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Data: 11/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Marchionne contro la Fiom: blocca l'Italia. L'ad della Fiat: la newco di Mirafiori fuori da Confindustria e un contratto per l'auto

I PROGETTI DEL LINGOTTO «Intesa subito o niente investimenti» Landini: smantellano accordi e lavoro

ROMA. La newco di Mirafiori con Chrysler nascerà fuori dalla Confindustria e dal contratto nazionale di lavoro. L'ad della Fiat Sergio Marchionne lo ha chiesto e ottenuto dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Ma il manager italo-canadese ieri ha sferrato un nuovo, duro attacco alla Fiom-Cgil «che porta avanti un punto di vista che io non condivido. Penso che l'intransigenza che abbiamo visto sino ad ora andrà a bloccare lo sviluppo del Paese». Poco prima il segretario della Fiom, Maurizio Landini aveva commentato che la Fiat vuole smantellare il contratto nazionale e dettare l'agenda a Confindustria e governo. Il motivo dello scontro è proprio la joint venture che dovrebbe gestire il piano di investimenti per raddoppiare la produzione dello stabilimento torinese: la newco andrà oltre il modello Pomigliano attraverso un accordo quadro esclusivo per il settore dell'auto.
L'intesa tra Marchionne e Marcegaglia è stata raggiunta a New York in un incontro che ha partorito la possibile nascita di Federauto: «Può darsi che sia la soluzione giusta - ha detto Marchionne - potrebbe essere la soluzione, almeno temporanea, per i rapporti tra il Lingotto e la Confindustria». Il via libera di Confindustria è stato rapido: le richieste della Fiat, ha detto Marcegaglia, «non sono folli, non sono una lesione di diritti» e il contratto nazionale «non sarà annullato».
Come era già accaduto per la vicenda dell'accordo su Pomigliano, Marchionne ha messo sul tavolo una sorta di prendere o lasciare: «Non si possono fermare gli investimenti - ha detto rivolto ai sindacati - Non posso aspettare. La macchina mi serve». La Fiat vuole infatti gestire l'investimento con un contratto nuovo di zecca, certamente modellato alle sue esigenze produttive e di «governabilità» degli stabilimenti, per poter consentire «di stare sul mercato nel 2012. I conti alla rovescia siamo bravi tutti a farli», ma la necessità della sua azienda è quella di «lavorare e sviluppare» i modelli. L'ad del Lingotto ha cercato con la richiesta di un consenso sindacale in cambio dei soldi promessi di spingere verso una soluzione a lui favorevole l'esito del confronto che la stessa Fiat ha improvvisamente interrotto: «Se gli operai di Mirafiori non vogliono l'accordo lo dicano» in caso contrario «l'investimento non si fa. Ci sono tantissimi siti produttivi, la Fiat è un grande gruppo di 240 mila dipendenti di cui meno di un terzo in Italia».
I sindacati di categoria sono divisi. Fiom da una parte e Fim-Uilm dall'altra hanno organizzato le assemblee dei lavoratori in giorni diversi. Alcuni delegati Fiom hanno raccontato di contestazioni di operai Fim e Uilm ai propri dirigenti. La Fiom, nel mirino di Marchionne, si prepara a una nuova stagione di mobilitazione e di scontro. «La Fiat detta le condizioni a Confindustria - ha affermato il segretario generale Maurizio Landini - e vuole definitivamente smantellare il contratto nazionale». Per il leader delle tute blu della Cgil «le capriole del presidente della Confindustria servono nei fatti a coprire la volontà della Fiat di far diventare gli stabilimenti del Gruppo in Italia quelli in cui si delocalizzano produzioni e si cancellano i diritti».

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