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Data: 15/12/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«No ai debiti degli altri» La Cgil: Teramo deve pagare meno il buco della sanità

Il sindacato è preoccupato per i ritardi negli aiuti della Regione all'industria

TERAMO. Il buco della sanità va ripianato in maniera differente a seconda delle diverse province d'Abruzzo. I territori che più hanno contribuito a creare il debito, più devono contribuire a ripagarlo. E' questo il senso della proposta che il segretario provinciale della Cgil, Giampaolo Di Odoardo, lancia al consiglio regionale che si riunirà oggi.
Il sindacalista è preoccupato degli effetti che avrà la manovra per ripianare il buco da 360 milioni di euro a cui si sommano i 137 milioni di tagli effettuati con la legge 122. Parecchi dubbi anche sui 160 milioni di fondi Fas «che finora si diceva che non c'erano perchè il Cipe non deliberava, ma ora rispuntano. Allora ci sono anche tutti gli 835 milioni di fondi Fas che finora erano spariti», osserva provocatoriamente Di Odoardo. E aggiunge che «in provincia di Teramo abbiamo 11mila aziende e abbiamo costruito tutta una strategia per uscire dalla crisi sui fondi Fas. C'è qualcuno in consiglio regionale che assicurerà che saranno destinati prioritariamente all'industria? Se non si destineranno fondi in questo settore equivale a mettere una tassa odiosa sui disoccupati, cassintegrati, giovani che cercano lavoro: infatti così si uccidono le aziende».
La proposta è che «ogni provincia paghi a seconda di quanto ha contribuito a creare il debito della sanità. Noi abbiamo tagliato i posti letto e ci siamo adeguati a tutti i parametri al ribasso. Non abbiamo la sanità privata, che è poi quella che ha contribuito in massima parte a creare il buco. Quindi vanno distribuiti equamente sia i debiti che i fondi che arrivano». E a chi obietta che però la Asl di Teramo è maglia nera per la mobilità passiva, cioè il costoso esodo di pazienti verso altre Asl (soprattutto delle Marche), il sindacalista ribatte che «la responsabilità è dei manager e dei dirigenti, oltre che della politica regionale. Sono loro che hanno depotenziato, svuotato l'ospedale di frontiera, cioè quello di Sant'Omero». Di Odoardo non molla: «Se la ripartizione non sarà fatta equamente passa il messaggio: non fa niente fare i debiti, tanto li pagano gli altri».
Secondo il segretario della Cgil forse non è abbastanza chiaro che «Teramo rischia la desertificazione industriale», per cui servono assolutamente contromisure alla crisi. Attualmente migliaia di operai sono in cassa integrazione straordinaria (Cigs), dopo essere passati un periodo per quella ordinaria. «La Cigs è l'ultima spiaggia, e sta scadendo. Dopo ci sono i licenziamenti e ci ritroveremo con centinaia e centinaia di disoccupati in più. Come facciamo a far capire alla Regione che le nostre fabbriche sono chiuse? Molte aziende hanno resistito fino ad oggi, ma adesso servono gli aiuti».

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