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Pescara, 16/04/2026
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Data: 15/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
A Montecitorio tra risse e tradimenti. Leghisti e finiani allo scontro fisico. Minacce a Razzi, sorvegliata la casa di Pescara

ROMA. L'abile regìa fa votare per ultimi Domenico Scilipoti, Massimo Calearo e Bruno Cesario. Spuntano dal nulla uno dietro l'altro. Sono tre no alla sfiducia. Decisivi. Il loro voto viene accolto da ovazioni del centrodestra. Le "berlusconettes", deputate curatissime, si scatenano. E' la premessa del trionfo. Antonio Razzi, che dall'Idv è passato alla maggioranza, ha già votato.
E proprio sotto l'abitazione pescarese del deputato che ha cambiato casacca qualcuno ieri sera ha lanciato urla e minacce. E' accaduto intorno alle 21, in casa c'erano i familiari di Razzi, che hanno avvisato la questura. E' stata predisposta una pattuglia per sorvegliare l'abitazione e si è subito mossa la macchina della solidarietà, giunta al parlamentare da Filippo Piccone, coordinatore del Pdl abruzzese.
La stessa solidarietà si respira tra le fila del Pdl all'arrivo a Montecitorio di Scilipoti, Caleario e Cesario. I tre sono stati appena ricevuti da Berlusconi. Vengono abbracciati calorosamente da sconosciuti. Ovvio, provengono dal Pd (Calearo e Cesario) e dall'Idv (Scilipoti), non conoscono nessuno dell'altra sponda.
L'ora X. Il parterre del Pdl è in fermento, annusa il sangue di Gianfranco Fini. E tocca proprio a lui leggere la fatidica conta che lo sconfigge. I banchi del centrodestra esplodono in urla e tricolori. E uno slogan cattivo («Dimissioni!») rivolto a quel presidente della Camera che si è già precipitato fuori.
In Transatlantico Silvio Berlusconi cammina tra due ali di commessi che lo proteggono dai giornalisti. Sembra confuso, va da una parte, poi torna indietro. E' teso, non parla, fissa il vuoto. Se ne va scrutando i contorni di una vittoria che ha un futuro incerto. Chiuso a Montecitorio, non sente le sirene e le bombe carta che scuotono il centro di Roma.
Il muro contro muro. La mattinata gli costa il fastidioso dovere di stare al banco del governo e ascoltare i leader di partito che lo criticano. Non è abituato a sentirselo dire in faccia.
«Si consegni alla magistratura», gli dice Di Pietro. Lui saluta e si alza, non può starlo a sentire. Uno stuolo di deputati e ministri lo segue sdegnato. «Pavido! Pavido!», gli urla Di Pietro. Ma Silvio non c'è più. «Vada alle Bahamas», grida ancora l'ex pm ai banchi vuoti.
Tocca a Casini, che non vede Berlusconi e s'impunta: «Io non parlo». A Fini tocca chiedere ai commessi di avvertire il premier. Casini mena giù duro, anche se con moderazione nelle parole. Berlusconi smania, bofonchia, scrive un biglietto e lo fa recapitare a Fabrizio Cicchitto, che di lì a poco parlerà.
Poi prende la parola Italo Bocchino. Berlusconi ribolle, fa gesti e gestacci. Poi spedisce un altro messaggino a Cicchitto, che ormai ha un intervento "sotto dettatura".
Le partorienti. Le tre deputate prossime a partorire, tutte per il no a Berlusconi, sono presenti. La Giulia Bongiorno è in una sedia a rotelle. Alla finiana Giulia Cosenza viene concesso di votare per prima. Federica Mogherini (Pd) quando entra in aula viene accolta da un'ovazione nei banchi di sinistra. Lei fa un gesto per dire: non esagerate.
La Polidori e la rissa. Poco dopo le 12 inizia la votazione. I deputati passano davanti al banco della presidenza e dicono no o sì alla mozione di sfiducia. Tutti sono in attesa degli incerti. Catia Polidori, finiana incerta, non dice nulla a nessuno, arriva di corsa e vota no. I banchi del centrodestra s'infiammano. Volano parolacce e gestacci. «Un voto vergognoso», dice il finiano Luca Barbareschi, «questa è corruzione di pubblico ufficiale. Sappiamo per certo che la Polidori, la cui azienda di famiglia è il Cepu, ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono». Il finiano Giorgio Conte gliene dice di pesanti, raccontano i pidiellini. «Le ha dato della troia e questo ha acceso gli animi», spiega uscendo dall'aula la deputata Pdl Nunzia De Girolamo. La sorte vuole che i futuristi siano incastonati tra i banchi del Pdl e della Lega. Un manipolo di leghisti gli si scaglia contro. I commessi corrono per sedare la rissa. Arrivano i rinforzi finiani, Fabio Granata e Roberto Menia, ma il groviglio di braccia e placcaggi evita il peggio.
Buffetti a Casini. In attesa del risultato, il Cavaliere vaga per l'aula e a un certo punto sale verso il banco di Casini, lo saluta e gli molla un paio di schiaffetti-buffetti che "Pierferdy" abilmente schiva. La politica della pacca sulle spalle.
Il trionfo. Nell'aria ormai aleggia un Berlusconi vincente. Anche lui vota, sorride, stringe mani. Si rivolge a un capannello dei suoi e dice una battuta delle sue. Quelli sbottano in una risata. Bacia un paio di deputate.
La lettura del risultato finale lo fa sorridere con una piega maligna. Ma un paio di deputati Pdl sono meno diplomatici e si lasciano andare al gesto del manico d'ombrello. Alla fine l'aula si svuota. In Transtatlantico arriva l'odore dei lacrimogeni.

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