ROMA. E ora che anche la strada della trattativa si è definitivamente chiusa, il mercato impazza, i bluff si moltiplicano, le scommesse prosperano. A stare ai segnali di queste ore, il 14 dicembre può davvero accadere di tutto. Ma paradossalmente a nessuno dei due schieramenti che si fronteggiano basterà la vittoria, pur importante, in quel giorno. Tutto si deciderà infatti nelle settimane successive, comunque vada il voto del 14.
Stando ai numeri, al netto del mercato dei prossimi giorni e se i finiani voteranno davvero in modo compatto, il governo Berlusconi non dovrebbe avere la fiducia. Anche se lo scarto si fa sempre più esiguo. Se così fosse, gli scenari possibili sono probabilmente tre, e non solo due. Tutto dipenderà da cosa accadrà nel centrodestra subito dopo le dimissioni di Berlusconi. Perché se in quel caso esploderanno i malumori e l'attuale maggioranza, come molti sostengono, perderà pezzi importanti, allora si spalancherà la strada a un governo di transizione con dentro Pd, Udc e finiani.
Se, al contrario, il centrodestra resterà sostanzialmente compatto sarà praticamente inevitabile tornare al voto. Ma l'unica prospettiva non è quella di elezioni il 27 marzo, come ripetono Pdl e Lega (ieri l'ha sostenuto Lamberto Dini, uno che di cambi di casacca se ne intende). C'è una terza subordinata che si fa strada in questi giorni. Se dalla maggioranza si staccasse anche solo un drappello di senatori del Pdl per consentire un'altra maggioranza a Palazzo Madama, allora si potrebbe dar vita ad un nuovo governo solo per il tempo di modificare la legge elettorale e poi andare a votare, magari a maggio, insieme alle amministrative. E ad esempio Beppe Pisanu ha già sostenuto che voterà la fiducia ma, nel caso Berlusconi volesse subito a votare, sarebbe pronto a uscire dal Pdl, probabilmente portando con sè i parlamentari che gli sono vicini.
Per Berlusconi il 14 è ovviamente il d-day. Una sua eventuale vittoria anche alla Camera segnerebbe una significativa affermazione politica. Ma sulla carta, vincere per 2-3 voti non risolverebbe certo i problemi del governo. Anzi, in teoria complicherebbe la situazione. A quel punto, dopo aver appena ottenuto la fiducia, il Cavaliere non potrebbe infatti andare da Napolitano a chiedergli le elezioni. E d'altra parte governare in quelle condizioni sarebbe impensabile e autolesionistico. ecco perché anche Berlusconi può sperare solo che una sua vittoria di misura provochi poi un successivo smottamento nel fronte opposto. Per poter trattare da posizioni di forza, trovare i numeri necessari e magari convincere l'Udc a sostituire i «traditori» finiani.