ROMA- Nessun ripensamento. Gianfranco Fini chiude definitivamente con Berlusconi e, intervistato da Lucia Annunziata, annuncia: «Il governo non avrà la fiducia, il premier si rassegni. E non c'è bisogno di aspettare la conta numerica perchè è già sfiduciato politicamente. Meglio quindi pensare a un altro Esecutivo. Ovviamente di centrodestra. Il nome? Non è quello che conta. Ma Tremonti, che è il ministro cardine di questo governo, andrebbe benissimo». Quindi, l'annuncio-bomba: «Ad ogni modo, se per caso Berlusconi dovesse salvarsi per un pugno di voti, cinque minuti dopo Futuro e libertà passerà all'opposizione. Ma- precisa- si intende sarà un'opposizione di centrodestra, che non dirà mai dei no a priori, ma voterà solo i provvedimenti che riterrà utili al Paese».
Poche, nette parole che fanno capire come ogni spazio di mediazione sia esaurito. «Non basterà il discorso del presidente del Consiglio, che sarà sicuramente al latte e miele, a farci cambiare idea- chiarisce il presidente della Camera- perchè ormai non crediamo più alle sue promesse. Ha avuto settimane per fare un gesto concreto. Avrebbe dovuto mettere nero su bianco quale sarebbe stata la nuova agenda di un nuovo governo. Avrebbe dovuto illustrare, nel concreto, le misure per fronteggiare l'emergenza economica e quella sociale. Avrebbe potuto aprire realmente, non a parole, alla modifica della legge elettorale, ritoccando innanzitutto il premio di maggioranza, da assegnare solo alla forza che ha ottenuto il 45 per cento dei voti perchè non esiste che chi ha avuto il 30 per cento dei consensi ottenga il 55 per cento dei seggi. Ma ha già detto che non se ne parla. La verità è che il premier vuole tutelare solo se stesso. Non a caso, ha annunciato che la prima riforma che farà sarà quella della giustizia, visto che può governare solo grazie al legittimo impedimento. E ora farà pagare le conseguenze di questo atteggiamento all'Italia. Perchè è chiaro che così facendo rischia di trascinarci a un voto anticipato di cui davvero non si sente il bisogno. Ma io- assicura- non credo si andrà alle elezioni».
Di fronte alle telecamere di Rai 3, il presidente della Camera, arrivato in via Teulada in compagnia del fido Italo Bocchino, ostenta grande sicurezza. Scherza, sorride, esclude di poter arrivare a dimettersi da presidente della Camera in caso di sconfitta, «perchè sfido chiunque a dimostrare che non ho guidato l'aula con imparzialità». E alla provocazione dell'Annunziata, che lo provoca proponendogli di rimettere il suo mandato «se Berlusconi dovesse vincere per più di dieci voti», risponde sarcastico che «vorrebbe dire che esiste Babbo Natale». Tuttavia, è ben consapevole che la partita che lo attende è durissima. Di qui il suo intervento, senza un minimo di apertura, teso a ricompattare le sue truppe. Che però getta nello sconforto quanti speravano che, di fronte a un discorso «alto e nobile» di Berlusconi, Fini potesse ricredersi e lasciare spazio, se non altro, a un percorso verso un nuovo Esecutivo, magari rafforzato con l'ingresso dell'Udc, senza insistere con la richiesta di dimissioni. Ma il leader ha troncato ogni speranza e ha fatto capire di non considerarsi più alleato del Cavaliere.
Le cosiddette colombe studiano le contromosse. Silvano Moffa, autore dell'ultimo tentativo di mediazione, è sconfortato. «A questo punto, anche la riunione di domani (oggi, ndr) con Fini diventa inutile. Sono davvero amareggiato. Vedremo cosa fare», sospira. L'incertezza è totale. Nei palazzi si sussurra di un disagio ormai dilagante tra i finiani che, oltretutto, si fidano pochissimo di Casini. Ma Fini li rassicura: «Conosco Pier da anni e so che non rinnegherebbe il gesto di coraggio di andare all'opposizione per accodarsi ora a Berlusconi», spiega. E sui suoi è pronto a scommettere. Anche sui titubanti Moffa e Consolo «che sono veri galantuomini». Ovviamente, nelle prossime ore i contatti sono frenetici. Ieri sera i senatori futuristi si sono visti a cena. Molti sarebbero i dubbiosi. A cominciare da Digilio e Pontone. Ma si parla di altre defezioni. Alle quali il presidente della Camera farà fronte oggi, quando incontrerà tutti i parlamentari futuristi e proverà a rimotivare le sue truppe.