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Data: 11/12/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Dai magistrati i vertici di Ama e Atac L'azienda di trasporti: noi parte offesa

I pm vaglieranno le nomine a chiamata diretta, ma anche i concorsi

ROMA - Saranno convocati in procura come testimoni i vertici di Atac e Ama, i dirigenti e i funzionari delle due municipalizzate finite nella bufera per l'ultima «parentopoli». Ai manager delle società i magistrati, che indagano per abuso d'ufficio con due fascicoli separati, chiederanno chiarimenti in merito alle procedure di assunzione e alle modalità di selezione dei dipendenti. Ma la procura non vaglierà soltanto i contratti di nomina per chiamata diretta, quelli finiti nella bufera, ma anche le assunzioni fatte attraverso i concorsi e tutta l'attività che comprende gli ultimi dieci anni. Prima, però, la procura dovrà acquisire tutta la documentazione: contratti, regolamenti e protocolli che normano la disciplina delle assunzioni nelle due aziende. Perché le chiamate dirette erano previste dal regolamento. Nelle prossime ore i carabinieri del comando provinciale di Roma acquisiranno gli atti nelle sedi delle municipalizzate. A piazzale Clodio attendono «una montagna di documenti». E «sarà un lavoro lungo e complesso», è il commento che si sente ripetere negli uffici giudiziari.
Intanto, ieri il procuratore Giovanni Ferrara ha incontrato il nuovo amministratore delegato di Atac Maurizio Basile, al vertice della municipalizzata dallo scorso ottobre, ma effettivamente alla guida della società da poche settimane. Basile ha avviato un'indagine interna per stabilire se le procedure che stabiliscono i criteri di assunzione siano stati violati.
Ed è stato proprio l'amministratore delegato Atac a chiedere al procuratore un colloquio, per offrire la propria collaborazione alla magistratura, annunciando che i risultati dell'indagine interna, pronti forse già alla fine del mese, saranno messi a disposizione dei sostituti responsabili delle inchieste. All'esame di una commissione sono finite le assunzioni dell'ultimo decennio, con una particolare attenzione, però, alle procedure seguite negli ultimi quattro anni. Un incrocio tra il regolamento vigente e le modalità delle chiamate. A Ferrara, Basile ha anche annunciato che, prima di consegnare l'esito degli accertamenti in procura, la relazione della commissione di inchiesta sarà sottoposta al vaglio di un giuslavorista e di un avvocato penalista. Così, mentre al procuratore ha detto con chiarezza che negli uffici è atteso l'arrivo dei carabinieri per poter consegnare tutta la documentazione, affinché la procura possa acquisire gli atti, l'ad ha anche tenuto a puntualizzare che la municipalizzata, nella vicenda, è parte lesa e in un eventuale processo si costituirebbe parte civile.
«Noi - è stato il commento di Basile - ci riteniamo parte offesa e non escludiamo di presentare delle denunce». Poi ha aggiunto come intende procedere rispetto alla ristrutturazione della società: «Il mio obiettivo è quello di fare diventare l'Atac un'azienda normale e per questo, con il piano industriale che presenteremo a gennaio, ci vorranno almeno tre anni. Puntiamo a una struttura efficiente che sappia valorizzare le qualità interne». In merito alle oltre ottocento assunzioni avvenute negli ultimi due anni in Atac, Basile ha spiegato che «circa la metà sono avvenute tramite concorso», facendo riferimento soprattutto ad autisti, macchinisti e operai. «Per noi questa resta la via principale per aumentare la pianta organica dell'azienda». La prossima settimana potrebbe essere convocato l'amministratore delegato che lo ha preceduto, Adalberto Bertucci, mentre il suo omologo all'Ama, Franco Panzironi, per il momento esclude l'ipotesi dell'apertura di una inchiesta interna.
Intanto procede anche il lavoro della procura della Corte dei conti. Il sostituto Guido Patti acquisirà nei prossimi giorni tutta la documentazione. La magistratura contabile dovrà stabilire se quelle assunzioni erano necessarie o se la "chiamata" diretta, di parenti amici e cubiste, sia andata a pesare inutilmente sulle casse della società. Al vaglio della magistratura anche il rischio di un danno all'immagine. Nel caso in cui emerga un danno erariale, la Corte dei Conti potrebbe decidere di chiamare i vertici delle aziende a risarcire l'amministrazione.

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