Ma il quadro è molto mobile e confusionario, più simile a un dipinto d'arte astratta che a un paesaggio fisso, e dunque ci si può ancora aggiungere di tutto.
Esempio: se l'ex democrat Massimo Calearo, che ha detto di astenersi, alla fine sceglie invece il voto per la fiducia - «Appena vedo il governo in difficoltà, gli darò una mano in extremis», afferma - i 312 Fiduciosi diventano 313. E già hanno rosicchiato una posizione agli Sfiducianti. Poi bisogna considerare l'ex dipietrista Mimmo Scilipoti. Che a questo punto è anche un caso umano.
Denuncia: «Una troupe di "Annozero" è andata a casa dei miei suoceri, facendo allusioni sul fatto che la casa di mia suocera era pignorata. Poi, non contenti, sono andati anche nel piccolo paese di Terme Vigliatore, in provincia di Messina, a parlare con mia madre che ha 91 anni e si è molto spaventata».
Ok, ma come voterà Scilipoti? «Basta con la deriva a sinistra, io sto con gli italiani!», ha proclamato ieri. Insomma: non si asterrà, ma voterà per il Cavaliere così come - ma lui l'aveva detto subito - il neo-compagno di partito, Cesario, altro transfuga folgorato sulla via di Arcore.
Quindi? Con Scilipoti, i 313 Fiduciosi diventano 314. A quel punto la partita finisce in pareggio - 314 a 314 - e in caso di pareggio la vittoria, secondo i regolamenti, va al governo.
Se poi in soccorso di Berlusconi arriva anche l'altro fuoriuscito dell'Italia dei Valori, Antonio Razzi, siamo al sorpasso: 315 contro 314. E però, le tre partorienti che non dovevano essere in Aula per il voto - tutte e tre appartenenti al fronte degli Sfiducianti - parrebbe che alla fine saranno tutte e tre, le finiane Bongiorno e Cosenza e la democrat Mogherini, ai loro posti di combattimento. E in questo caso, si verificherebbe il contro-sorpasso. Che, però, può essere vanificato dai problemi - ufficialmente smentiti da tutti a cominciare da Fini. «Voteremo compatti» - che esistono nelle truppe di Gianfranco. La pressione di Berlusconi sulla colombe di Fli è fortissima e non smetterà fino al momento del voto.
Silvano Moffa, che non è certo un tipo acquistabile ma un gentiluomo convinto sulla necessaria continuità del governo, alla fine farà prevalere la sua fedeltà a Fini oppure le proprie convinzioni non belligeranti?
Le "colombe" finiane assicurano che resteranno con Gianfranco. Ma al voto di Montecitorio mancano ancora 24 ore. Ossia, un secolo.