L'AQUILA. Il centrodestra vuole contarsi (oggi il vertice) per poi presentare - confidando nell'aiuto di qualche "deluso" della maggioranza - la mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Cialente costretto da tempo a convivere con dissensi ed equilibrismi. Questo il clima in cui ieri si è svolto il consiglio comunale, ancora una volta sciolto per mancanza del numero legale. Ma intanto, il soccorso a Cialente è arrivato dal parlamentare del Pd Giovanni Lolli.
«Sembra evidente che si stanno muovendo molte forze per far cadere Cialente e la sua giunta» esordisce in una lunga nota Lolli. «Non parlo solo di quei consiglieri di centrodestra che stanno raccogliendo le firme su una mozione di sfiducia, cosa ovviamente lecita, ma di un complesso di forze più ampio e articolato. Per me è chiarissimo a quali interessi gioverebbe un successo di queste iniziative. Finora, gli unici interessi consistenti che si sono mossi dopo il terremoto sono stati quelli attorno al progetto Case, interamente gestiti da Protezione civile e Presidenza del Consiglio. Poi, anche per l'assoluta esiguità dei fondi, non ci sono stati spazi per operazioni significative. Ma ora, all'avvio della ricostruzione pesante e con le opportunità offerte da importanti finanziamenti aggiuntivi, tornano in campo interessi notevoli. Per tali interessi Cialente e la sua giunta rappresentano un ostacolo».
Per Lolli, «il problema è che questi disegni trovano un terreno fertile nella strana situazione che si è creata: tutti ci contendiamo il merito dei successi e dei risultati positivi (pochissimi) e tutti scarichiamo gli insuccessi e i ritardi (tantissimi) su una sola persona: Cialente. Lui è il colpevole di tutto. È colpa sua persino il mancato allarme prima del terremoto, quando posso testimoniare che in quei giorni si muoveva disperatamente, anche tramite me, per allertare Governo, Protezione civile e Regione. È lui che ha imposto la convocazione della Commissione grandi rischi. Ma l'attitudine a scaricare su Cialente ogni responsabilità ci riguarda un po' tutti, ma prima di noi Berlusconi, Protezione civile e Chiodi. Loro ci fanno sapere di averle indovinate tutte e se le cose vanno male dipende dai sindaci e segnatamente dal sindaco dell'Aquila. Ovviamente, in questi due anni ci sono stati errori e limiti legati a chi ogni giorno si cimenta con una vicenda tanto complicata. Ma io credo che ci sia qualcosa in più, una colpa di Cialente: egli di fronte ad ogni problema è portato a cercare di risolverlo. Da due anni ci mette sempre la faccia e si assume tutte le responsabilità, a volte anche quelle di altri. E a questa attitudine ha sacrificato ogni accortezza politica, ogni cautela e a volte persino il tempo da dedicare all'ascolto e quindi al consenso delle forze che lo sostengono. Cialente in questi due anni si è mosso così. Contrariamente a Chiodi campione mondiale dello svicolamento. Finora Chiodi ha compiuto il miracolo di non riconoscere neanche una volta di avere fatto un errore. Non è colpa sua la chiusura di Abruzzo Engineering, posseduta per il 60% dalla Regione. Oggi la società è in liquidazione, 200 lavoratori rischiano di andare a casa, e tocca ad altri risolvere il problema. La cosa che dovrebbe fare riflettere è che Cialente, che non c'entra niente con questa società, si sta facendo carico di trovare una soluzione. Mi sono chiesto spesso come si può lavorare nelle condizioni in cui lavora il sindaco dell'Aquila. E a Massimo voglio pubblicamente esprimere la mia amicizia e la mia solidarietà umana e politica. Qualcuno ha detto che il Pd lo avrebbe "scaricato". Voglio in modo inequivocabile ribadire che Cialente gode del sostegno del Pd e che non è solo. Sono tantissimi i cittadini, anche tra coloro che lo criticano, che sanno bene che di lui c'è bisogno. Massimo deve sapere che a volte anche dietro le critiche c'è una richiesta d'ascolto e di coinvolgimento. Quello che tanti di noi si aspettano è che il nostro sindaco, di fronte alle difficoltà e agli attacchi, alzi il tiro offrendo a tutti noi la sua idea, il suo progetto di come questa città deve diventare. E che ci chiami a costruirla insieme».