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Pescara, 18/04/2026
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Data: 09/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Prestito di 200 milioni, pressing di Chiodi. Il presidente preme sul governo nazionale anche per l'anticipazione dei fondi Fas

Riprende la corsa contro il tempo per risanare la nuova voragine Idv: il governatore deve dimettersi

L'AQUILA. Riprende oggi, in un clima di polemiche, la corsa contro il tempo per trovare una strategia efficace per la copertura, entro l'anno, della voragine di 528 milioni di euro nella sanità abruzzese, il nuovo buco emerso nei giorni scorsi, relativo agli anni 2004 e 2005 e 2006 e 2007. Il governatore commissario, Gianni Chiodi, rientrato da Bruxelles, ha ripreso ad alimentare i contatti.
E oggi ripartirà alla carica con il governo nazionale per ottenere un prestito da 200 milioni di euro per scongiurare un nuovo, disastroso, aumento di Irap e Irpef, già al massimo, a causa del piano di rientro concordato negli anni scorsi con Roma. Chiodi conferma che la strategia individuata, peraltro già concordata con i sindacati, è quella di coprire l'ingente somma con 168 milioni già individuati attraverso la gestione commissariale, 160 reperiti dai fondi per le aree sottoutilizzate (Fas), per i quali è stata presentata istanza di anticipazione, e appunto i duecento milioni di prestito dallo Stato che dovranno essere restituiti in trent'anni.
Entro la settimana, Chiodi sarà a Roma per avere il lasciapassare di attingere al fondo di circa un miliardo di euro previsto nella legge finanziaria 2009, sotto forma di prestito obbligazionario, per le quattro regioni cosiddette canaglia per il debito sanitario, Lazio, Molise, Campania e Calabria. Lo stesso gruppo dal quale l'Abruzzo era uscito nei mesi scorsi per aver superato le valutazioni del tavolo di monitoraggio con i complimenti del ministro della Salute, Ferruccio Fazio.
«Quanto è capitato è un grave incidente di percorso, ma stiamo tentando in ogni modo di evitare l'aumento delle tasse per i cittadini e le imprese» spiega Chiodi. «Dobbiamo reagire per il futuro dei nostri giovani e dei nostri territori. Vogliamo continuare l'azione di risanamento del bilancio e della sanità che stiamo portando avanti dal nostro insediamento, che vede la Regione Abruzzo come un modello a livello nazionale».
Ma sulla delicata tematica sanitaria, lo scontro non accenna a rientrare. Il senatore Alfonso Mascitelli, segretario regionale dell'Italia dei valori, boccia l'idea di un tavolo tra maggioranza e opposizione portata avanti da alcune associazioni di categoria e chiede le dimissioni del commissario.
«In riferimento alla legge che obbligava il commissario, entro giugno 2010, non oggi, alla conclusione della ricognizione dei debiti, individuando modalità e tempi di pagamento», attacca Mascitelli, «delle due cose l'una: o Chiodi sapeva e ha nascosto i conti, anche perché stranamente nessuno più parla dell'altra inadempienza, il mancato recupero dei crediti non esigibili delle strutture private per decine e decine di milioni, oppure non era stato in grado di assolvere il proprio ruolo di commissario. In entrambi i casi, in un Paese normale, le sue dimissioni sarebbero un atto dovuto».
Seccata la replica di Chiodi: «Mettendosi in evidenza su tecnicismi e aspetti marginali, le opposizioni stanno cercando di spostare l'attenzione dal vero problema, cioè che a causare la voragine a danno degli abruzzesi è stata la vecchia classe politica nella quale gli esponenti del centrosinistra erano rappresentati a tutti gli effetti. Il centrosinistra ha avuto una parte rilevante di responsabilità in questa brutta vicenda, essendo stato al governo della Regione in tre dei quattro anni in cui è avvenuta la gravissima distrazione di fondi. Questi signori non devono pensare di potersi scrollare di dosso oggi le responsabilità nei confronti di chi deve porre rimedio ai gravi danni da loro causati».

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