Iscriviti OnLine
 

Pescara, 16/04/2026
Visitatore n. 753.174



Data: 14/12/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Atac. Le accuse del collegio dei sindaci: auto di lusso, consulenze e sprechi. Pesante relazione al bilancio 2009 approvata la scorsa estate

Si fa presto a dire parentopoli. A leggere la relazione del collegio sindacale allegata al bilancio dell'esercizio 2009, la chiamata in blocco di mogli, cognate, figli e cugini appare come un peccatuccio veniale, robetta da niente in confronto agli sprechi e alle spie che si accendevano ovunque per segnalare l'allarme rosso.
Sarà per questo che la relazione del consiglio sindacale, approvata dal Cda di Atac Spa all'inizio dell'estate scorsa, in questi giorni sta passando di mano in mano. Corte dei conti e Procura vogliono vederci chiaro. Le assunzioni facili sarebbero insomma, soltanto un aspetto, uno dei tanti, della disinvolta gestione finita sotto le lenti della magistratura. La stessa che ha fatto saltare l'ad di Atac Adalberto Bertucci sostituito in corsa da Maurizio Basile.
Appalti. Ed ecco che si fa strada un secondo filone d'indagine sugli sprechi: acquisti di «auto di marca pregiata», manutenzioni, sedi spalmate in tutta la città, nonostante i ripetuti inviti ad accorpare gli uffici. E al secondo filone se ne potrebbe presto aggiungere un terzo: gli appalti.
Il bilancio 2009 raccoglie i dati contabili e patrimoniali delle società incorporate a fine anno con la fusione Trambus Spa e Me.tro Spa. Società che, come si rileva nella relazione, «hanno continuato nel 2009 la loro gestione in completa autonomia nonostante la retrodatazione degli effetti contabili».
Omissioni. Vuol dire che ognuna è andata per la sua strada. Ad Atac Spa a volte non venivano comunicati neanche gli ordini del giorno dei Cda nonostante l'azienda madre fungesse da capofila nel periodo di transizione. Nel 2009 il collegio sindacale di Trambus SpA ha persino omesso di trasmettere al Comune di Roma la relazione sulle assunzioni. Strana amnesia, visto quello che poi sarebbe successo.
«Durante il 2009 - si legge ancora nella relazione - le tre società nonostante la direttiva di blocco dell'Azionista unico Comune di Roma, "debitamente diramata, hanno eseguito assunzioni di personale di vario genere». E il collegio sindacale, si precisa, «non ha ricevuto notizie di deroghe alla direttiva».
Sovrabbondanza.Al 31 dicembre 2009 il personale in servizio risultava essere di 12.957 unità: .94 dirigenti, 230 quadri, 1739 impiegati e 10.894 operai e autisti.Le consulenze esterne hanno raggiunto il tetto dei 20 milioni di euro. «Non sembra che sia verificato alcun effetto di sinergia - notava il Collegio sindacale - come auspicato nella delibera di riassetto», «il personale appare sovrabbondante in tutti i settori, specie in quello dirigenziale».Le tre società erano destinate a fondersi. Nessuna avrebbe dovuto quindi avventurarsi in impegni pluriennali. Ma nel regno di Bengodi ognuna «ha continuato ad operare liberamente». «In alcuni casi - si legge - il Collegio sindacale ha potuto trovare negli atti esaminati a campione comunicazioni degli assessori comunali che autorizzavano la trattazione dell'ordine del giorno di una seduta del Cda di Trambus interpretata come deroga alla direttiva emanata».
Via libera. Succedeva, insomma, che quando la capofila - guidata in quel periodo da Massimo Tabacchiera, che aveva cumulato gli incarichi di presidente e di amministratore delegato - imponeva un altolà, gli amministratori di Trambus, guidata all'epoca da Adalberto Bertucci, futuro ad di Atac, ottenevano il via libera dall'assessore scavalcando regolarmente la direttiva dell'azionista unico, cioè del Comune.
Sul Titanic il primo segnale che qualcosa non andava pare sia stato il cigolìo di una piccola rondella. All'Atac Spa si navigava verso una perdita di esercizio di 91 milioni di euro e i cigolii si sentivano ovunque. I revisori chiedevano lumi ma «nonostante i ripetuti solleciti», avevano «difficoltà nell'ottenere le risposte da parte degli amministratori e del funzionario».
Suv. Le indagini coprono un arco di 6 anni (gli atti precedenti al 2004 sarebbero prescritti). Ma è nel 2009 che il Collegio sindacale ha dovuto formulare «eccezione» per le le autovetture assegnate ai dirigenti «con altre di fabbricazione straniera (Audi ndr) e di marca pregiata ritenute non confacenti ad una società in costante perdita di esercizio». Il consiglio fu quello di utilizzare «autovetture di città» e non Suv, auto possibilmente «di fabbricazione nazionale».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it