In 139 hanno superato la selezione l'azienda non li ha mai chiamati Motivo: «Scadenza dei termini»
ROMA. Scavalcano le indagini della procura le polemiche sulle assunzioni clientelari all'Atac e all'Ama, le due municipalizzate che nella capitale gestiscono i mezzi pubblici e la raccolta dei rifiuti. Le notizie sulle decine di poltrone assegnate a manager, funzionari e segretarie legati agli interessi di partito, ha fatto infuriare le maestranze, da tempo alle prese con incolmabili vuoti di organici.
Ieri a esplodere è stata la rabbia dei conducenti degli autobus che tramite i sindacati di base hanno rammentato al sindaco Alemanno che la pazienza ha un limite. Ci sono infatti 139 autisti che sono stati già preselezionati dall'azienda, ma che non sono mai stati assunti, così si è giustificata l'Atac, «per scadenza dei termini».
L'accusa che potrebbe determinare l'apertura di un nuovo filone d'inchiesta, è arrivata dai sindacalisti di Usb e Sul nello stesso giorno in cui il Codacons ha presentato un esposto in procura per sapere se via sia qualche nesso tra le assunzioni clientelari, per le quali sono stati spesi moltissimi soldi, e i disservizi e gli incidenti che si sono verificati negli ultimi anni a danno dei cittadini romani.
I 139 autisti che mancano all'appello, denunciano adesso i sindacati, avevano tutti superato le selezioni della società esterna Praxi. Ma i loro contratti sono stati misteriosamente sospesi, per fare spazio all'assunzione di manager, cubiste, portaborse e altri raccomandati di varia natura. Con buona pace dei pochi autisti in servizio. «Stimiamo vuoti in tutti i depositi che superano complessivamente le mille unità», spiega il responsabile trasporti dell'Usb Lazio, Roberto D'Agostini. «I conducenti sono così costretti a turni massacranti per sopperire al fabbisogno dell'azienda. E diventa impossibile prendere congedi e ferie», aggiunge D'Agostino mentre Antonio Pronesti, rasponsabile del Sul, dice chiaro che «la scadenza dei termini, è servita a coprire i buchi di bilancio». In poche parole non c'erano soldi per assumere gli autisti, ma c'erano per i manager, lamentano i sindacati che denunciano anche la promozione di 60 autisti di Cgil, Cisl e Uil al ruolo di ispettori.
Dei 139 autisti fantasma, l'ex ad di Atac, Adalberto Bertucci dice di non sapere nulla. «Doveva occuparsene l'ufficio del personale». Stessa campana alla Praxi: «Era un compito dell'azienda».
In procura, intanto, dove il procuratore capo Giovanni Ferrara ha aperto un fascicolo per truffa e abuso d'ufficio, si aspetta che i carabinieri acquisiscano bilanci e libri paga delle due municipalizzate. Solo dopo sarà fatto il punto sull'inchiesta e saranno fissati i primi interrogatori. Gli accertamenti andranno a ritroso per arrivare fino al 2004; dunque la gestione Alemanno, ma anche la seconda parte del mandato di Walter Veltroni, il sindaco della sinistra.
Nel mirino ci sono 850 assunzioni Atac mentre più di un migliaio sono quelle di Ama. L'attensi concentrerà su quelle avvenute a chiamata diretta. I tempi, insomma, non si annunciano brevi. Ma se emergeranno elementi la procura è pronta ad aprire anche un terzo fascicolo, stavolta relativo al bazar delle assunzioni in casa Acea.
La corsa al posto fisso di figli, mogli e amici
Centinaia di assunzioni, 85 rischiano il licenziamento immediato
ROMA. Furibondo e deciso ad un rimpasto di giunta che potrebbe arrivare prima di Capodanno. Ha un diavolo per capello il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Investito dalla bufera di Parentopoli, l'ex di An divenuto primo cittadino nel 2008 ce l'ha con il suo staff e ce l'ha con i suoi. Ce l'ha con tutti quelli che hanno preteso troppo e che hanno inzeppato di amici e parenti le municipalizzate di trasporti e rifiuti, l'Atac e l'Ama, ben oltre i limiti del «fisiologico». Un vero «assalto alla diligenza» che in due anni ha visto assumere quasi duemila persone, in gran parte a chiamata diretta, tra le quali compaiono portaborse, assistenti, segretarie di politici d'area. Per non parlare di figli, cognati e mogli di militanti di secondo piano.
