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Data: 14/12/2010
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Fini: «Per Silvio non è vittoria politica» Bossi: «Da noi nessun veto sull'Udc»

«Sconfitta dolorosa, tre nostri esponenti folgorati sulla via di Damasco». Poi dice no a chi gli chiede le dimissioni

ROMA - «La vittoria numerica di Berlusconi è evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor più dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla Via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Libertà. Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sarà chiaro in poche settimane». Lo dichiara il presidente della Camera, Gianfranco Fini, subito dopo avere incontrato i suoi fedelissimi a Montecitorio, a pochi minuti dal voto che ha sancito la tenuta della maggioranza di governo. Proprio in ragione del voto che, seppure di poco, ha avuto un esito favorevole per l'esecutivo, diversi esponenti del Pdl hanno già iniziato a chiedere al leader di Futuro e Libertà di trarre le conseguenze della fallita «congiura» contro il premier e di dare le dimissioni dalla presidenza della Camera. Ipotesi, questa, che Fini non ha alcuna intenzione di assecondare. Al di là dello scampato pericolo, nella coalizione di governo resta in ogni caso la consapevolezza di una difficile governabilità perché, come ha sottolineato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, «si è assottigliata la maggioranza ed è cresciuta l'opposizione». La Lega parla apertamente sia di elezioni in primavera sia di possibile allargamento della maggioranza. E Umberto Bossi fa sapere: «Da parte nostra non c'è alcun veto su un possibile coinvolgimento dell'Udc».

I VOTI MANCANTI - Fini aveva reagito in silenzio all'esito della votazione. Con voce monocorde ne aveva annunciato il risultato, lasciando poi l'aula. Che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto lo aveva probabilmente già capito a operazioni ancora in corso, vedendo due dei suoi deputati aggiungersi alle fila della maggioranza: Maria Grazia Siliquini, la cui posizione era comunque stata di fatto anticipata lunedì con la decisione di non partecipare alle riunioni del partito, e Catia Polidori. Anche Silvano Moffa, leader delle colombe, alla fine ha scelto di non votare con i propri compagni di partito e per evitare di schierarsi dalla parte del premier ha preferito non partecipare del tutto alla votazione. Ma proprio questi tre voti mancati all'appello, alla luce dei fatti, hanno finito con l'essere determinanti perché sono andati ad aggiungersi a quelli di Calearo, Scilipoti, Cesario e Razzi, che negli ultimi giorni avevano deciso di sganciarsi dall'opposizione, nelle cui fila erano stati eletti. A favore del governo ha votato anche Giampiero Catone, la cui posizione era però nota ormai da un paio di giorni, che oggi ha pure formalizzato la decisione di lasciare Futuro e Libertà per aderire al gruppo misto. In ogni caso nel partito si apre ora il dibattito sulla tenuta della lina, considerando che la mozione di sfiducia era stata sottoscritta da tutti, anche da coloro che prima del voto hanno deciso di sfilarsi.

«HA LA FIDUCIA? E CHE CI FA?» - Intanto il capogruppo di Fli, Italo Bocchino, si affida all'ironia per commentare l'esito del voto: «C'è un governo solido, una maggioranza ampia, che sicuramente riuscirà a mettere in pratica il programma nell'interesse degli italiani». Poi cita Togliatti. «Quando Pajetta occupò la prefettura contro Scelba, Togliatti gli disse: bravo, ora che ci fai? Ecco, a Berlusconi bisogna dire: e mò che hai preso la fiducia per tre voti in più, che ci fai?».

LA LEGA E IL VOTO - Anche la Lega Nord sembra consapevole del fatto che quella incassata da Berlusconi è una vittoria «mutilata» e che le vere difficoltà iniziano ora perché ogni provvedimento diventa a rischio bocciatura, qualora capitasse che in aula venissero meno, per impegni o malattie, i tre voti di scarto che in questa occasione sono stati determinati. «La partita comunque non è conclusa, abbiamo solo vinto il primo tempo - ha ammesso Roberto Maroni -. Ieri Berlusconi ha detto che vuole allargare la maggioranza a Fli e Udc, se riuscirà a farlo è bene, altrimenti non è che si può governare appesi a un voto. Quello che è certo è che noi non vogliamo fare la fine del governo Prodi». Ancora più esplicito Roberto Calderoli: «Il governo mangia il panettone, ma penso che non mangerà la colomba, perchè in mezzo ci saranno le elezioni».

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