La "fatwa" contro i miscredenti di Futuro e Libertà è stata già scritta e ufficializzata: «Se Fli vota contro, mai più nel centrodestra». Un assaggio di campagna elettorale e la conferma che la posta in gioco nel voto di martedì non è tanto la sopravvivenza del governo - che bene che vada avrà una maggioranza risicata - quanto sbarrare la strada ad ogni maggioranza alternativa o "tecnica" e strangolare nella culla il terzo-polo.
Sinora la strategia del Cavaliere è stata quella del "carciofo". Ovvero puntare ad obiettivi diversificati e limitati, in modo da non compattare tutti i nemici in un sol fronte. Incassati i numeri grazie all'arrivo nella maggioranza di deputati da vari fronti, il Cavaliere ha ancora due giorni per lavorare sui finiani, puntando alla spaccatura dei futuristi. Indebolito anche quel fronte, non resta al premier che volgersi all'Udc e, Lega permettendo, invitare prima tutto il partito di Casini e poi i singoli parlamentari, a far parte della maggioranza. L'ennesimo appello alla responsabilità serve al premier per prender altro tempo in modo da rafforzarsi. D'altra parte la "melina" è cominciata a fine estate con i cinque punti (22 agosto). E' proseguita con il discorso programmatico (29 settembre) e si è trascinata sino ad oggi con il doppio voto di fiducia. Tutto ciò è servito al Cavaliere per resettare l'azione del governo e del centrodestra - grazie anche a qualche missione internazionale e trasferta a Napoli - scossi da scandali, inchieste e scissioni.
Superare lo scoglio di martedì è quindi fondamentale per il Cavaliere. Tutto in attesa non solo che le agenzie di rating confermino un giudizio positivo sull'Italia, ma che i sondaggi ribadiscano al Cavaliere le possibilità per il centrodestra di una nuova vittoria. Sondaggi che attualmente, se proiettati sui collegi senatoriali, non assicurano all'attuale centrodestra, la maggioranza a palazzo Madama. Una navigazione sostanzialmente a vista che vedrà il Cavaliere venerdì al Consiglio Europeo di Bruxelles pronto a mettersi di traverso all'idea tedesca di rientro rapido dal debito e favorevole a spostare al 2012-2013 ogni traguardo di risanamento.
Una strategia che forse può bastare a far tirare un sospiro di sollievo a qualche deputato in ansia per la pensione, ma che preoccupa i maggiorenti del Pdl che invece spingono per un "bis" allargato a tutto il terzo-polo, in grado di dare garanzie per una più solida governabilità. «Credo che l'Udc debba essere coinvolto in un ragionamento politico» sostiene infatti Franco Frattini. Il ministro non è il solo nel Pdl a ritenere necessario, dopo il voto, l'ampliamento della maggioranza. Al punto da non chiudere nemmeno ai futuristi. Di fatto Frattini esplicita gli umori della vecchia guardia berlusconiana che teme di essere ridimensionata, se non spazzata via, da un'imminente consultazione elettorale. Ragionamenti sul dopo-voto analoghi a quelli che si fanno in "Liberamente", la pattuglia degli ex socialisti composta da Cicchitto, Sacconi e Brunetta e nel gruppone di parlamentari che fanno riferimento a Claudio Scajola.
A via dell'Umiltà in queste ore c'è chi giura che dopo il doppio voto di fiducia, molti di questi colonnelli-berlusconiani muoveranno come un solo uomo per spingere il Cavaliere ad una trattativa che eviti le urne e il rischio di essere cannibalizzati al Nord dal Carroccio e al centro-Sud dagli ex di An. Berlusconi seguirà, più o meno convintamente, il consiglio. Un mese ancora, prima di evitare che con gennaio si chiuda la possibilità di andare al voto a fine marzo scaricando su Fini, la responsabilità della fine della legislatura.