parte del problema" e avvisa che "galleggiare con un governicchio di minoranza confermerebbe agli italiani la convinzione che il governo non vuole più governare". Per questo si dice sicuro che il governo non otterrà la fiducia in Parlamento, ma avverte che, se anche la sua previsione non fosse sbagliata, resterà sullo scranno più alto di Montecitorio per il proseguio della legislatura.

Il leader di Fli rifiuta quindi sia l'etichetta di "traditore", sia quella di "complottardo". "Io traditore? Quando non si hanno argomenti si parla di tradimenti, complotti, congiura. Congiura da parte dei magistrati, giornalisti, potenze internazionali",
rincara Fini, ribadendo che "il vero ribaltone lo ha fatto chi ha contribuito a mettere alla porta il cofondatore del partito e chi si è considerato il padrone".

Le parole del presidente della Camera giungono al termine di una giornata iniziata con un durissimo editoriale di Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo, nel quale i finiani rimandavano al mittente le accuse di tradimento. Se di tradimento si deve parlare, scrive il direttore Filippo Rossi, l'unico responsabile è il premier. Ovvero colui che "distrugge il buon nome della propria patria nel mondo", colui "che esalta la propaganda invece del buon senso". "Vero traditore è chi fa del suo ruolo pubblico un affare privato. E chi non sa rappresentare un intero popolo. Chi non è in grado di fare un passo indietro. Chi si crede inamovibile. Vero traditore è chi calpesta le regole in nome del suo infinito narcisismo. Vero traditore è chi tratta i suoi alleati come se fossero dipendenti. E chi non ha il senso del limite. Se di tradimento ci costringete a parlare, l'unico vero traditore si chiama Silvio Berlusconi", scrive Rossi.

"Vogliamo ancora giocare con la categoria del tradimento? È quello che sembra voler fare lo stato maggiore del Pdl insieme ai suoi mazzieri a mezzo stampa. Un articoletto apparso oggi sul quel foglio sporco di propaganda che corrisponde indecorosamente al nome di Libero racconta di quando il deputato finiano Enzo Raisi tradì per la prima volta all'età di quindici anni - continua Rossi - Quindici anni, avete letto bene. Sicuramente la puzza rancida di questo articolo non è la stessa delle foto sbattute in prima pagina, ma dimostra comunque quanto il berlusconismo 'culturale' sia arrivato a un punto di non ritorno, di quanto stia rimestando nelle fogne dell'animo umano, nella putrida melma di biechi sentimenti che si fingono idee".

Volano gli stracci nel centrodestra, in attesa dello scontro sulla fiducia. Per preparare meglio la giornata del 14, il Cavaliere incontrerà i senatori domenica 12 dicembre. Il giorno dopo toccherà ai deputati.

Intanto, intervenendo a Matrix, Pierferdinando Casini sembra confermare l'esistenza di un "Piano B" del premier così come rivelato oggi da Repubblica. Non c'è nessuna volontà di veder sparire Berlusconi dal panorama politico, spiega il leader dell'Udc, ma solo quella di "aprire una fase nuova". "D'altra parte - aggiunge aprendo alla possibilità di un Cavaliere "semplice" ministro - Berlusconi è in politica da tanto tempo, con ruoli diversi e non deve fare per forza il premier".

Nel frattempo il Pd scalda i motori per la manifestazione nazionale dell'11. L'obiettivo è quello "mandare a casa" il governo. "E' il momento giusto per provare a mandarlo a casa e dire la nostra - spiega Bersani - mi aspetto che ci sia tanta gente. Sento che la scelta della manifestazione è stata giusta, ci darà la forza per i giorni che vengono e che saranno impegnativi, così potremo condurre la nostra battaglia da una posizione avanzata".

Sull'intricata situazione politica è intervenuta infine oggi anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. "Quello che succederà il 14 non lo sa nessuno - ha detto parlando a un convegno a Washington - un giorno sembra che siano lontani e vicini alla rottura, poi improvvisamente Fini si riavvicina, può esserci un accordo last minute, vedremo il 14 mattina... Non accetteremo comunque governi che non funzionano e che non si prendano le loro responsabilità".

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it