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Pescara, 18/04/2026
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Data: 08/12/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: nessun passo indietro. Ma ora tutti trattano con tutti. L'Idv Scilipoti verso il Cavaliere, Grassano e Catone frenano

ROMA - Berlusconi da Arcore è tornato a Roma. Per curare personalmente, fin nei minimi particolari - ovvero: controllando ogni singolo voto e facendo calcoli di suo pugno, visto che col pallottoliere i suoi non hanno mostrato finora grande dimestichezza - il D-Day del 14 dicembre. La prima cosa che fa, è quella di sgombrare il campo a quelli che, nell'inner circle berlusconiano, vengono definiti «depistaggi». «Sono soltanto fantasie quelle che raccontano di un presunto Piano B, che avrei in animo di mettere in campo. Ovvero: un passo indietro personale e un governo di cui sarei soltanto ministro e non premier». «Fantasie, invenzioni giornalistiche», ecco: «Non c'è nessun piano B, nè C, nè D». «Purtroppo, da qui al 14 dicembre, chissà quante altri finti scoop vedremo», osserva anche il sottosegretario Bonaiuti.
La linea berlusconiana non cambia: nessuna dimissione prima del 14 e nessuna dimissione neanche dopo, se ottiene la fiducia. Sennò, dritti alle elezioni. «Altro che staffetta a Palazzo Chigi», si sfoga con chi è riuscito a parlarci. Lui ha visto Alfano. Ha visto Letta. Ha visto Verdini che tiene il pallottoliere per il 14 dicembre. Ha incontrato Arturo Iannaccone, leader di «Noi Sud», per assicurarsi che i deputati di quel partitello non facciano brutti scherzi. Insomma, il premier sta tessendo la sua tela, con la speranza - per lui è sicurezza - di farcela nel D-Day e di stupire tutti ancora una volta. In effetti, ieri, il clima a Montecitorio - dove i lavori parlamentari sono fermi ma s'è tenuto il concerto di Natale - era piuttosto mesto nel fronte anti-berlusconiano. I numeri sembrerebbero tutti dalla parte contraria al Cavaliere, 319 contro 310. Ma finiani che barcollano (Moffa in primis, a proposito del quale ieri si vociferava di un incontro con Berlusconi), dipietristi in bilico, donne incinte (la finiana Cosenza e la democrat Mogherini che potrebbero non votare), il Calearo ex Pd più di là (col governo) che di qua (contro).... Le incognite sono varie, e potrebbero pesare a favore del Cavaliere. Il calcolo (ottimista) che gira, fra i pidiellini, è questo. Si parte da 319 a 310. Ma se togli Fini che non vota, le due incinte, addirittura due del Pd che potrebbero smarcarsi dal proprio partito (ma ad occhi non pidiellini sembra improbabile), due di Fli che tradirebbero Gianfranco e Catone che già lo ha lasciato, si finisce più o meno in parità. Se non, addirittura, va in vantaggio il fronte dei berluscones. Catone, però, dopo tanto tentennare, ieri si sarebbe riavvicinato alla mozione di sfiducia. Nel campo dipietrista, Antonio Razzi non ha ancora scelto come comportarsi. Ma a sinistra si dispera: «Può dare l'appoggio al governo». Chissà. Un altro dipietrista, Domenico Scilipoti, sembra più per il governo che contro. Osserva: «Al momento seguo la linea del partito, ma certo ho ricevuto delle telefonate, oserei dire intimidatorie, da parte del mio partito, che mi fanno riflettere...». Il deputato dice di vivere un «malessere». Ovvero: non si sente apprezzato per il lavoro (tanti) che fa per il partito e in Parlamento. «La cosa che vorrei sottolineare - prosegue Scilipoti - è che io non sto sollevando ora questi problemi per alzare il prezzo in questo momento particolare. No, io ne sto cercando di parlare da mesi, ma fino ad ora non mi hanno dato grande ascolto...». Il capogruppo dell'Idv, Donadi: «Scilipoti ha rifiutato ogni chiarimento con Di Pietro». Uno che conosce bene i comportamenti degli inquilini del Palazzo, l'uddiccino Renzo Lusetti, fa notare: «Quando uno comincia a defilarsi, a non rispondere, a fare l'evasivo, significa spesso che sta pensando al salto della quaglia». Si vedrà. Intanto, la destra carezza il dipietrista eretico, e lo difende: «Piena solidarietà all'amico Scilipoti, che oggi può rendersi conto della qualità delle persone con le quali ha condiviso due anni di legislatura», dice Francesco Pionati, liderino di un partitino mono-personale di centro. E ancora: il lib-dem Grassano aveva firmato la mozione di sfiducia, dava segni però di voler appoggiare il Cavaliere e pencolava di qua e di là. Ora pencola ancora ma, forse, più verso gli avversari che verso i sostenitori del governo.

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