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Pescara, 16/04/2026
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Data: 13/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Fini: dal 15 passiamo all'opposizione «Berlusconi non avrà la fiducia». La risposta: «Lui e Casini non sono più credibili»

ROMA. Fini recita il de profundis per Berlusconi e apre a un governo guidato da Tremonti. Poi annuncia che comunque andrà la verifica in Parlamento, da mercoledì prossimo Fli sarà all'opposizione, ma nel centrodestra. Il Cavaliere, furioso, annulla tutti gli interventi e in serata sbotta: «Fini e Casini non sono credibili e i sondaggi in mio possesso lo dimostrano».
Tutto accade alla vigilia del dibattito che comincia oggi al Senato e alla Camera e si conclude domani con il voto. Un voto che si carica di incognite. Fini, che invita Berlusconi a dimettersi prima del voto, assicura che il suo partito non si dividerà ma la definitiva chiusura non piace a Silvano Moffa che guida la pattuglia delle 6 «colombe» scese in campo con una lettera-appello per evitare la sfiducia firmata anche da 10 parlamentari del Pdl. Il deputato finiano prende atto con «profonda amarezza» della decisione di votare comunque la sfiducia e fa capire che al momento della conta potrebbero esserci sorprese. «Continuo a pensare che gli italiani attendano da noi segnali di responsabilità» spiega Moffa, che questa sera potrebbe disertare la riunione con il vertice del partito: «La decisione di votare la sfiducia vanifica il confronto e rende superflua la riunione».
Le parole di Fini, del resto, non lasciano spazio alla mediazione. «Se Berlusconi non si dimette è perché vuole evitare i processi» affonda la terza carica dello Stato, che rispedisce al mittente l'accusa di ribaltonista e spiega che in caso di crisi, si può prendere in considerazione solo un altro governo di centrodestra. E una guida Tremonti rientrerebbe nel novero dei governi che Fli sarebbe disposto a sostenere. Fini difende l'azione della procura di Roma sulla compravendita dei deputati e accetta la scommessa che gli propone la Annunziata: «Se Berlusconi ottiene la fiducia con 10 voti in più mi dimetto da presidente della Camera». Ma questo è solo l'inizio di una intervista che rende ormai incolmabile il solco che lo separa dal Cavaliere. «Il problema è che noi non ci fidiamo più delle parole di Berlusconi perché ne ha pronunciate tante in questo anni e ora servono i fatti» affonda Fini per il quale Berlusconi alla Camera farà un discoro «latte e miele», dirà tutto e il contrario di tutto. «Dirà che è pronto a prendere in considerazione tutte le proposte di Futuro e Libertà. Ci insulta la mattina e il pomeriggio fa un discorso di apertura...».
Quel che è certo è che Berlusconi pensa di aver già incassato la fiducia, anche se per pochi voti, e pensa a come poter tenere in piedi il governo senza l'appoggio dei finiani. La speranza è che i centristi dell'Udc cambino posizione sul governo e magari appoggino alcuni provvedimenti. Ma l'allargamento del governo all'Udc continua a scontrarsi con il veto di Casini. E a nulla serve mettere in campo un paio di ministri tecnici dai nomi prestigiosi, come ad esempio Mario Monti. Il leader centrista ha già deciso. «Berlusconi dovrebbe capire che l'unica cosa seria è andare a dimettersi evitando una ridicola conta» spiega Casini per il quale c'è bisogno di una fase nuova, di una politica «che non dica più bugie o che ne dica di meno». Il Cavaliere resterà ancora in sella? «Prenderà la fiducia, se non ha sbagliato i conti...» sibila Umberto Bossi, che sbarra la porta all'Udc e continua a pensare che sarebbe meglio andare ad elezioni piuttosto che tirare a campare.

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