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Data: 10/12/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il gelo di Casini: la trattativa è stata un errore. Il leader Udc «comprensivo» per le difficoltà di Fli: ma ora basta impiccarsi alla sfiducia

ROMA - Non si può parlare ancora di ritrovata armonia, ma Pier Ferdinando Casini non vuole legarsi al dito il mezzo tradimento di Gianfranco Fini. Così ieri mattina, quando il presidente della Camera ha voluto incontrarlo, il leader dell'Udc ha risposto con quella che in via Due Macelli viene definita «cristiana comprensione».
Fini ha cercato di minimizzare. Ha spiegato che l'apertura al Berlusconi-bis era «stata solo una mossa tattica». «Il modo migliore», ha argomentato, «per togliere l'alibi a chi nel mio partito teme il voto di sfiducia al governo e avrebbe potuto rimproverarmi di non aver fatto tutto il possibile per evitare questo epilogo. Ma, come al solito, Berlusconi si è dimostrato inaffidabile, punta solo a dividere e a rompere. Non ha nessun proposito costruttivo». Casini ha risposto con una garbata alzata di spalle: «Meglio così, soprattutto per te. Se fossi entrato davvero in un Berlusconi-bis non avresti ottenuto un buon risultato. Anzi...».
E in quell'anzi c'è tutto l'allarme e lo sconcerto di Casini. Ai suoi collaboratori il leader centrista ha confidato lo stupore di quando ha scoperto che Italo Bocchino era stato inviato segretamente ad Arcore. «Anche a me Berlusconi ha proposto una cena, ma non ci sono di certo andato... Mi sono limitato a una telefonata con Letta». Come dire: il Fli è stato ingenuo. Ha dimenticato che tutto ciò che tocca il Cavaliere e passa nella sua villa di Arcore, viene poi triturato. «Guardate anche la fine di Renzi, il rottamatore rottamato». Per dirla con Rocco Buttiglione, «Fini si è comportato da pollo, è caduto nella trappola del Cavaliere che tenta di dividerci».
Ma Casini, piuttosto che caricare a testa bassa l'alleato, ha preferito sottolineare «il cataclisma scongiurato». Perché se davvero Futuro e libertà avesse aderito a un nuovo governo di Berlusconi, addio Polo Moderato. L'Area di Responsabilità - costituita meno di una settimana fa insieme a Francesco Rutelli, all'Mpa di Raffaele Lombardo e ai Libdem di Italo Tanoni - sarebbe evaporata all'istante. «In un governo-Berlusconi io non c'entro, questo è sicuro. Qui ci vuole più freddezza e maggiore lucidità».
Dunque, invece di recriminare per i silenzi sospetti di Fini, Casini si è detto «comprensivo per le difficoltà» dell'alleato marcando le differenze: «Lui viene dalla maggioranza, noi siamo all'opposizione». Più o meno ciò che afferma Adolfo Urso, il coordinatore del Fli: «Con l'Udc nessun problema, l'importante è che tra noi ci sia lealtà e comprensione reciproca. Noi eravamo in maggioranza, loro no. Ciò che può tentare il Fli non può farlo l'Udc. E viceversa».
Vero. Come è vero che ora Casini cerca di difendere il Polo Moderato dalle incursioni di Berlusconi. «Ci vuole serenità. Inutile impiccarsi ai voti, le risorse di persuasione del premier sono immense....». Chiara l'allusione al portafogli gonfio del Cavaliere. «Ed è inutile anche puntare tutto sul successo della mozione di sfiducia, se Berlusconi martedì riuscirà a stare in piedi per due-tre voti, cambierà poco. Non è una vittoria numerica che serve, ma politica». Parole che segnano una marcata differenza tattica e strategica con il Fli.
Non manca un accenno al pressing delle gerarchie cattoliche che tifano per una rottura dell'asse con Fini, considerato «troppo laicista». «E' la nostra politica e la nostra coerenza su certe tematiche care alla Chiesa che parlano per noi», ha detto Casini in settimana ai cardinali che ieri si sono seduti con Berlusconi, al pranzo organizzato dall'ambasciata italiana presso la Santa Sede. «E posso garantirvi che la nostra coerenza è ben superiore a quella del premier...».

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