Ci sono 360 milioni di ragioni per spingere il presidente Chiodi a dare una svolta al suo mandato. Ma bisogna fare presto. Gestire il rientro del debito della sanità non sarà semplice senza la collaborazione degli abruzzesi. Il primo segnale che Chiodi dovrebbe dare - per dirla alla Verdini - è di fregarsene dei giochetti di partito e dei capibastone della politica. Ci sono due assessori da sostituire: lo faccia subito, senza aspettare il permesso da Roma. Scelga due personalità fuori dalle bottegucce dei partiti. Poi allestisca un'Unità di crisi permanente per evitare il baratro all'Abruzzo. Un comitato di saggi che abbia come unico obiettivo quello di non sprecare più tempo e risorse. Mancano tre anni alla scadenza del mandato: con tre cose programmate insieme a opposizione e società civile si farebbe ancora in tempo a fare qualcosa. Altrimenti è meglio andare a casa.
Chiodi ha oggi 25 incarichi, troppi anche per una persona esperta e preparata. Con questi impegni non vorremmo risvegliarci con un altro buco nel bilancio, frutto di una distrazione o di un protocollo non letto.
Agli abruzzesi importa poco sapere chi ha provocato la voragine della sanità: temono nuove tasse, ticket, tagli ai servizi (come quelli ai trapiantati e ai malati di cancro), riduzione degli investimenti. Il 31 marzo e il 1º aprile 2009 resteranno nella memoria come due giornate-simbolo dell'insipienza e l'incapacità della classe dirigente: con più attenzione e professionalità si poteva intercettare subito il buco nei conti della sanità e fare qualcosa per la prevenzione del terremoto. Putroppo non è stato così. I particolari e i retroscena che riemergono dalle riunioni della Commissione Grandi rischi e da quella con il governo sulla sanità sono sconfortanti. Perché meravigliarsi se molti oggi chiedono a quei protagonisti di fare un passo indietro dalla vita politica? Perché bisogna aspettare il dopo e mai fare le cose giuste al momento giusto?
Lo studio del Sole 24 ore ha confermato che la qualità della vita peggiora. Il vivacchiare di certi sindaci e presidenti di Province provoca danni e irritazione. Che cos'altro deve capitarci per scuotere questa classe politica che crede ancora che cincischiare sia meglio che governare?