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Data: 11/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Di Fonzo: costretto a rompere col Pdl. Il presidente defenestrato da Paolini: «Non c'è paragone tra il mio operato e il passato»

Il primo cittadino lunedì nominerà il nuovo componente del consiglio di amministrazione Il ruolo di Bomba

LANCIANO. Consapevole o meno il sindaco Paolini ha innescato una bufera politica pesante con la revoca dell'incarico di presidente dell'ente fiera a Donato Di Fonzo, in odore di candidarsi proprio come primo cittadino alle prossime amministrative. E se il bilancio triennale «senz'anima» è tra i motivi ufficiali di questa decisione, dietro forse ce ne sono altri, come ammesso dallo stesso Di Fonzo. Uno di questi si chiama Cesarino Bomba.
È lui l'ago della bilancia dei rapporti politici e personali legati alla fiera. Anche se si schermisce, il consigliere comunale del Pdl riveste un ruolo importante nella questione del mandato revocato a Di Fonzo.
Un peso decisivo Bomba lo gioca ad esempio in sede di approvazione del piano regolatore generale. E lo ha giocato in passato come direttore dell'ente guidato per 17 anni come segretario generale.
Probabilmente al sindaco Filippo Paolini le sue idee sono risultate migliori di quelle di Di Fonzo se più volte ha provato ad inserirlo nel cda della fiera senza successo. L'ultima in ordine di tempo l'estate scorsa, quando Bomba, su suggerimento di Paolini avrebbe dovuto ricoprire l'incarico di direttore dell'ente poi confermato invece a Ciro Pasquini proprio per il veto posto da Di Fonzo.
«Non ne so nulla», dice Bomba, «né ho intenzione di ricoprire il ruolo di consigliere o di presidente. Lo farei solo se fossi gradito a tutto il cda e per il bene dell'ente e della città».
Fuori dai denti però Bomba si lascia sfuggire che «così com'è l'ente fiera non ha ragione di esistere».
«Manca competitività», dice, «quando c'ero io nessuna città abruzzese poteva competere con noi, ora nascono fiere fotocopia ovunque. Ho trasformato nel '76 la fiera da semplice manifestazione a rassegna nazionale, oggi invece l'ente è incapace di essere un punto di riferimento regionale». Ma il sindaco Paolini non si sbottona circa la nuova nomina di presidente. Per statuto l'incarico è affidato dal cda scegliendo tra i tre nominati di fiducia del sindaco. Con la revoca a Di Fonzo restano Domenico Cirulli e Roberto Assenti. Il terzo uomo dovrebbe essere nominato da Paolini lunedì.
«Sceglierò una personalità non politica, ma che abbia un curriculum di valore», ha spiegato il sindaco per telefono. Bomba sarebbe escluso però. «Si proporrebbe da consulente esterno per apportare idee nuove e non da consigliere», ha aggiunto Paolini. Quanto alla decisione su Di Fonzo il primo cittadino conferma la versione ufficiale: carenza di idee e «bilanci fotocopia con quelli degli anni passati in un momento delicatissimo».
«Non sono abituato a vivacchiare», ha sottolineato Paolini, «al mio fianco vorrei persone propositive, che facciano crescere l'ente e che rispondano alle sfide». Certo è che Di Fonzo, ex assessore regionale, non è nuovo alla presidenza dell'ente. Un incarico che ricopre dal 2005, confermato peraltro 4 mesi fa dal cda dell'ente e avallato dallo stesso Paolini. «È una scelta strumentale», attacca Franco Ferrante, capogruppo in consiglio del Pd, «dopo quattro anni si dà dell'incapace a Di Fonzo azzerando il lavoro di tanti anni. La verità è che il centrodestra è in difficoltà: si divide sulle questioni urbanistiche e ora anche sulle nomine».
Di Fonzo, dopo la bufera appare tuttavia tranquillo. «È finito uno stillicidio», chiarisce al Centro, «non sono uno yes man: mi sono opposto ad una vecchia concezione della politica e della gestione dell'ente, non c'è paragone tra l'operato del passato e il mio. Con questa decisione il sindaco Paolini ha aperto una frattura con il Pdl, ma io difendo con forza il mio operato e non condivido il discorso di un sindaco in scadenza». Di Fonzo non ha escluso un eventuale ricorso al Tar contro la revoca.

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