PESCARA. «Caro Antonio, non sono Pietro Micca. Non sono quello che lancia la stampella contro il nemico e decide di soccombere. Quello che però non accetto è la convinzione che tu hai di essere al di sopra dell'uomo Razzi, sempre e comunque, dimenticando che quest'uomo ha vissuto una vita, una sola moglie, creato una famiglia, avuto dei figli e oggi ha dei nipoti».
E' un passo della lettera che Antonio Razzi ha inviato ad Antonio Di Pietro, ieri, e in cui (confondendo Pietro Micca con Enrico Toti) spiegaa il suo passaggio dai parlamentari dell'Italia dei valori al gruppo misto Noi Sud-Popolari per l'Italia di domani, un movimento che sostiene il governo Berlusconi.
Originario di Giuliano Teatino in provincia di Chieti, dove è nato nel febbraio del 1948, Razzi, che ha casa a Pescara, è stato eletto, alle politiche del 2008, nella circoscrizione Europa tra le fila dell'Idv. «Dopo una sofferta decisione, non mi sento più di appartenere al partito che ho servito e onorato per molti anni», ha spiegato ieri il parlamentare.o «E' venuto meno il rapporto di fiducia sul quale avevo basato tutta la mia attività politica di questi anni», ha aggiunto Razzi, ricordando «la storiella del mutuo» lasciata «alla strumentalizzazione della stampa per rinvigorire la popolarità dell'Italia dei valori».
Al termine dell'annuncio dell'addio di Razzi, ieri, sono volate parole grosse nella sala stampa di Montecitorio tra i parlamentari dipetristi Stefano Pedica ed Elio Belcastro e Arturo Iannaccone di Noi Sud. «Vergogna, trasformisti», ha detto Pedica. «Taci, non sei nessuno», hanno replicato Iannaccone e Belcastro. «Vergogna, non c'è spazio per voi».
Lo scorso settembre, Razzi balzò agli onori della cronaca per avere denunciato le avances del Pdl. Il partito del premier, secondo le rivelazioni dello stesso parlamentare abruzzese, si sarebbe spinto a offrirgli la ricandidatura e il pagamento del mutuo della casa acquistata a Pescara.
All'epoca della prima, smentita, fuga dall'Idv, Razzi aveva puntato il dito contro il mercimonio di deputati. «Il sistema del Pdl è oramai consolidato nella compravendita giornaliera dei parlamentari e come in tutte le compravendite c'è un soggetto che vende e un altro che acquista», disse. E raccontò di essere stato avvicinato da qualcuno che gli aveva «offerto l'elezione sicura in Italia». A quel punto, riferì, «io gli ho anche detto "ho un mutuo da pagare" e loro mi hanno risposto: "Non si preoccupi, provvediamo noi". Ma io voglio pagarlo da solo il mutuo». Ieri però Razzi ha ridimensionato. «Quella era una battuta, io non ho nessun mutuo da pagare», ha assicurato.
Con Razzi anche un altro deputato ha lasciato l'Idv: Domenico Scilipoti, 53enne medico di Messina, che se n'è andato per fondare con Massimo Calearo e Bruno Cesario, entrambi con un passato prima nel Pd e poi nell'Api, il Movimento di responsabilità nazionale. Scillipoti non ha ancora deciso se votare la fiducia al governo Berlusconi, il 13 dicembre. «Come moderato e come cristiano spero che Dio mi illumini sul voto», ha detto.
L'uscita dall'Idv di Razzi e Scilipoti ha non poco irritato Antonio Di Pietro che ha parlato di «Giuda».
«Non rinnego lo spirito con cui ho lavorato», ha scritto Razzi nella sua letera di addio al ex pm di Mani Pulite, «ma, dato che non hai saputo o voluto essere leale, ho deciso di non fare più parte della tua squadra», perché «te, caro Antonio, ho ricevuto solo mortificazioni. Ho sopportato la tua indifferenza ai miei sforzi di essere all'altezza, le mortificazioni e le offese più o meno esplicite sul mio conto. Gli anni passati con Di Pietro, ha concluso il deputato abruzzese, «hanno rappresentato solo sofferenze e mia moglie ne sa qualcosa per essersi ammalata a causa delle mortificazioni procuratemi dal tuo comportamento».