Rimpasto alle porte. I primi a pagare il conto potrebbero essere i due assessori sotto schiaffo: quello alla mobilità, Sergio Marchi, e quello all'Ambiente, Fabio De Lillo. Anche perché entrambi, oltre a essere responsabili di trasporti e rifiuti, sono stati contaminati dall'inchiesta sulla parentopoli. In Atac (da Cotral) è stata trasferita la fidanzata di Marchi; ed anche la segretaria, Loredana Adiutori, la figlia di questa e altri dipendenti del suo staff sono stati assunti dall'azienda dei trasporti capitolini. De Lillo, invece, in Atac avrebbe sistemato la cognata Claudia. Ma a rischiare la poltrona, secondo voci insistenti, sarebbe anche l'assessore all'urbanistica Marco Corsini che non c'entra nulla con lo scandalo delle assunzioni, ma che pagherebbe i contrasti col sindaco sulla «rogna» dei caseggiati da abbattere a Tor Bellamonaca.
Segretaria cercasi. L'imbarazzo più forte riguarda forse il folto drappello di ex segretarie di politici sistemate in Atac, dopo selezioni senza senza concorsi, non è chiaro con quali ruoli. In azienda ha trovato posto Michela Martucci, classe 1977, ex assistente di Giorgio Simeoni (vice di Storace alla Pisana e poi, nel 2008, eletto alla Camera dove siede in commissione Trasporti), già candiata per il Pdl al V Muncipio. E con lei, nella stessa selezione, si è assicurata uno stipendio anche Emanuela Gentili, ex assistente dell'onorevole Antonio Tajani. Ma a destare grande clamore è stata l'assunzione di Giulia Pellegrino, cubista con la passione dei calendari, che risulterebbe sponsorizzata dal deputato Gianni Sammarco, coordinatore romano del Pdl. Una sistemazione in Atac alla fine è saltata fuori anche per Francesca Roiate, moglie del segretario della Fit-Cisl di Roma, Alberto Chiricozzi.
Vecchie amicizie. Tra i nomi degli assunti in Atac a chiamata diretta ne spuntano anche due che rimandano agli anni di piombo. Sono quelli di Francesco Bianco, ex membro dei Nar dei fratelli Fioravanti poi transitato in Forza Nuova, e di Gianluca Pozzo, ex di Terza posizione (altra formazione neofascista degli anni Settanta).
Tremano in 85. La posizione più scivolosa, Alemanno lo ripete da giorni promettendo che chi ha sbagliato pagherà, sarebbe quella di 85 persone assunte a chiamata diretta dall'ex ad di Atac, Adalberto Bertucci, durante la fusione (in Atac) di Me.tro e Trambus. Il pasticcio si consumò tra la fine del 2009 e il 19 gennaio del 2010. Un periodo di interregno durante il quale, secondo il diritto societario, nessun atto doveva essere compiuto, pena la nullità, e che invece vide 85 assunzioni: 67 riconducibili a politici e 18 a sindacalisti, ha detto Alemanno ripetendo che i responsabili degli illeciti saranno chiamati a rispondere in solido ovvero a restituire gli stipendi indebitamente percepiti.
Un treno di voti. Seppur rimosso dall'incarico Bertucci è stato uno dei fedelissimi di Alemanno (il padre era un ufficiale della Repubblica di Salò). Il feudo di famiglia, (anche Bertucci Jr è in politica) è a Guidonia Montecelio, paese dell'hinterland romano che alle scorse elezioni regionali portò «un treno di voti» a Mario Brozzi, l'ex medico della Roma candidato nella lista Polverini in quota Alemanno. Sarà forse un caso se da Guidonia sono poi venuti 59 degli assunti Atac.
Altri numeri. Secondo il nuovo ad di Atac Maurizio Basile, ex capo di gabinetto di Alemanno, i numeri però sono diversi. Le assunzioni sono state 854. Metà sono avvenute a chiamata diretta ed è su questa compagine che si è accesa l'indagine interna.
Il caso Ama. Dal 2008 qui le assunzioni sono state 950 e «tutte regolari», a sentire l'azienda. Peccato che nella lista figurino il genero dell'amministratore delegato, Franco Panzironi, braccio operativo della fondazione alemanniana Nuova Italia, la compagna dell'ex capogruppo Pdl in Campidoglio, Davide Rossin, la figlia dell'ex caposcorta del sindaco (si è dimesso dal ruolo rientrando il polizia), Giorgio Marinelli, che da padre previdente aveva già sistemato l'altro figlio in Atac. (n.a)