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Pescara, 16/04/2026
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Data: 15/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Una bomba carta contro Del Turco. L'ex governatore: degna conclusione di una polemica parlamentare ingloriosa

L'episodio è accaduto mentre il politico di Collelongo passeggiava a Roma

ROMA. «Una battaglia parlamentare tra le più stupide del dopoguerra si è conclusa in maniera ingloriosa e la conclusione è stata scandita da un tentativo di incendiare i palazzi delle istituzioni da parte dei centri sociali». Il gusto della polemica politica è intatto in Ottaviano Del Turco anche pochi minuti dopo che gli è esplosa una bomba carta praticamente fra i piedi.
Mancavano una decina di minuti alle due di ieri pomeriggio. L'ex presidente della Regione Abruzzo era appena uscito dalla Camera e stava attraversando largo Goldoni quando gli è finita fra i piedi, lasciandolo però illeso fisicamente, una bomba carta lanciata da uno dei giovani dei centri sociali impegnati nelle violente manifestazioni di proteste seguite al mancato voto di sfuducia al governo di Silvio Berlusconi.
«Stavo passando da largo Goldoni», ha raccontato al Centro, pochi istanti dopo lo scoppio, il politico di Collelongo.
«Ho visto un ragazzo lanciare verso di me due o tre bombe carta», ha aggiunto l'ex sindacalista. «Non so se erano indirizzate a me. Una delle bombe è esplosa a un metro da me. Non ho riportato nessuna ferita. Ci sono stati molto rumore e tanto fumo. Alcuni fotografi che erano lì vicino si sono messi a urlare. Io non mi sono spaventato neanche tanto. Sembravano i fuochi d'artificio che concludevano una barbara protesta politica».
Poi, il giudizio politico. «Questa giornata è stata contrassegnata da una battaglia parlamentare tra le più stupide del dopoguerra. Una battaglia che si è conclusa in maniera ingloriosa. La conclusione è stata scandita da un tentativo di incendiare i palazzi delle istituzioni da parte dei centri sociali».
«Chi semina vento», ha aggiunto l'ex governatore abruzzese, «raccoglie tempesta e che lo faccia il presidente della Camera è molto grave».
«Ricordo solo che ci sono stati momenti anche molto drammatici in questa Camera quando era affidata a uomini come Ingrao, come Pertini, come la Iotti, Napolitano e come Bertinotti, ma nessuno si è mai sognato di mettersi a fare delle scelleratezze».
«Quegli uomini», ha detto ancora Del Turco, «sono stati capaci di tenere ferma la barra delle istituzioni. Bisognerebbe guadare a quegli esempi e non imitare il modello Fini».
Ottaviano Del Turco, 66 anni, abruzzese di Collelongo, socialista negli anni Ottanta segretario nazionale aggiunto della Cgil guidata da Luciano Lama, poi parlamentare italiano ed europeo, è stato presidente della Regione Abruzzo dal 2005 al luglio 2008 quando fu arrestato su richesta della Procura di Pescara nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta Sanitopoli regionale.
All'inizio di dicembre, l'ex governatore è stato rinviato a giudizio per quel filone d'indagine. Ad accusarlo è stato Vincenzo Angelini, l'ex re delle cliniche private abruzzesi. Ottaviano del Turco si è sempre professato innocente. Il processo avrà inizio davanti al tribunale di Pescara nel prossimo mese di aprile.

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