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Pescara, 16/04/2026
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Data: 15/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Province e Comuni, tagli per 36 milioni. Più ampia del previsto la sforbiciata del ministero dell'Interno. E nel 2012 aumenterà

Ufficializzati gli importi delle deduzioni alle 4 amministrazioni provinciali e ai centri con più di 5mila abitanti

PESCARA. Arriva il colpo finale alle casse delle amministrazioni locali. Ed è più pesante di quello previsto. Per le quattro Province abruzzesi è di 13 milioni e mezzo di euro, per i Comuni con una popolazione superiore ai 5mila abitanti arriva a 23 milioni. Via ai tagli. Non c'è crisi che tenga, si devono far quadrare i conti. E per l'Abruzzo è un'altra «mazzata».
«Dopo il terremoto, la crisi economica e il deficit del bilancio regionale, alla luce di questi tagli diventa necessario portare il caso Abruzzo all'evidenza del governo nazionale, altrimenti qui non potremo fare più nulla». Le parole di Enrico Di Giuseppantonio, nel doppio ruolo di presidente della Provincia di Chieti e di componente dell'ufficio di presidenza dell'Upi (Unione Province italiane), rendono l'idea di ciò che sta per travolgere Comuni e Province.
I calcoli. La notizia arriva direttamente dal ministero dell'Interno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto del 9 dicembre sui tagli ai trasferimenti erariali. Attraverso un meccanismo lungo quanto efficace il Viminale informa che sono stati determinati gli importi delle riduzioni, che sono quindi stati messi i numeri lì dove fino adesso c'erano state stime e polemiche. Ed è una strage.
Per l'Abruzzo si tratta complessivamente di circa 39 milioni in meno fra quelli tolti alle quattro Province (13) e a 53 amministrazioni comunali (23). I tagli vengono calcolati sui trasferimenti che venivano ordinariamente concessi e si aggirano attorno al 35-40 per cento. Tutto soldi in meno, risorse, dei quali gli enti locali dovranno tener conto nei loro bilanci e che li costringerà ad attivare operazioni finanziarie alternative.
L'elenco. Succede così, ad esempio, che i Comuni della provincia di Chieti (superiori ai 5mila abitanti) si ritroveranno 6,4 milioni in meno in cassa; 5,9 milioni quelli aquilani. Per i Comuni pescaresi i tagli sono di 6,3 milioni, mentre per quelli teramani la sforbiciata sarà di 5,6 milioni. Per quanto riguarda L'Aquila il decreto ministeriale sottolinea come sia per la Provincia sia per i Comuni interessati, i tagli non tocchino le anticipazioni effettuate per il terremoto.
Fra le Province, la più colpita è quella di Chieti che su 6milioni 679mila euro dovrà per forza di cose rinunciare a 3milioni 271mila euro, quella dell'Aquila (su 9milioni 800mila euro) a 5milioni 901mila euro, Pescara (su 6milioni 347mila euro) a 1milione 980mila euro e Teramo (su 5milioni 762mila euro) a 2milioni 491mila euro. Cifre importanti e che acquisiscono maggiore rilevanza nell'attuale situazione di crisi generale.
Un anticipo. Senza contare, poi, che lo stesso decreto ministeriale «avvisa» gli enti locali che si tratta soltanto di un «anticipo» poiché nel 2012 i tagli erariali saranno ancora più corposi: a livello nazionale passeranno dai 300 a 500 milioni annui per le Province e da 1.500 milioni a 2.500 milioni per i Comuni. Ad esempio la Provincia di Chieti, nel 2012 rischia di avere tagli per 5 milioni.
Le reazioni. «Per noi la situazione è drammatica», commenta senza mezzi termini il presidente Di Giuseppantonio, «e arriva nel momento in cui stiamo trovando il modo di pagare i debiti ereditati. Di certo, quello che pensavamo di poter fare sarà fatto con molta difficoltà e in molti casi non sarà fatto».
Enrico Di Giuseppantonio parla di annus horribilis e come componente dell'ufficio di presidenza Upi si cala nella rinnovata, buia, realtà: «Le Province non avranno più le risorse per pagare, non potranno neanche fare i mutui perché la legge di stabilità non consente di superare l'8% rispetto alle spese correnti».
La parola che ricorre di più è di nuovo quella dei tagli, stavolta dei servizi pubblici. «Tagliare? E dove andiamo a tagliare?», è la domanda che rigira Di Giuseppantonio: «Qui, a forza di eliminare è già finita la stoffa. Certo, andremo a caccia degli sperperi da eliminare, perché probabilmente ci sono ancora, dopodiché si dovranno ridimensionare i programmi su scuole, strade e sul Sociale».

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