BRUXELLES - "Un'idea che viene da lontano e che andrà molto lontano". Non perde l'ottimismo il ministro del Tesoro Giulio Tremonti e all'indomani della proposta, avanzata insieme al presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, di un'emissione obbligazionaria europea, l'E-Bond, torna a difendere l'idea. Nonostante l'accoglienza fredda ricevuta da parte di alcuni Stati membri, Germania in testa, il titolare di via XX Settembre ha spiegato: "Abbiamo voluto lanciare un messaggio politico: se la crisi è globale si può superare solo con una proposta comune europea". E ha aggiunto che l'E-bond "è la giusta direzione" e, diversamente da quanto sostenuto da Berlino, "la proposta così come è stata avanzata non comporta alcuna modifica del Trattato". Al termine delle due giornate di riunioni di Ecofin ed Eurogruppo che hanno dato il via libera definitivo all'aiuto finanziario all'Irlanda, Tremonti ha annunciato che venerdì prossimo alla Camera ci sarà un'audizione del commissario per gli Affari economici Olli Rehn e che quella sarà l'occasione per discutere della discrepanza tra le stime sul deficit italiano per il 2012 del governo, al 2,7%, e quelle dell'esecutivo europeo, al 3,5%, ossia al di sopra della soglia del 3% che l'Italia si è impegnata a rispettare. Nel presentare le previsioni economiche Ue, la settimana scorsa, Rehn aveva definito "fondamentale" per l'Italia attenersi ai suoi obiettivi di disavanzo e aveva aggiunto: "Se necessario dovranno essere adottate nuove misure per conseguire l'obiettivo". Un'ipotesi su cui il ministro si è limitato a rispondere: "Non so, vedremo". In vista del vertice dei leader Ue del 16 e 17 dicembre, in cui si discuterà di riforma del Patto di stabilità e di crescita, Tremonti ha spiegato che il criterio del debito pubblico e' "per noi un fattore fondamentale" nella valutazione della disciplina di bilancio, "ma non totale" e che la posizione italiana è allineata al "testo articolato" della Commissione, che "non contiene benchmark, numerici specifici, che estende la considerazione a tutti i fattori rilevanti e che vedrà i suoi effetti tra cinque anni, dal 2014". E anche sul modo in cui tenere conto delle riforme delle pensioni al momento di avviare una procedura per deficit eccessivo "siamo molto vicini a un compromesso", ha spiegato il commissario Rehn. Sul futuro dell'E-bond - che a differenza dell'eurobond originario sarebbe volto a finanziare fino al 40% del debito degli Stati, e non solo i grandi progetti infrastrutturali, attraverso la creazione di un'Agenzia europea del debito - anche il lussemburghese Jean-Claude Juncker si è detto ottimista, spiegando che "non è un'idea così stupida" e aggiungendo: "Bisognerà entrare nei dettagli. Quella sugli eurobond è un'idea che ha molti padri e - ha aggiunto - vorrei ricordare come anche la mia proposta sul ?semestre europeo' sia stata più volte respinta. Eppure il semestre dal prossimo anno ci sarà". L'idea dell'E-bond è piaciuta al presidente di Confidustria Emma Marcegaglia che, da Washington, ha ribadito di trovarla «un'idea giusta». E, ha sottolineato, prendendo spunto dall'intervento del governatore Draghi, la necessità « di trovare un punto d'equilibrio tra stabilità e crescita».
Tornando all'euro-obbligazione, proprio uno dei ?padri' dell'idea, l'ex presidente della Commissione Jacques Delors, è tornato a difendere la proposta, che è piaciuta anche al Portogallo. "Potremmo immaginare la creazione di obbligazioni pubbliche europee, tra i Sedici membri non per colmare i deficit ma per finanziarie spese d'avvenire'', ha spiegato Delors. Il ministro Tremonti è infine apparso soddisfatto dell'intesa raggiunta all'Ecofin sullo scambio di informazioni tra i paesi europei nell'ambito della lotta all'evasione fiscale. ?'L'Italia ha rimosso il veto - ha spiegato Tremonti - perche' crediamo che con questa intesa i tentativi di fare trattati bilaterali con Paesi extra-Ue saranno stoppati''.