A novembre disse: «Io sostituito da Gianfranco Fini? E' una barzelletta mai sentita»
PESCARA. «Se verrà riconfermata la decisione di passare all'opposizione e se verrà confermato di votare la sfiducia, senza che venga lasciata libertà di voto o di pensiero, mi considero fuori da Fli e aderirò al gruppo misto». Appena un mese e mezzo fa era stato nominato sul campo, da Fini, coordinatore regionale di Fli. Oggi l'amore di Giampiero Catone per Futuro e libertà è al tramonto.
E' stato un lampo il passaggio fra i finiani di Catone, napoletano, 54 anni, laurea alla D'Annunzio di Chieti, con solide radici in Abruzzo, dove è cresciuto da ragazzo.
Appena un paio di settimane da leader regionale di Futuro e libertà, il tempo perché la base del nuovo partito gli si sollevasse contro e Fini tornasse sui suoi passi nominando al suo posto Daniele Toto, il parlamentare teatino eletto nelle file del Pdl.
In quel breve lasso di tempo in cui Catone ha agganciato il suo mercuriale curriculum politico alla sigla di Fli, il parlamentare campano ha trovato anche il tempo di convocare una conferenza stampa a Pescara per presentare un acquisto: Lorenzo Valloreja leader di un partitino locale, il Semper Fidelis Luci, con il quale si è candidato a sindaco di Pescara, più volte e inutilmente, negli ultimi dieci anni.
Spiegò, per filo e per segno, Catone, quella mattina a Pescara, perché non poteva più restare alleato del Pdl e di Berlusconi. E a chi gli chiedeva se non temesse che Fini potesse ripensarci e mettere al suo posto un altro, sfoggiò in risposta un sorriso sicuro: «Gianfranco Fini è famoso fra i suoi amici per saper raccontare bene le barzellette in privato. Vi assicuro che questa barzelletta da lui non l'ho mai ascoltata». Il diktat - via Catone da coordinatore abruzzese - arrivò, invece, a stretto giro di posta. E non era una barzelletta.
Ma quel dietrofront del presidente della Camera ha indotto probabilmente Catone a una riflessione sulla democraticità del nuovo movimento di cui era stato fugacemente il leader in Abruzzo. Infatti, state a sentire che cosa ha detto ieri il parlamentare, che fra le altre cose dirige anche La Discussione, il giornale fondato da Alcide De Gasperi nel 1952. «In Futuro e libertà», ha annunciato Catone in una conferenza stampa tenuta nella sede della Discussione. «Non ci può essere democrazia, non c'è la costruzione di un progetto moderato che serve alla nazione e che Futuro e libertà doveva rappresentare. Ho il massimo rispetto per il presidente Fini, ma credo che sia diventato prigioniero passando dai colonnelli ai tenenti colonnelli».
Del resto, non è cosa nuova per Catone passare da un partito a un altro, magari fondandone o rifondandone un altro lungo la strada. Questa volta, in Parlamento ci è arrivato con le liste del Pdl. Ma è anche segretario organizzativo nazionale del Partito della Democrazia cristiana per le autonomie. Prima ancora - da giovane, insomma - era stato anche capo della segreteria particolare e tecnica di Rocco Buttiglione, quando il filosofo salentino era ministro per le Politiche comunitarie, e componente della direzione nazionale dell'Udc e segretario abruzzese del partito di Pierferdinando Casini. Con la casacca dello scudocrociato ereditato dalla Dc, Catone era stato anche candidato al Parlamento europeo nel 2004 per la circoscrizione Sud.
Per seguire il suo complesso cursus honorum, insomma, bisogna essere grandi appassionati della politica. E c'è da dire che lui, Catone, non lascia mai insoddisfatti chi, oltre che l'arte del possibile ama quella del ragionamento complesso. Ieri, per esempio, a chi gli chiedeva che cosa gli frullasse per la testa circa il voto di oggi, rispondeva con criptici toni heideggeriani: «Voterò la fiducia per una serie di motivi che annuncerò a minuti». Tornerà nel Pdl?, gli è stato chiesto con sprezzo del pericolo. E lui: «Assolutamente no. Resterò nella maggioranza ma non nel Pdl».
E con Fini? «Abbiamo dialogato e discusso tanto. Conosce la mia decisione e ha anche condiviso alcune delle mie scelte».