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Data: 11/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Slitta a gennaio il legittimo impedimento. De Siervo, neopresidente della Consulta: non è un regalo al premier

ROMA. Si profila un rinvio a gennaio per l'udienza della Corte costituzionale sul legittimo impedimento. La decisione, ancora da formalizzare, è stata annunciata ieri dal nuovo presidente della Consulta, Ugo De Siervo, eletto poche ore prima al vertice della Corte con un solo voto di scarto. «Ma non va inteso come un regalo al premier», ha precisato De Siervo prima di salire al Quirinale.
L'orientamento della Corte, ha spiegato De Siervo, nasce dall'esigenza di «giudicare in un clima più tranquillo». L'udienza per la discussione dei ricorsi era infatti fissata per martedì 14 dicembre, lo stesso giorno in cui il Parlamento sarà impegnato a votare la mozione di sfiducia al capo dell'esecutivo, Silvio Berlusconi. Da qui l'ipotesi di un rinvio all'11 o al 25 gennaio 2011. La Corte, di frequente bersagliata da ripetute accuse «offensive» e «inaccettabili» di avere «orientamenti politici precostituiti», preferisce «non essere confusa con un organo politico», ha aggiunto il neo presidente. Dunque, prima di dibattere sul salvacondotto da cui dipende la ripresa o meno dei processi carico del premier, attenderà che il clima, «ora assai surriscaldato» dalle vicende di governo, si faccia «più tranquillo».
Nato a Savona, ma fiorentino di adozione il sessantottenne Ugo De Siervo ha inaugurato così il suo mandato da presidente della Consulta. Un'elezione che ha diviso, la sua, e che è arrivata soltanto al terzo scrutinio con otto voti a favore contro i sette attribuiti a Guido Quaranta, l'altro candidato. «Forse qualcuno non mi ha votato perché mi disistima o perché alcuni mi hanno tacciato di essere un "Pierino" e uno che non fa concessioni in camera di consiglio», ha detto ai cronisti il giurista nominato giudice costituzionale nel 2002 su indicazione del centro sinistra. Ma alla fine la scelta della Corte ha privilegiato un principio che il neopresidente ha sempre difeso: quello dell'anzianità di carica. Vero è, osserva De Siervo, che si tratta di un principio che il più delle volte porta a presidenze brevi (lui stesso dovrà lasciare il 10 aprile, alla scadenza del mandato novennale). Tuttavia è un meccanismo che «consentendo a tutti i giudici di assumere via via la presidenza, esalta la collegialità, evitando ruoli egemoni e tensioni improprie».

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