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Pescara, 18/04/2026
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Data: 10/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Trattative fallite, è muro contro muro. I finiani: voteremo la sfiducia. Berlusconi: da irresponsabili far cadere il governo

La rottura dopo la fuga di notizie sull'incontro segreto con Bocchino

ROMA. «Se Berlusconi non prenderà atto della necessità di aprire, attraverso le sue dimissioni, una nuova fase politica, Futuro e Libertà voterà la sfiducia». Gianfranco Fini riunisce i vertici del partito e conferma la linea dura. A 4 giorni dal voto che deciderà il futuro del governo, salta la trattativa tra Fli e Pdl per un accordo preventivo e tra gli ex alleati è muro contro muro. «L'ipotesi di dimissioni di Berlusconi non è tra quelle contemplate né immaginate e conseguentemente l'ipotesi di un Berlusconi-bis non esiste» spiega il ministro della Giustizia e fedelissimo del Cavaliere, Angelino Alfano. Poi, in serata, arriva la conferma direttamente dal premier: «E' irresponsabile aprire la crisi. Sul voto di martedì sono sereno, non penso che siano molti che vogliono tradire gli elettori. Sono sicuro che il 14 avremo la fiducia in entrambe le Camere».
E' questo il risultato di una giornata scandita da vertici e controvertici che spinge Fini a chiudere definitivamente la porta a un'intesa col premier. A riportare il presidente della Camera sulle barricate è stata la «totale assenza di riservatezza» da parte di Berlusconi che secondo i finiani avrebbe permesso la fuga di notizie sull'incontro che c'è stato nei giorni scorsi con Italo Bocchino per far saltare tutto. «Berlusconi si è dimostrato come sempre inaffidabile. C'era una trattativa in corso su una crisi pilotata ma lui ha buttato tutto al macero e io ho sbagliato ancora una volta a fidarmi. Ora ci sarà una crisi al buio, l'ha voluta lui. Noi ci giochiamo la nosta partita fino in fondo», spiega Fini allo stato maggiore del partito che si riunisce in mattinata nella sede di FareFuturo. Ed è lì che il presidente della Camera lancia l'ultima sfida al governo, denuncia una «pressione indebita» sui singoli deputati da parte dei cacciatori di voti messi in campo dal Cavaliere e riesce, almeno in questa difficile fase, a tenere unito il partito.
Solo Silvano Moffa ha cercato di convincere Fini a non chiudere la porta a un'intesa in extremis. E quando al termine dell'incontro gli è stato chiesto se avrebbe votato la sfiducia, lui si è trincerato dietro il classico «no comment». A non avere dubbi è invece il moderato Giuseppe Consolo, che ha sempre sostenuto la linea della mediazione e ora si adegua alle decisioni della maggioranza: «C'è una linea unitaria e io la seguirò». I finiani si preparano ad affrontare il voto di fiducia in un clima avvelenato dalle accuse di corruzione che l'opposizione muove al premier e dalle vistose crepe nel Terzo polo causate dalla fuga di notizie sulla trattativa con Bocchino. Non c'è dubbio, infatti, che l'irritazione di Casini per essere stato tenuto all'oscuro del tentativo di Fini di trovare un accordo in extremis con il premier costituisca un brutto precedente per l'area di responsabilità nazionale.
Per ora, il leader dell'Udc non commenta ma chi gli ha parlato assicura che è furioso e la ragione è semplice. Tenendolo all'oscuro del tentativo di Bocchino di strappare un accordo preventivo su un Berlusconi-Bis, Gianfranco Fini ha dimostrato di non fidarsi neanche un po' di Casini, che del Cavaliere non vuole nemmeno sentir parlare. Il premier andrà alle elezioni anche se dovesse ottenere alla Camera un pugno di voti di vantaggio? I finiani pensano di sì e in vista del probabile voto anticipato studiano come poter ricucire con il leader dell'Udc. Quel che è certo è che Berlusconi è riuscito ad assestare un durissimo colpo al nascente Terzo polo.

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